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Totti dice addio alla Roma: «Io da stupido non ci passo»

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Totti e il suo addio – anche se forse sarà solo un arrivederci? – alla Roma. Il secondo, in effetti, dopo aver lasciato il calcio giocato due anni fa: ma poi allora nella società c’era rimasto, come dirigente. Ora è diverso e lo dice lo stesso Totti: «Con questa proprietà non c’è posto per me».

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Lo storico Capitano della Roma sta parlando dal salone del Coni, con diverse Tv, in chiaro e satellitari, oltre che varie emittenti radiofoniche, collegate a reti unificate. Totti trova il tempo anche di sdrammatizzare – «il prossimo anno sarà in curva sud a vedere la partita» – ma per il resto sono solo bordate all’attuale proprietà americana. Non è un caso che, a differenza di quanto accaduto con l’altro addio illustre di quest’anno, quello di Daniele De Rossi, nessuno della AS Roma è presente al fianco di uno degli uomini più importanti di squadra e città. 

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Addio di Totti della Roma: le verità di Francesco

Totti parla dell’amore mai sbocciato con chi gestisce attualmente la AS Roma, fa presente le «scelte sbagliate prese» e «sopratutto le persone sbagliate di cui si è circondato il Presidente», tanto da dire che «qualcuno mi ha ‘pugnalato’ dentro Trigoria e che non mi vuole dentro la Roma». E sul Presidente Pallotta dice che «si fida solo di certe persone e dà retta solo a quelle, persone che però vogliono il male della Roma». «Ma io non ce l’ho con lui: il messaggio che lancio è positivo, spero che da qui possa ripartire capendo gli errori commessi».

Sulle decisioni. «Le decisioni erano sempre a Londra. Il club mi ha tenuto fuori da tutto. Da stupido non ci posso passare. Sono stato un peso per questa proprietà , ero troppo ingombrante prima da calciatore poi da dirigente, a volte sapevo le cose prima sui giornali. E questo mi ha fatto molto male. Quando ti stacchi da una mamma fa sempre male».

Su De Rossi. «Avevo chiesto al club di rispettare Daniele, avevo detto di mettere le cose in chiaro da subito ad inizio anno e di non fare come successo con me». 

Sul rapporto di Baldini. «Il rapporto non è mai nato e non c’è mai stato».

Sull’amore per Roma. «Non ci devono essere fazioni ma deve esserci un unico obiettivo: la Roma. Tiferò sempre questa squadra. Oggi sicuramente non è un giorno facile ma visto le condizioni credo sia stato doverose prendere questa brusca decisione. E’ impossibile vedere Totti fuori dalla Roma e da romanista non penso possa succedere».

Futuro? «Ci sono tante possibilità. Sceglierò il meglio per me. Proprio oggi mi ha contattato una società italiana. Dirigente alla Juve o al Napoli? Non esageriamo, c’è sempre il rispetto per tifosi».

Le dimissioni. «Non è stata colpa mia. Non mi hanno fatto lavorare, non potevo incidere sull’area tecnica. Mi hanno chiamato solo quando erano in difficoltà, per il resto nemmeno una telefonata».

Su Ranieri. «E’ un uomo vero».

Sull’atteggiamento di alcuni giocatori e dirigenti. «Dentro Trigoria c’è chi rideva dopo una sconfitta e a me questo faceva girare le palle. Non dirò mai i nomi ma è la triste verità».

Sulla distanza della proprietà dalla città e squadra. «A loro arriva l’1% di quello che succede. Non vivono la quotidianità della Roma, non sanno cosa significa vivere questo ambiente».

Sulle scelte tecniche fatte dalla società. «Non farò mai nomi ma cito questo episodio: tornavo dalle vacanze il primo anno dopo il mio addio dal calcio giocato. Mi hanno chiesto di un giocatore: ho detto che non era, secondo me, l’identikit giusto da affidare al mister Di Francesco perché giocava in un ruolo non consono ai suoi schemi e in più veniva da diversi infortuni. Mi sono permesso di suggerire un altro nome ma non sono stato ascoltato anzi: mi hanno detto che ‘andavo sempre contro le loro decisioni’».

Sul mercato di questi anni. «Di Francesco aveva chiesto, dopo la semifinale di Champions, 4-5 giocatori. Sapete quanti, di questi, sono stati acquistati? Zero». 

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