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Fratelli Bianchi, si separano per salvarsi in Appello. La frase choc della madre: ”Manco fosse morta la Regina”

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Fratelli Bianchi: massacrarono un 30enne indiano prima dell'omicidio Willy

Ulteriori dettagli sul caso dei Fratelli Bianchi, a seguito dell’omicidio del giovane Willy, emergono con vigore, ora che il processo, la condanna e l’iter giudiziario in generale hanno superato la fase calda. 

La frase choc della madre dei Bianchi

A riportare le parole esatte della madre dei Fratelli Bianchi è stata la Repubblica: “È una cosa figlio mio che hanno messo in prima pagina manco se fossi stato.. è morta la regina”. Sono parole che arrivano a distanza di poco più di un mese dall’uccisione di Willy, massacrato a calci e pugni senza un perché nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2020 a Colleferro. Come anticipato, all’epoca, a parlare nel carcere di Rebibbia, a Roma, è Simonetta Di Tullio, la madre dei fratelli Bianchi.

L’indignazione dopo le intercettazioni

La frase utilizzata dalla madre dei Bianchi, riferendosi alla morte di Willy , è certamente una dichiarazione choc. Dopo la perizia sulle intercettazioni delle conversazioni in carcere ha sollevato un’ondata di indignazione, quelle parole hanno sollevato un’ondata di profonda indignazione. Alla signora Di Tullio, a quanto pare, sembra interessare soltanto che cadano le accuse nei confronti dei figli. 

Leggi anche: Omicidio Willy, parla l’amico dei fratelli Bianchi: ‘È stata una rissa di paese’

”Mi importa solamente della famiglia”

A lei, come dice più volte, interessa solamente la ”famiglia” (il lessico, le parole, sono importanti, soprattutto se rimandano ad un determinato tipo di sistema di valori). Per questo, riferendosi al figlio Gabriele, dice: “Una volta dimostrato.. tutta quella fanga (fango ndr) che ci hanno messo in cima e che hanno  visto l’innocenza di te e di fratito (tuo fratello ndr) saremo soltanto noi famiglia a casa mia, capito?”.

Il cambio di strategia dei Bianchi per l’Appello

Tuttavia, le accuse hanno retto, essendo state confermate più volte in aula da numerosi testimoni, e la Corte d’Assise del Tribunale di Frosinone ha condannato sia Marco che Gabriele Bianchi all’ergastolo, per omicidio volontario. Poi, in attesa che vengano depositate le motivazioni della sentenza e in vista dell’appello, “i gemelli”, come erano chiamati i due fratelli di Artena per la loro somiglianza, hanno cambiato strategia.

Pare che il cambiamento sia dovuto al fatto che entrambi ora sono consapevoli di non poter portare avanti la stessa tesi. Non possono salvarsi entrambi, puntando il dito sui coimputati e in particolare su Francesco Belleggia. Così, avrebbero nominato nuovi avvocati, e non sarà lo stesso legale a difenderli. 

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