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Cronaca di Roma

Manca la responsabile del reparto, la visita viene rimandata ‘a data da destinarsi’ ragazza con gravi disturbi alimentari lancia l’allarme: ‘Aiutatemi a salvarmi’

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Bilancia e anoressia

Immaginate di combattere con i disturbi alimentari, tra anoressia e bulimia, per 6 anni. Di guardarvi allo specchio e di non riconoscervi. Poi, di dover fare i conti con la pandemia e con il lockdown che vi ha intrappolato nelle quattro mura di casa. La bilancia sempre lì, che vi fissa, quel peso da tenere costantemente sotto controllo, il cibo che vedete come una minaccia. Una trappola, una montagna difficile da scalare, un tunnel dove vedere la luce sembra difficile. Ma non impossibile.

Immaginate, infatti, di aver trovato il coraggio, di avere finalmente la consapevolezza e la volontà di farvi aiutare. Immaginate di prenotare una visita, dopo tanto tempo, tra battaglie personali e mostri da sconfiggere. E di dover sentirvi dire, dall’altra parte della cornetta, che non siete così gravi. Che potete ancora aspettare. Come se i disturbi alimentari non siano patologie da trattare, come se fossero malattie di Serie B, come se ci fosse una scala delle priorità. Come se si giocasse un campionato. Quando qui, in ballo, ci sono vite umane. 

La storia di Sara 

Sara (nome di fantasia) ha 36 anni, da 6 combatte con l’anoressia e la bulimia. In passato già vi avevamo raccontato la sua storia, le sue paure e quel lockdown vissuto come una trappola. Perché mentre chi, chiuso in casa, ha ritrovato la serenità e ha avuto più tempo da trascorrere con la famiglia, Sara ha dovuto fare i conti con se stessa e i suoi ‘mostri’. Da una parte lo specchio, dall’altra la bilancia. Nel mezzo tante bugie per non affrontare il problema, per non ammettere a se stessa e agli altri che qualcosa non andava. Poi la voglia di riscatto, di ricominciare da zero, di farsi aiutare. Di imparare ad amarsi. Sara ce la sta mettendo tutta, ma a ogni suo passo corrisponde quasi un salto nel vuoto. Lei ha chiesto aiuto, ha prenotato una visita in una struttura pubblica. Ma certo non aspettava di trovarsi faccia a faccia con una risposta che l’ha lasciata, ancora una volta, sola nella sua trappola: ‘La responsabile non c’è, tutto slitta a data da destinarsi’. 

‘Ho problemi, mi sento sola’

Sara vive a Roma e, come ci ha spiegato, a marzo, dopo un elettrocardiogramma e un ecocardiogramma ha scoperto di avere extrasistole, incontinenza mitralica con vuoto, battiti lentissimi. A tutto questo, che è già di per sé drammatico, si aggiungono i problemi di insonnia, gli attacchi di panico continui, quel sottopeso che torna, di tanto in tanto, a fare capolino nella sua vita.

Campanelli d’allarme che hanno fatto capire alla 36enne che l’unica strada da percorrere, quella giusta era una: farsi aiutare. Sara, spaventata, si è rivolta a uno psicologo, ha approfittato del bonus psicologo messo a punto dal Governo. Ma questo non basta: per la ‘rinascita’ ha bisogno di uno psichiatria, un dietista, un internista. Da qui, quindi, la decisione di rivolgersi, tra paure e insicurezze, a una struttura pubblica: un atto di coraggio per chi, come Sara, da anni combatte e cerca di uscire da sola da quel vortice, che invece non ha fatto altro che risucchiarla dentro. E farla finire in un baratro. 

“Due settimane prima della visita, la struttura mi chiama – ci racconta Sara”. E qui, arriva l’ennesima doccia fredda. Ancora una delusione con cui fare i conti. “La visita è spostata a data da destinarsi perché la responsabile del reparto non c’è”. Poche parole, che però hanno gettato la 36enne nella disperazione più totale. Ora che aveva avuto la forza di fare un passo in avanti, di aggiungere un tassello e ricomporre il puzzle della sua vita, qualcuno aveva deciso per lei. Sara poteva ancora aspettare, come a dire: Che fretta c’è?’.

La 36enne ha trascorsi giorni a letto, senza reagire, immobile, sotto effetto di anti depressivi. Ma Sara non ha mai mollato: si è rialzata, ha cominciato a chiamare continuamente, a tempestare di telefonate l’ospedale. La risposta, però, era sempre la stessa: “Mi hanno detto con con 18.3 di BMI (Body mass index, ndr) non sono anoressia o bulimica. Per loro io sto bene“. 

Di nuovo il vuoto, quel senso di abbandono. “Chi soffre di disturbi alimentari non è un numero, dietro c’è un mondo che nessuno capisce”. Sara con i numeri ci combatte da sempre, con quello che compare sulla bilancia e che per lei rappresenta quasi un nemico. Sentirsi dire che la situazione non è grave, non ha fatto altro che peggiorare la sua condizione. Isolata da tutti, intrappolata dentro se stessa, lontano dagli affetti, dalle persone che ami. La vita che ti scorre sotto le dita, le occasioni che perdi. Il tempo che corre. E che tu rincorri per salvarti. 

“Spero di avere altre occasioni, di dare a mamma e a Sofia (il suo gattino, ndr) tutto il tempo che ho perso. Guardo loro, raccolgo le forze mi sono rimaste, il coraggio. E vado avanti, o almeno ci provo” – ha detto Sara. 

L’appello disperato 

“Un posto per me, per una visita c’è a dicembre. O addirittura a gennaio. Ma nel frattempo cosa faccio?”. Si domanda, disperata, Sara. Che, come tante che soffrono della sua patologia, pochi giorni fa ha dovuto leggere un post, finito poi al centro di polemiche e discussioni, della leader di Fratelli D’Italia Giorgia Meloni, che facendo riferimento ai problemi alimentari ha parlato di devianze giovanili. “È una cosa vergognosa, lo andasse a dire ai genitori di quei ragazze e di quelle ragazze, che stanno male”.

Forse, anziché parlare di devianze, il Governo dovrebbe fare qualcosa. “Abbiamo bisogno di spazio, dialogo. Più investimenti, strutture, aiuti anche economici. Psicologi gratuiti, dietisti. Abbiamo bisogno di più informazione” – ribadisce la 36enne a gran voce. Perché i disturbi alimentari non sono capricci o intolleranze, sono battaglie da sconfiggere. E vincere. Se solo ci fossero ‘strutture competenti, posti disponibili, collaborazione’

Sara ha chiesto aiuto, ha trovato il coraggio. Ma “nessuno si salva da solo”. Quei mostri si possono ‘uccidere’. Ma non lasciando soli e abbandonati a se stessi chi vorrebbe solo rialzarsi, ricominciare da zero. E prendere ‘a morsi’ la vita. Lasciando stare il peso, la bilancia, i chili da perdere, il cibo. In una guerra, senza armi, che continua a fare tante vittime. In un silenzio che fa paura. 

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