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Cronaca

Covid e tamponi: possono essere dannosi? La dottoressa Gatti alla Camera dei Deputati: ‘Ecco cosa ho trovato’

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rischio tamponi bambini

Fibre e corpi estranei che possono graffiare e provocare danni, anche seri: è questo il risultato dello studio effettuato dalla dottoressa Antonietta Gatti, fisico e bio-ingegnere, che ha illustrato e argomentato come i tamponi per la rivelazione del Covid possano essere rischiosi, soprattutto per i bambini, specie se vi è un abuso nell’utilizzo. Senza voler fare alcun tipo di terrorismo mediatico, mostriamo il video dell’intervento della dottoressa, riportando qui sotto i passaggi del suo discorso.

I tamponi sono, assieme alle mascherine e ai guanti chirurgici, tra i primi strumenti che abbiamo imparato a conoscere da quando il Coronavirus è entrato nelle nostre vite. E’ una nozione entrata nella conoscenza comune, tutti sappiamo cosa sono, a cosa servono e in parte come funzionano. Tuttavia c’è un tema, poco affrontato, di cui si parla molto poco: tamponi e contaminazione industriale. Vi sono dei rischi, per la nostra salute, quando ci sottoponiamo al tampone? 
La dottoressa Antonietta Gatti, fisico e bio-ingegnere, si è posta questa domanda e ha fornito alcune risposte. Analizzando i test anti-covid al microscopio ha portato i risultati delle sue ricerche alla Camera dei Deputati, nell’incontro ‘Costituzione sospesa’ organizzato in Parlamento. 

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Tamponi: di cosa sono fatti? Possono essere dannosi? 

La dottoressa Gatti è partita proprio chiarendo il suo obiettivo: informare il pubblico su quello che, purtroppo, non si vede ad occhio nudo. Parte dunque mostrando tre tipologie di tamponi (tutte utilizzate in Italia) e sottolineandone alcuni aspetti. Il primo tampone mostrato è uno di quelli morbidi contonfioc, composto da fibre di carbonio arrotolate tra loro che non possono graffiare o produrre altri danni al paziente. Tuttavia, analizzandolo, la dottoressa ci mostra dei puntini bianchi che indicano dei corpi estranei: significa dunque che nel produrli c’è stata una contaminazione industriale (in tal caso parliamo di particelle di acciaio e alluminio silicio) – la dottoressa precisa che non sappiamo se queste particelle hanno influenze sul risultato o meno. La dottoressa Gatti procede dunque a mostrare altri test effettuati su altre tipologie di tamponi.

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Il secondo analizzato è il prototipo cinese quello che si presenta già confezionato: uno di quelli con fibre molto dure (forse anche troppo).  Questo tipo di materiale nel momento in cui viene utilizzato con troppa pressione sulla in cui mucosa del naso potrebbe provocarne dei seri danni. Possiamo dire che vengono usate per questi tamponi delle fibre vetrose: e questo non ce lo aspettavamo perché quando si va a lavorare con delle mucose così fragili, sarebbe meglio usare qualcosa di soffice. Il silicio Zirconio è una fibra molto dura che può provocare delle complicazioni: anche far sanguinare. Tre settimane fa, ad una signora, con un tampone di questo tipo sono riusciti a rompere la membrana che divide il naso dal cervello e a rompere anche l’osso etmoide che c’è dietro: questa signora ha poi dovuto subire un’operazione.

Tamponi sui bambini: dannoso e non corretto 

L’ultimo punto su cui la dottoressa Gatti verte nel suo incontro è l’uso dei tamponi (costanti) sui giovani ed i bambini. «Il problema, infatti, è l’uso ripetuto. Dopo Pasqua riapriranno le scuole e, da quanto si apprende, i bambini una volta la settimana dovranno sottoporsi a tampone – afferma la dottoressa – spero non a quelli appena visti perché questi sono per adulti, serve qualcosa di più adatto per l’anatomia dei più giovani. Spero che abbiano degli otorini laringoiatri ad eseguire i tamponi, non può essere un’operatore. Ma soprattutto spero che questi bambini, dovendo fare un tampone una volta la settimana siano monitorati: se si crea una lesione, in una settimana non si rimargina, operando costantemente si potrebbe cronicizzare la ferita. Il messaggio dunque che mando soprattutto alle mamma è: siate voi le prime a dire un tampone alla settimana per i bambini non è corretto». 

 


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