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Anzio

‘Ndrangheta ad Anzio e Nettuno, 65 arresti all’alba: perquisizioni anche negli uffici comunali

Coinvolti anche due militari, che avrebbero rivelato e utilizzato i segreti di ufficio per ‘favorire’ l’associazione criminale di stampo mafioso

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Ndrangheta ad Anzio e Nettuno

Mafia ad Anzio e Nettuno (ma non solo), con due militari coinvolti nelle ‘infiltrazioni’ e con le perquisizioni in corso negli uffici comunali per cercare documenti utili. Quello che è certo che sono ben 65 le ordinanze di custodia cautelare emesse dal GIP presso il tribunale nei confronti di altrettante persone: 39 di loro sono in carcere, 26 agli arresti domiciliari, ma sono tutte indiziate, a vario titolo, di associazione mafiosa (art. 416bis c.p.), associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti aggravata dal metodo mafioso (art. 74 D.P.R. 309/90 e 416 bis 1 c.p.), cessione e detenzione ai fini di spaccio (art. 73 D.P.R. 309/90), estorsione aggravata e detenzione illegale di arma da fuoco (artt. 110, 629 c.p. e 2 e 7 L. 895/67 e 416bis 1 c.p.), fittizia intestazione di beni (artt. 110, 512bis, 416bis 1 c.p.) e attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti aggravato dal metodo mafioso (artt. 110, 452 quaterdecies e 416bis 1 c.p.). Tra di loro anche due militari dell’Arma dei Carabinieri, che avrebbero svelato segreti di ufficio per ‘favorire’ e aiutare l’associazione criminale, ormai sempre più attiva ad Anzio e Nettuno. 

Questo l’esito della maxi operazione portata avanti dalle prime luci dell’alba di questa mattina dai Carabinieri del Comando Provinciale di Roma, con l’ausilio dei Comandi Provinciali di Reggio Calabria, Latina, Rieti, Viterbo e dello Squadrone “Cacciatori Calabria”, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma. 

Mafia sul litorale romano: 65 arresti

L’indagine, avviata nel 2018, è stata condotta  dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma con il coordinamento della DDA della Procura capitolina. Durante quest’attività sono stati raccolti elementi gravemente indiziari e fondamentali che hanno fatto ‘scoprire’ l’esistenza della associazione di tipo mafioso, meglio conosciuta come ‘ndrangheta -operante sul territorio della provincia di Reggio Calabria e delle altre province calabresi, anche sul territorio di diverse Regioni italiane (Lazio, Lombardia, Emilia, Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta) e sul territorio estero (Svizzera, Germania, Canada, Australia).

‘Ndrangheta ad Anzio e Nettuno

Organizzazione costituita da molte decine di locali e con un organo collegiale di vertice denominato ‘La Provincia’ , con la criminalità mafiosa che ‘operava’ nei territori di Anzio e Nettuno, composta sì dal distaccamento di ‘Santa Cristina d’Aspromonte’, ma anche da soggetti appartenenti  a famiglie di ‘ndrangheta originarie di Guardavalle. Un sodalizio che si avvaleva della forza di intimidazione, tra assoggettamento e omertà tra i cittadini del territorio.

Con lo scopo di acquisire la gestione e il controllo di attività economiche in più settori, da quello ittico alla panificazione, dalla gestione e smaltimento dei rifiuti al ‘movimento terra’. Ma non solo. Hanno cercato di commettere delitti contro il patrimonio, contro la vita e l’incolumità individuale, contro la pubblica amministrazione e in materia di armi e stupefacenti, poi hanno tentato di affermare il controllo egemonico sul territorio, anche attraverso accordi con organizzazioni criminose omologhe o servendosi di  infiltrazioni nelle amministrazioni comunali. Tutto questo pur di procurarsi delle utilità ingiuste. 

