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Aggredito e pestato a sangue sul treno Nettuno Roma: è caccia agli autori

Un pestaggio selvaggio, senza motivo, che ha ridotto in gravi condizioni Ali Molla, 32 anni, operaio bengalese, picchiato sabato mattina sul treno Nettuno-Roma. "Erano delle belve, ho temuto di morire, mi si sono avventate addosso mentre stavo riposando sul sedile. Non li avevo mai visti, la prima ad aggredirmi è stata una donna, mi ha dato un pugno in faccia", ha raccontato ieri. L'uomo è stato soccorso alla stazione di Lavinio, dove è stato aiutato a scendere. Lì è stato preso in cura dai sanitari del 118, che prima lo hanno portato all'ospedale di Anzio, in attesa di trasportarlo questa mattina in un nosocomio romano per essere operato.

Appello della Polfer

La Polfer lancia un appello ad eventuali testimoni  dell'aggressione ai danni di un cittadino indiano, sul treno la mattina di sabato 18 marzo, e sta seguendo tutte le tracce per individuare e scovare gli autori.

L'uomo viaggiava  sul treno della tratta Roma – Nettuno, quando un gruppo di ragazzi non identificati lo hanno aggredito e pestato fino a renderlo quasi esanime.
L’uomo, giunto alla stazione di Lavinio, è riuscito a chiamare i soccorsi. Sul posto è quindi intervenuta l’ambulanza che ha portato l’indiano all’ospedale Riuniti di Anzio.
Oggi il 34enne sarà operato al volto per le diverse fratture riportate, soprattutto al volto:  frattura della mandibola, del naso e degli zigomi.
Gli inquirenti, appunto, cercano testimoni che possano aiutare a rintracciare i tre individui che hanno fracassato il volto dello straniero della vittima.
Da alcune prime ricostruzioni, il movente sembrerebbe un tentativo di rapina.
"Apprendiamo con preoccupazione la notizia dell'aggressione subita da un ragazzo di nazionalità bengalese sulla linea ferroviaria Roma-Nettuno. Ci auguriamo che possa essere fatta piena luce sul grave episodio. Al ragazzo va tutta la solidarietà della Regione Lazio e l'augurio di una pronta guarigione". Così in una nota Massimiliano Smeriglio, vicepresidente della Regione Lazio.
Marina Cozzo