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‘Il figlio del prete e la zammara’: Nicola Genovese incanta il Circeo

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Ha emozionato, divertito e coinvolto come se fosse un veterano dello spettacolo. E in un certo senso lo è, ma – da adesso – lo sarà come protagonista. Perché lui, Nicola Genovese, è stata la star indiscussa della presentazione di ieri a S. Felice Circeo del libro “Il figlio del prete e la Zammara”, uno spaccato della Sicilia e dell’Italia nella metà del secolo scorso, durante quel dopoguerra così duro per molti, ma pieno di occasioni per chi, con forza di volontà, voleva raggiungere un obiettivo.

Come Salvo, giovane siciliano di povera estrazione – abbandonato dalla madre e orfano di padre, ma preso “in consegna” dal prete del suo paesino che lo alleva come un figlio – che va a Milano in cerca di fortuna.

Una fortuna che non è facile da raggiungere e, soprattutto, da conservare: tanti i colpi di scena nella vita di questo ragazzo, diventato uomo in fretta.

Una storia che viaggia tra la Sicilia e la Lombardia, tra la famiglia putativa e quella d’elezione di Salvo, tra paesaggi, emozioni e ricordi che catturano il lettore dalla prima all’ultima riga.

 

Ma come è nato questo romanzo? Lo chiediamo all’autore, che ieri, nella splendida cornice dello stabilimento balneare “La Bussola” di Pamela Leone, spronato dalla bravissima giornalista del Tg2 Carola Carulli ha incantato le tantissime persone accorse per scoprire l’appassionante storia di Salvo.

«Il titolo nasce dalla condizione di Salvo, ‘adottato’ dal prete del piccolo paese in cui vive. La zammara, invece, è il nome in siciliano dell’aloe, pianta che ricorre nella vita del protagonista in ogni fase importante della sua vita».

Sul titolo ci sono già aneddoti divertenti.

«In occasione della presentazione a Sciacca, molte persone mi si sono avvicinate per dirmi, in siciliano, ‘Ma ‘sto parrino, era proprio un figlio di b…’. Visto che l’equivoco era diffuso, ho allora spiegato che il prete (parrino in siciliano, ndr) era solo il padre putativo di Salvo, e non quello biologico. Ma la cosa più simpatica è successa proprio qui a S. Felice: più di qualcuno, infatti, mi ha detto sottovoce: ‘Eeehhh… pure il prete di qui!’».

Come le è venuta in mente questa storia?

«Tutto nasce dal mio legame con la Sicilia, dove sono nato. Anche se ci ho vissuto poco, è sempre stata nel mio cuore. Qualche anno fa, tornandoci in vacanza, ho ritrovato un vecchio quaderno – di quelli neri con la riga rossa nella copertina, la tavola pitagorica e le tabelline nella prima pagina – di quando ero piccolo. Sfogliandolo ho riletto quanto avevo scritto: erano appunti che mi riportavano alla memoria la storia di questo ragazzo che veniva a scuola con me, che era rimasto orfano. Partendo da qui, ho mischiato ricordi e fantasia e ho scritto questo libro. Ci ho messo tre anni e ora eccolo qui, un regalo a mia moglie per il nostro cinquantesimo anniversario di nozze».

Rivivendo i ricordi giovanili, cosa nel percorso di vita di Nicola Genovese vorrebbe cambiare, visto che si è scoperto scrittore a 79 anni?

«No, non cambierei nulla: ho fatto un lavoro che amavo (responsabile alla Esso, ndr) e non ho nessun rimpianto. Forse l’unica cosa che posso rimproverarmi è che non ho iniziato prima a coltivare questa mia passione per la scrittura. Adesso però sto recuperando: ho già terminato il secondo libro e ne ho un altro in cantiere»

Un vulcano, Nicola, anche grazie al supporto della paziente moglie e dei figli Paolo e Massimo.

«Mia moglie Evelina è molto contenta, mi è stata vicina supportandomi e chiedendomi gli sviluppi della storia, anche se spesso mi prendeva bonariamente in giro».

Cosa si aspetta da questo libro?

«Di trasmettere le emozioni di questo percorso di vita a tutti coloro che lo leggeranno. Sono i ricordi da lasciare ai miei nipoti, ma anche a chi vuole conoscere uno spaccato un po’ particolare dell’Italia nel suo dopoguerra».

 

La presentazione ha avuto un successo straordinario: tra l’autore e la giornalista Carola Carulli c’era un feeling che si trasmetteva alle persone presenti e che faceva fuoriuscire tutta l’emozione e la passione contenute nel romanzo.

Ad applaudire Nicola Genovese c’erano in prima fila, oltre alla moglie Evelina e al figlio Massimo, gli attori Marco Giallini e Anna Foglietta, amici di famiglia dell’autore e protagonisti di alcuni dei film di Paolo Genovese, la direttrice di Romarteventi Francesca Piggianelli, il fotografo Marco Bonanni.

Ai momenti più toccanti si sono alternati quelli divertenti, con battute e scherzi che hanno accompagnato la seconda parte della serata, in un ambiente goliardico e familiare al tempo stesso che ha centrato il valore fondamentale di Nicola: il grande amore che nutre per la sua famiglia, che coinvolge anche gli amici, quelli veri, con i quali non ha bisogno del legame di sangue per stare bene.

Maria Corrao

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