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Cronaca di Roma

15enne vessata dalla famiglia perché non voleva mettere il burqa (e non solo). La denuncia in un tema

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ragazza vessata dalla famiglia perché non voleva mettere il burqa

Sogna un futuro diverso, libero e indipendente, proprio come quello di numerose altre ragazze della sua età. Questa è la storia di una giovane ragazza, di soli 15 anni, che è stata purtroppo sottoposta a continue vessazioni da parte della propria famiglia. La giovane ha messo tutto nero su bianco all’interno di un tema scolastico, dove la professoressa aveva richiesto di raccontare gli eventi più importanti della propria vita.

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Ragazza vessata dalla famiglia: cosa è successo

Come riportato dal Messaggero, la ragazza ha 15 anni, è di origini bengalesi ma abitava ad Ostia. Nel suo tema traspare tutta la malinconia e l’amarezza di non poter vivere una vita simile a quella delle proprie coetanee. Nel tema la giovane ha infatti raccontato che la famiglia le imponeva di indossare il velo, le vietava di parlare con i coetanei e persino di studiare.

L’unico obiettivo della famiglia sarebbe stato quello di farla rientrare in Bangladesh per convolare a nozze.  Un tema che ha rivelato molte verità su cosa stesse vivendo la ragazzina e che è costato ai genitori l’accusa di maltrattamenti in famiglia ed induzione al matrimonio. 

Le indagini

Oltre ai genitori, i quali hanno costretto la giovane ad indossare il burqua e a fare i lavori domestici, sotto in chiesta c’è anche il fratello della ragazzina, accusato di averla schiaffeggiata e di averle controllato ossessivamente il telefonino

La vicenda è stata seguita dal Pm Claudia Alberti che ha chiuso le indagini. A gennaio invece i genitori della giovane sono stati sottoposti al divieto di avvicinamento e comunicazione mentre lei è stata trasferita in una casa famiglia. 

La versione dei genitori

Completamente diversa la versione fornita dai genitori che dichiarano invece di amare la figlia e di non averle mai impedito di studiare. Il tutto sarebbe attribuito ad una fase di ribellione e di rifiuto della religione islamica vissuto dalla ragazza.

Tuttavia alla versione della ragazza ha invece fornito credito la procura, sottolineando i maltrattamenti che doveva subire la giovane qualora non rispondesse ai dettami culturali e religiosi imposti dalla famiglia.

 

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