Home News Violenza di genere: come potersi tutelare

Violenza di genere: come potersi tutelare

Basta violenza

Questa settimana dedico il mio spazio psicologico alle vittime di violenza: che siano donne, uomini e bambini.

Ho rivolto delle domande all’esperta avvocata Adalgisa Ranucci, responsabile su Roma dell’associazione per la tutela delle donne vittime di violenza “Senza veli sulla lingua”.

L’intervista

D: da quanto tempo si occupa di donne?

R: ormai da oltre dieci anni

D: come mai si è interessata di violenza sulle donne?

R: quando ho iniziato la mia professione a Milano, lo studio con cui collaboravo si occupava tramite un’associazione di tutelare i diritti delle donne vittime di violenza domestica e stando in quell’ambito il mio interesse è rimasto. Arrivata poi a Roma mi è stato proposto di portare avanti nel territorio capitolino il progetto dell’associazione no profit Senza Veli Sulla Lingua che si occupa proprio di contrastare il fenomeno della violenza di genere e sono onorata di esserne la responsabile su tutta la regione Lazio.

D: quali sono le differenze tra penale e civile?

R: quando la donna ha subito violenza può attivare due tipi di tutela quella penale e/o quella civile. Se la violenza integra gli estremi di un reato, la vittima può chiedere giustizia attraverso gli strumenti penalistici e questo accade quando la donna denuncia e quindi si attiva tutto l’iter giudiziario, nel caso di tutela civile, invece, la donna, molto spesso, manifesta una richiesta di separazione e siamo noi avvocati, nel corso degli incontri, a scoprire che dietro la decisione di terminare il rapporto di coniugio molto spesso si nascondo violenze agite.

D: quale sarebbe l’iter corretto?

R: appena vi sono i primi segnali di violenza, innanzi tutto è necessario che la vittima crei intorno a sé una rete, possibilmente con l’aiuto di parenti e/o amici e che si rivolga ad un legale di fiducia o ad associazioni e a centri antiviolenza al fine di ricevere tutte le necessarie informazioni per tutelarsi. Succede, debbo dire raramente, che in alcuni casi si scambia il conflitto familiare per qualcosa di diverso perciò è necessario rivolgersi ad esperti del settore. Quando invece la violenza è conclamata, ad esempio nel caso di violenza fisica, la vittima, a seguito dei maltrattamenti, deve recarsi in ospedale e farsi refertare, recarsi poi dalle forze dell’ordine per sporgere la denuncia e nominare un avvocato penalista.

D: ci sono donne che dicono di essere vittime e non lo sono?

R: sì,anche se molto raramente. Invece ci sono molte donne che sono vittime di violenza e non sanno di esserlo. Bisogna quindi saper riconoscere bene il fenomeno e i segnali della violenza e capire di che tipo di violenza si tratta. Ci sono vari tipi di violenza da quella fisica, economica a quella psicologica. Si parla di violenza psicologica in molti casi accompagnata da una violenza economica quando l’uomo vieta alla donna di lavorare, quando le impedisce rapporti sociali e familiari o quando le centellina i soldi per fare la spesa, insomma quando pone in essere tutti quei comportamenti che vanno a ledere la dignità della persona.

D: prima di far partire la macchina giudiziaria cosa è bene fare?

R: quando ci sono i primi segnali di violenza e prima che la stessa possa portare a conseguenze irreparabili, è necessario contattare degli esperti, recandosi anche presso un’associazione e attraverso colloqui individuali con psicologi e avvocati ricevere tutte le informazioni utili su come tutelarsi. Chiaramente parliamo di violenza psicologica e non fisica, perché quest’ultima è manifesta e non necessita di alcuna interpretazione.

D: Come nasce la violenza domestica?

R: nasce con comportamenti agiti che all’inizio sembrano quasi far parte del contesto familiare,poi nel tempo diventano vere e proprie aggressioni verbali e fisiche e nei casi estremi l’epilogo è la perdita della vita. A seguito delle violenze agite, c’è un finto pentimento da parte dell’aggressore che giura alla vittima di cambiare, la vittima perdona e dopo il perdono ricomincia nella gran parte dei casi il ciclo della violenza. Ci sono dei segnali chiari che vanno colti e soprattutto è necessario che la vittima raccolga le prove delle violenze.

D: cos’è che blocca la donna nel voler denunciare?

R: ci sono donne che non hanno un’indipendenza economica, altre che pensano che dopo la separazione non avranno la possibilità di mantenere i figli o addirittura di perdere l’affidamento, altre temono di essere giudicate, altre ancora temono conseguenze più gravi per la loro incolumità e quella dei figli.

D: laddove il marito ha una posizione economica fissa e la donna no, può il tribunale togliere i figli alla donna?

R: assolutamente no, questo dobbiamo sfatarlo, nei casi di violenza l’autorità giudiziaria può affidare i minori alla madre o ai servizi sociali con collocamento degli stessi presso la figura materna. L’affidamento ai Servizi avviene spesso quando si tratta di donne fragili o con problematiche psicologiche, perché dopo anni di violenza le vittime si trovano a dover intraprendere un percorso per poter riprendere se stesse.

