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Regione Lazio

D’Amato: «Omicron quasi come morbillo, chi non si vaccina finisce in terapia intensiva»

Parole dure dell’Assessore Regionale alla Sanità: «Il 70% dei posti in terapia intensiva sono occupati da persone non vaccinate. Si tratta di persone dai 50 anni in su che non si sono ancora vaccinate»

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alessio d'amato

L’Assessore Regionale alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato ha parlato oggi dell’emergenza Covid in Regione. L’occasione è stata l’inaugurazione a Fiumicino del nuovo HUB per i tamponi dedicati alle scuole gestito dalla Misericordia di Fiumicino, in collaborazione con Asl Rm 3 e Comune di Fiumicino.

D’Amato ha ringraziato le Istituzioni ribadendo il particolare momento che stiamo vivendo “in cui dobbiamo avere prudenza, vaccini e tracciamento come linea di condotta”. Ieri intanto nel Lazio è stato aggiunto il record delle vaccinazioni, oltre 71.000, arrivando a 11,6 milioni di dosi e 2,6 milioni di terze dosi

D’Amato: «Omicron contagiosa quasi come morbillo»

L’Assessore ha indicato la strada percorrere, ovvero accelerare ulteriormente con le “terze dosi arrivando, a metà Febbraio, a 4,6 milioni di somministrazioni booster, cioè tutti coloro che hanno già fatto la seconda”.

Questo perché “la correlazione tra il booster e il fattore di rischio è molto rilevante. I dati ci dicono che se non avessimo fatto la campagna vaccinale che abbiamo condotto, la situazione sarebbe molto, molto più seria”.

«Questo è un virus che muta e purtroppo l’attuale mutazione ha un tasso di replicazione molto superiore a quelle precedenti, quasi come il morbillo – ha spiegato D’Amato – Questo comporta un gran numero di casi e comporta che chi non si vaccina finisce in terapia intensiva: il 70% dei posti in terapia intensiva sono occupati da persone non vaccinate. Si tratta di persone dai 50 anni in su che non si sono ancora vaccinate e mettono a rischio la propria salute e quella dei propri cari. L’invito è ancora a vaccinarsi per chi non l’avesse fatto e a completare il percorso con le dosi di richiamo».

«Morti Covid più dei decessi di civili durante la seconda guerra mondiale»

«Accanto a questo c’è il tracciamento – ha concluso quindi l’Assessore – ecco l’importanza di questo luogo che sarà a disposizione soprattutto delle scuole per dare tranquillità e sicurezza alle famiglie. Il 29 gennaio saranno 2 anni che siamo dentro questa guerra. Io la chiamo una guerra perché il covid ha fatto più morti dei civili deceduti durante la Seconda Guerra Mondiale. Il 29 gennaio di due anni fa Roma fu la prima città d’Europa ad avere a che fare con il Covid, con la famosa coppia di coniugi cinesi. Questo ci ha permesso di allertare il sistema subito. Ora i nostri tecnici ci dicono che probabilmente a fine gennaio avremo il picco e potremo guardare ai mesi successivi con un po’ di fiducia, ma sarà importante il lavoro che qui sarà svolto».


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