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Mal di testa e collo: quale correlazione

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Il mal di testa può avere differenti forme e origini: per esempio tra le varie manifestazioni patologiche abbiamo l’emicrania, la cefalea a grappolo, la cefalea da abuso di farmaci sintomatici, la nevralgia del trigemino e così via. Una delle versioni più fastidiose è sicuramente la cefalea ad origine dal collo (cervicogenica). Purtroppo però si tratta di una tipologia di cefalea relativamente recente e non ci sono ancora criteri diagnostici condivisi da tutti, così come la letteratura scientifica specifica è limitata.
Alcuni criteri diagnostici della cefalea cervicogenica andrebbero rivisti ed aggiornati, spiega alla redazione il Prof. Fabio Antonaci, nonché si dovrebbero rendere parte integrante della classificazione alcuni aspetti clinici del paziente come:

  • Dolore severo indotto dalla pressione su alcuni trigger point del collo
  • Dolore acuto quando il paziente effettua movimenti particolari del collo
  • Dolore diffuso unilaterale lungo la spalla e sul braccio
  • Dolore che origina sul lato posteriore del cranio e poi si irradia anteriormente

Cefalea cervicogenica: criteri diagnostici

I criteri diagnostici riguardanti la cervicogenico sono stati puntellati nel tempo. Infatti la prima descrizione della patologia risale a più di 150 anni fa ed è stata formulata da Bartschi-Rochaix. A seguire si è entrati più nel dettaglio con contributi nel 1983, 1990, 1998, 2004 e 2018. Allo stato attuale delle cose si utilizzano i criteri stilati dalla classificazione della Società Internazionale delle Cefalee che descrivono questo tipo di cefalea con due punti chiave:

  1. Esami clinici che evidenziano una patologia o una lesione lungo il rachide cervicale o che interessano i tessuti molli del collo.
  2. Evidenze della causa del dolore dimostrata da almeno uno dei seguenti fattori:
  • (A) il mal di testa si è sviluppato nel tempo in relazione alla comparsa della lesione o del disturbo cervicale;
  • (B) la cefalea è migliorata o si è risolta conseguentemente alla risoluzione del disturbo cervicale;
  • (C) il movimento del rachide cervicale è ridotto e il mal di testa è peggiorato a causa di movimenti specifici;

Il primo criterio fornisce l’assunto che la diagnosi può essere sviluppata sulla base di un esame che evidenzia il ruolo centrale delle vertebre del tratto cervicale: la lesione può essere frutto di neoplasie, reumatismi, artrosi ecc.
Il secondo criterio risulta poco adatto ad una identificazione clinica perchè non tiene conto di aspetti essenziali come l’intensità e la durata degli attacchi della cefalea.
Anche il punto B è criticabile perché esclude la possibilità di un dolore in remissione e di una eventuale cronicizzazione della cefalea.
Al punto C non si specifica come valutare la riduzione della escursione dei movimenti del collo, quindi come quantificare l’entità della limitazione della funzione.

Cefalea cervicogenica: quadro clinico e trattamento

Il quadro clinico del paziente che soffre di cefalea cervicogenica è caratterizzato dalla prevalenza di mal di testa unilaterale, dolore che si può diffondere eventualmente lungo l’altro versante. Tuttavia sempre un lato risulta dominante come intensità e si accompagna anche ad algia che dal collo si diffonde lungo la spalla e il braccio.
Tipicamente gli attacchi di questa patologia peggiorano con posture errate a carico del collo o a seguito di digito-pressione delle aree sensibili.
Per quanto riguarda il trattamento è fondamentale avere una diagnosi precoce e precisa per alleviare le sofferenze dei pazienti. Per affrontare in maniera completa il problema occorre un approccio multidisciplinare:

  • Terapie fisiche come la TENS sono molto indicate così come la fisioterapia ed esercizi mirati.
  • Trattamenti neurologici: da applicare se le prime terapie non sono andate a buon fine o in aggiunta a queste, per interrompere gli stimoli nervosi periferici che innescano e alimentano il dolore (antinfiammatori, blocchi anestetici)
  • Trattamento chirurgico: essendo un trattamento invasivo condotto a livello delle faccette articolari è sempre l’ultima spiaggia.

In conclusione per una diagnosi e una terapia corretta della cefalea cervicogenica serve una collaborazione tra diverse figure professionali per garantire condizioni di vita migliori ai pazienti.


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