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Caro Energia, Roma si prepara: si abbasseranno luci pubbliche e riscaldamenti

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Caro energia. Il generale aumento dei prezzi non pesa solo sulle tasche dei cittadini ma si fa sentire anche sui costi delle strutture pubbliche comunali. In merito, il rincaro — su base annualestimato dal Campidoglio si attesta a più del doppio di quello attuale, passando da 28 a 62 milioni di euro l’anno. 

A fronte di ciò e in vista dell’autunno, si sta studiando un piano di regole il cui fine è proprio quello di ridurre i consumi. Al vaglio dell’amministrazione capitolina ci sono varie ipotesi ma per definire un preciso quadro di regole è atteso da parte di Acea il piano di simulazione dei consumi previsti per l’autunno e l’inverno. 

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Caro energia: il piano del Campidoglio

Un incontro è stabilito già nel corso della prossima settimana. Intanto, almeno per il medio periodo, si conferma la volontà di premere l’acceleratore sull’efficientamento energetico degli uffici pubblici a partire dalle scuole, dagli uffici comunali, dagli alloggi popolari e alle infrastrutture della mobilità elettrica. 

Nonostante i piani di riduzione applicati dal Campidoglio tra marzo ed aprile scorso in occasione dei primi rincari, è stato comunque necessario stanziare 20 milioni di euro aggiuntivi per far fronte all’aumento dei costi autunnali. Pertanto, va da sé che per quanto riguarda il consumo di elettricità saranno necessarie soluzioni di un certo peso. 

Le ipotesi

Una delle ipotesi sul tavolo potrebbe essere quella di ridurre la fascia oraria degli impianti di illuminazione pubblica, o ritardandone l’accensione o anticipandone lo spegnimento. Discorso a parte andrebbe fatto per l’illuminazione dei monumenti, ipotesi scongiurata in primavera ma che ora sembra tutt’altro che remota. 

I consumi di gas

Per quel che riguarda invece i consumi di gas, al vaglio l’ipotesi — precedentemente adottata — di una riduzione da un lato delle ore di funzionamento degli impianti termici e, dall’altro, della temperatura massima degli uffici comunali. Anche qui, un discorso a parte andrà fatto per le scuole, asili nido e scuole dell’infanzia, precedentemente escluse dal piano risparmi. 

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