Arresti tra Anzio e Nettuno: i nomi

Gravemente indiziato di essere a capo di questa struttura criminale c’è Madaffari Giacomo, ma ne farebbero parte anche diversi soggetti che appartengono a storiche famiglie di ‘ndrangheta originarie di Guardavalle (CZ): i Gallace, i Perronace, i Tedesco. Ma non solo. Dalle indagini è emersa anche l’esistenza di due associazioni finalizzate al narcotraffico: una capeggiata proprio da Madaffari Giacomo, l’altra che vede al vertice Gallace Bruno, ma entrambe con elevate disponibilità finanziarie e logistiche. Entrambe capaci di approvvigionare e importare dal Sud America ingenti quantitativi di cocaina. 

Le indagini e il traffico di droga

Le indagini, infatti,  hanno permesso di ricostruire anche l’importazione dalla Colombia e l’immissione sul mercato italiano di 258 kg di cocaina. Operazione avvenuta nella primavera del 2018 quando un narcotrafficante colombiano ha disciolto la cocaina nel carbone, poi la sostanza è stata estratta all’interno di un laboratorio allestito per la circostanza nel territorio a sud di Roma. Parte della droga, pari a circa 15 kg, è stata trovata, dopo una perquisizione domiciliare, all’interno di una valigia che era stata nascosta presso l’abitazione della sorella di uno degli appartenenti al sodalizio: la donna, poi, è stata arrestata perché complice. 

Ma non finisce qui. I Carabinieri hanno ricostruito e puntato l’attenzione su quel progetto del sodalizio di acquistare e  importare da Panama circa 500 kg di cocaina occultata a bordo di un veliero. Un progetto ben studiato, nei minimi dettagli,  al punto che erano stati avviati i  lavori di ristrutturazione all’estero del natante (che in origine veniva utilizzato per regate transoceaniche), avevano concordato le operazioni di carico portuale in acque sudamericane e avevano pianificato le attività di scarico e custodia della sostanza stupefacente in Italia. Operazione che, però, non è stata portata a termine perché i criminali sono venuti a conoscenza delle attività investigative sul loro conto e sulle loro vite. Insomma, qualcosa ormai era stato scoperto. 

Traffico organizzato di rifiuti

Mafia sì, ma le misure cautelari di questa mattina sono state adottate anche per il reato di traffico organizzato di rifiuti, in relazione alla abusiva gestione di ingenti quantitativi di liquami.  Liquami che sarebbero stati scaricati nella rete fognaria comunale attraverso tombini, alcuni dei quali sarebbero stati realizzati ad hoc all’interno della sede di attività imprenditoriali facenti capo agli imputati sul territorio di Anzio.  Le quote, l’intero patrimonio aziendale, i conti correnti e le autorizzazioni all’esercizio delle attività commerciali sono state sottoposte a sequestro preventivo.

Due carabinieri coinvolti nelle infiltrazioni mafiose: perquisizioni negli uffici comunali, spenti i computer e vietato l’ingresso

Tra gli arrestati anche due militari dell’Arma: uno ai domiciliari, l’altro in carcere. Sì, perché avrebbero fornito informazioni riservate e avrebbero così violato il segreto di ufficio. Le indagini si sono concentrate su due carabinieri, che prestano servizio in una delle caserme del litorale, e hanno evidenziato gravi indizi in ordine alla rivelazione di informazioni riservate a favore del sodalizio di tipo mafioso. Entrambi sono destinatari della misura cautelare  e sono gravemente indiziati di rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficiomentre uno dei due dovrà anche rispondere di concorso esterno in associazione mafiosa.

Attualmente sono in corso le perquisizioni presso gli uffici comunali di Anzio e Nettuno, che serviranno per trovare documentazione utile alle indagini. Sono stati fatti spegnere tutti i computer dei dipendenti comunali e negli uffici sono stati vietati gli ingressi agli estranei, compresi i politici, proprio per permettere ai Carabinieri di effettuare il lavoro di perquisizione e controllo. Il procedimento versa tuttora, è bene specificare, nella fase delle indagini preliminari: per tutti gli indagati, quindi, vige il principio di presunzione di innocenza. 

 

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