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Sfruttati, senza stipendio e senza né cibo né luce: l’inferno dei migranti nelle cooperative del sud pontino

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Un inferno nell'inferno. Migranti costretti a vivere in condizioni disumane: senza stipendio e senza né cibo né luce.

A bordo del loro barcone attraversavano il Mediterraneo, provavano a scappare, nella speranza di costruirsi un futuro diverso, migliore. Invece, una volta sbarcati e giunti nelle cooperative dove avrebbero dovuto trovare aiuto, accoglienza e un lavoro che gli permettesse di vivere autonomamente, la realtà che li attendeva era, purtroppo, ben diversa. 

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L’inferno dei migranti nelle Cooperative del sud Pontino 

La denuncia arriva direttamente dai diretti interessati. Si tratta, tra gli altri, di alcuni migranti ragazzini giunti nel Lazio che avrebbero poi subito maltrattamenti venendo inoltre privati di servizi essenziali quali luce ed acqua. Un vero e proprio incubo quello che avveniva all’interno di due cooperative pontine, gestite dalla suocera e dalla moglie del deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Aboubakar Soumahoro, a cui sono stati affidati progetti finanziati dalla Prefettura pontina ma anche da altri enti. 

L’inchiesta e il racconto dei testimoni

Aperta dalla procura di Latina un’inchiesta per far luce sui contorni della vicenda. Come riporta Repubblica, a raccontare al sindacato Uiltucs quanto erano costretti a subire circa una trentina di lavoratori delle coop Karibu e Consorzio Aid, che sostengono di non ricevere lo stipendio da quasi due anni, di esser stati costretti a lavorare in nero e che alcuni di loro si sono visti anche chiedere fatture false per ottenere la paga. Una vicenda dai contorni decisamente poco chiari, sulla quale i carabinieri stanno tuttora indagando partendo proprio dalle testimonianze dei diretti interessati. In merito, sono già stati acquisiti alcuni documenti come ad esempio le denunce presentate dai minori al sindacato, gli screenshot delle chat tra i vertici delle cooperative e i lavoratori e alcuni documenti delle cooperative finiti nella pattumiera a Sezze, dove si trova la sede di Karibu. 

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Le accuse 

Accuse pesanti arrivano dai migranti minorenni che chiedendo aiuto al sindacato denunciano le disumane condizioni in cui sono stati costretti a vivere. Come riportato da Repubblica: ‘L’acqua e la luce sono state tagliate per molto tempo. Non c’è cibo né ci sono vestiti. Stavamo lavorando e poi ci hanno spostato a Napoli in un posto peggiore del primo e tutti quelli che lavorano qui sono razzisti’. Queste le dolorose parole di uno dei tanti protagonisti, un copione che purtroppo si ripete pressoché identico per i suoi compagni. Il sindacato da diverso tempo si sta battendo per fare chiarezza su tali vicende, tanto sulla Karibu quanto sul consorzio Aid. 

Foto d’archivio

 

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