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Cronaca di Roma

A Roma un’impresa su due al collasso nel 2023: tra tasse, costi in bolletta e inflazione

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Roma. La crisi economica è pesante, intransigente, cinica. Non guarda in faccia a nessuno. E poi c’è la crisi energetica, ancora più a monte, e il Covid pregresso, e le tasse. Tutto questo mette a dura prova le aziende e le imprese capitoline che cercano disperatamente ogni giorno di andare avanti, con forza e tenacia, senza perdersi d’animo, cercando di arrivare a fine mese senza chiudere le serrande. Ma i problemi sono troppi, e per il prossimo anno 2023 la metà delle imprese non prevede miglioramenti rispetto ad oggi. Una sensazione, ma anche un dato di fatto: è quanto emerso dal nuovo report della Camera di Commercio di Roma che ha voluto sondare 500 imprese rappresentative di Roma e provincia per avere un quadro più o meno fedele della situazione generale della Capitale sotto il profilo strettamente produttivo e aziendale. 

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Imprese di Roma al collasso per il 2023

Ma partiamo dai dati: il 67% dei casi monitorati ed esaminati ha la sede è nel comune di Roma, mentre il restante 33% dei casi si trova nella provincia. Di queste aziende, poi, l’84% ha tra 0 e 9 dipendenti, il 12,6% ha tra 10 e 49 dipendenti e il 2,8% delle imprese ha oltre 50 dipendenti. L’indagine condotta è avvenuta tra il 23 novembre e il primo dicembre 2022, mesi critici, soprattuto in considerazione dell’aumento dei prezzi  che ha impattato enormemente sulla chiusura di bilancio del 2022. Il tutto per capire, ovviamente, anche le prospettive degli imprenditori e le strategie aziendali che dovranno mettere in atto per affrontare il nuovo anno che è alle porte ormai. 

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Il bilancio delle aziende nel 2022

Stando ai risultati, allora, è emerso chiaramente come i problemi maggiori stiano a monte, poiché derivanti sia dal perdurare dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia sia dallo scoppio, più recente, della guerra e dall’invasione russa dell’Ucraina con il conseguente aumento dei prezzi dell’energia. Sono tutti ostacoli alla crescita dell’intero Paese. Nel dettaglio, il 38% degli intervistati ha detto chiaramente che si prevede per questa fine del 2022 un bilancio più basso anche rispetto al 2021, mentre un 22% delle aziende sondate dichiara che ci sarà un miglioramento rispetto all’anno precedente. Poi, il 37% delle imprese ha ridotto i consumi energetici, il 30% ha dovuto ridurre anche gli investimenti per poter crescere e progredire nel mercato. Dunque, anche se ci si salva, non si riesce ad investire, ad andare avanti e mettersi al passo con il mondo. Per contrastare i costi maggiorati, il 65% delle imprese, nel 2022, ha dovuto aumentare inevitabilmente prezzi sul prodotto finito, e solamente la restante parte li ha lasciati invariati. Ma il dato più allarmante è che, secondo tali aziende intervistate, le misure messe in atto durante l’anno per calmierare i costi dell’energia sono risultati inutili per il 62% di queste, e solamente per una impresa su tre si sono dimostrate sufficienti o positive. Ma tutti concludono che si poteva fare di più. Di queste, una piccola etnia statistica, il 4,8%, si è sentita di dichiarare che le misure sono state molto utili. 

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