D: e cos’è che spinge la donna a denunciare?

R: nella mia esperienza la donna denuncia quando il pericolo si sposta sui figli, a quel punto è l’istinto materno a parlare,oppure quando comprende di essere in serio pericolo di vita.

D: ci sono prototipi di donne che subiscono violenza?

R: categorie stereotipate no,però sicuramente la fragilità emotiva e la dipendenza economica sono fattori rilevanti. I manipolatori sanno quali prede scegliere.

D: quindi parliamo di un «incastro giusto» tra chi si finge forte e chi cerca protezione

R: si ma è un incastro che non si verifica in tutti i casi, esistono infatti anche donne con posizioni professionali importanti e anche queste possono diventare vittime, parliamo di uomini che non accettano di essere messi in secondo piano, di vivere nell’ombra dalla propria donna.

D: in questi casi parliamo di competizione tra i partner?

R: sì, è una competizione ma laddove l’uomo ripete alla partner «stai sempre fuori casa» «sei ridicola» «non capisci nulla, il tuo lavoro fa schifo e non lo sai fare». La violenza, insomma, colpisce tutte, dalla ragazza semplice alla donna manager.

Ricordiamoci che tutte le forme di violenze domestica si ripercuotono sullo stato di salute psicologico dei figli; io dico sempre che il bullismo è una delle conseguenze della violenza assistita.

D: nel caso in cui la donna non abbia sostentamento c’è un aiuto concreto?

R: nel caso di vittime di violenza,nei procedimenti penali è sempre possibile richiedere il patrocinio a spese dello Stato  ed avere quindi un’assistenza legale gratuita, in generale per tutti gli altri procedimenti la legge stabilisce che la soglia massima di reddito imponibile ai fini Irpef che bisogna possedere per poter accedere al patrocinio è pari ad €11.369,24.

Colgo l’occasione per evidenziare che anche in sede civile ci sono delle misure cautelari quali gli ordini di protezione, attraverso i quali è possibile ottenere l’allontanamento da casa dell’aggressore .Si tratta di uno strumento di tutela importantissimo, anche perché quando l’ordine di protezione viene emesso inaudita altera parte l’aggressore non sa del procedimento in corso e viene allontanato direttamente dalle forze dell’ordine.

D: c’è la possibilità per le donne di cambiare città?

R: la donna in caso di violenza conclamata può allontanarsi dall’abitazione familiare e recarsi da parenti ed amici o chiedere aiuto a comunità protette, ma consiglio sempre di richiedere prontamente un’assistenza legale affinché venga attivata con celerità una rete a protezione della vittima e tutte le tutele necessarie per l’incolumità della stessa e, se ci sono, dei i figli.

D:  quali consigli diamo alle donne?

R: innanzitutto di non fare tutto da sole, come prima cosa in caso di violenza fisica chiedere l’intervento delle forze dell’ordine e chiedere aiuto alle persone vicine, come ad esempio i vicini di casa, i familiari, amici; recarsi al pronto soccorso e nell’immediatezza denunciare l’accaduto. Poi rivolgersi ad un legale di fiducia o alle associazioni che contrastano il fenomeno della violenza.

D: esiste l’addebito?

R: si ,nell’ambito del giudizio di separazione è possibile chiedere l’addebito in capo all’altro coniuge nel caso vengano provate le violenze agite. In questo caso il coniuge cui viene addebitata la separazione è tenuto al pagamento di un assegno di mantenimento e al pagamento delle spese processuali. E’ possibile inoltre ottenere una tutela risarcitoria per i danni patrimoniali e non patrimoniali in tutte le sue forme (biologico, morale, esistenziale).

D: avvocato in chiusura, cosa vogliamo aggiungere?

R: bisogna denunciare, ricordiamo che la violenza è una violazione dei diritti umani.

D: diamo i riferimenti dell’associazione

R: «Senza Veli Sulla Lingua» si trova a Roma in via Ancona 20, i numeri sono: 328/6717062-339/8990750.

Per informazioni si può inviare una mail a info@senzavelisullalingua.com o si può comunicare con l’associazione attraverso le pagine Facebook e Instagram.

L’associazione offre consulenze legali e psicologiche gratuite per le vittime di violenza, chiaramente non sui minori in quanto abbiamo bisogno del consenso di entrambi i genitori.

Tutto quello che viene detto all’interno dell’associazione è coperto dal segreto professionale.

Il 6 Giugno a Roma in Piazza della Libertà n.20 si terrà un corso di formazione sulla violenza di genere, dove interverranno specialisti del settore tra cui la criminologa dott.ssa Roberta Bruzzone, l’avv. Penalista Serena Gasperini ed io che relazionerò sugli aspetti civilistici del fenomeno. Il corso è aperto ad esperti e non, al fine di far conoscere più a fondo questa problematica. Per prenotarsi è necessario inviare una email a info@senzavelisullalingua.it

E’ solo con la conoscenza che possiamo sconfiggere la violenza.

D: prevenire innanzitutto.

R: assolutamente si, anche una“parolaccia” può essere un inizio…

 

Psicostress