Home Ambiente A Fiumicino la palma dell’arenile più inquinato

A Fiumicino la palma dell’arenile più inquinato

Le spiagge di Fiumicino sono tra le peggiori d’Italia. L’ultimo studio di Legambiente sul litorale romano ha prodotto un dossier allarmante. Lo scandalo dei depuratori mai attivati

Da decenni ormai le spiagge della Capitale versano in condizioni vergognose – sia per quanto concerne la pulizia degli arenili che per la salubrità delle acque. E gli ultimi rilevamenti lo confermano – riferisce Danilo Stancato in un interessante report sulle condizioni delle nostre spiagge. 

Altro che Bandiera Blu. La palma della spiaggia più inquinata va alla spiaggia di Coccia di Morto (Fiumicino): oltre 5500 rifiuti in 100 metri a causa anche della prossimità della foce del Tevere. Seguita a ruota dall’area di Capocotta,  Lido Marechiaro ad Anzio e la spiaggia di Levante a Terracina. 7600 mq per un totale di 7070 rifiuti spiaggiati. Un’ottima media e una rilevazione piuttosto difficile, considerando che il 94% dei rifiuti censiti non supera i 25 cm di lunghezza.

Così Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio: “Dei rifiuti rinvenuti, il 67% è imputabile proprio alla cattiva depurazione, con la presenza di ben 3716 cotton fioc e diversi altri articoli (deodoranti per wc e blister), del totale dei rifiuti, il 97% è plastica. Il Tevere riversa nella spiaggia di Coccia di Morto rifiuti di ogni genere, è ora di prenderci cura sul serio del nostro fiume. La depurazione non solo dai nitrati e fosfati disciolti in acqua, ma anche e soprattutto dalle micro-plastiche che evidentemente arrivano intatte fino al mare passando attraverso i depuratori, deve essere messa al centro del rilancio del Tevere stesso che può avvenire solo grazie a dinamiche come la creazione del parco interregionale fluviale, di cui si parla da decenni e che ora la regione deve urgentemente concretizzare. La qualità del nostro mare e delle spiagge del Lazio dipende soprattutto da ciò che viene trasportato da fiumi e canali alle foci ed i gestori dei servizi di depurazione devono rendere efficaci gli impianti, mettendo finalmente la qualità dei territori prima di qualsiasi dinamica economica, perché ciò che non viene fermato dai depuratori, e che prima ancora viene gettato colpevolmente nei water con una malsana abitudine, diventa mortale per le spiagge stesse. L’83% dei cotton fioc trovati in tutt’Italia è stato contato nella sola spiaggia di Coccia di Morto con 3716 pezzi. Tra i rifiuti che arrivano in spiaggia tramite gli scarichi delle nostre case e, quindi, attraverso i corsi d’acqua e canali abbiamo blister di medicinali, assorbenti e deodoranti per wc e sono stati trovati in maniera copiosa anche nella spiaggia di Capocotta, Ostia, con il 33% di incidenza sul totale. Anche a Capocotta ci sono troppi rifiuti per una delle spiagge più belle del Lazio – ribadisce Scacchi – dove da qualche mese non esistono più servizi di pulizia della sabbia e delle splendide dune che erano invece assicurati dai gestori dei servizi nei chioschi. Oggi i presidi a Capocotta non ci sono e non è più garantita pulizia, sicurezza, salvaguardia dell’ambiente dunale, la stagione che sta per cominciare può significare il ritorno ad un passato remoto, quando il luogo era privo di tutele e sinonimo di illegalità, sporcizia, devastazione. Per questo c’è bisogno di trovare un metodo di gestione per la prossima estate e avviare gli iter per i bandi di gestione futura, preservando così, al meglio, la bellezza della parte più pregiata della riserva del litorale romano”.

Un mare insomma di rifiuti. Il dato più inquietante certifica che il 21% di tutti i rifiuti nazionali presenti sulle spiagge si trova sul Litorale romano.

Un danno economico e d’immagine notevole per una Capitale definita lo scorso anno dal quotidiano francese Le Monde “Roma, la degradata” e non meglio apostrofata da altri rappresentanti della stampa internazionale.

D’altronde, quale bagnante o quale turista sogna di tuffarsi nella sporcizia? La gestione del litorale romano è così trascurata che pare sia l’ultimo pensiero dei nostri amministrartori, Gli impianti di depurazione – in alcuni casi progettati da anni non funzionano, sono rimasti sulla carta e l’“acqua” presenta ormai percentuali altissime di nitrati e fosfati, microplastiche, medicinali e veleni.

La cosa più triste è che oramai tanta gente si è abituata al degrado che finisce per diventare la“normalità”  per i locali – sottolinea Stancato – Mentre per chi viene da fuori, tutto questo corrisponde ad uno scenario apocalittico.

Il mare, le spiagge della Capitale potenzialmente potrebbero generare un indotto economico notevolmente superiore a quello attuale, solamente col ripristino di una situazione accettabile; ed è compito di chi gestisce il litorale creare i presupposti affinché questo avvenga e affinchè fauna e flora tornino a vivere in un ambiente salutare. Ne va dell’immagine e del prestigio della nostra città – conclude l’autore del servizio.

 

Rosanna Sabella