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Roma, tram e bus affollati. Paolo Bianchini (MIO): ‘E poi il problema sono i ristoranti’

Assembramenti mezzi di trasporto

Ci sono date importanti che fanno parte del nostro bagaglio culturale e storico. Date che segnano la liberazione, l’inizio della Repubblica, la festa dei lavoratori, tutte in rosso sul calendario. Ma poi ci sono altre date, che fanno parte del passato “recente” e che difficilmente dimenticheremo in questi quasi due anni di lotta contro il Coronavirus. Il giorno dell’inizio del lockdown a marzo, poi la ripresa di una vita “quasi normale” il 4 maggio 2020. E ora dopo un periodo buio, fatto di aperture e chiusure a singhiozzi in un’Italia suddivisa in zone colorate, tutti aspettano con trepidazione e speranza il 26 aprile. Una data che segna l’inizio di una ripresa, di piccoli passi verso quella che fino a un’anno fa ci sembrava quotidianità e che ora ha il sapore di eccezionalità. Un conto alla rovescia per i ristoranti che potranno riaprire a pranzo e a cena, ma solo all’aperto e solo in quelle Regioni/Province autonome in zona gialla. Per i pranzi nei luoghi al chiuso si dovrà aspettare fino al 1 giugno, sempre nel rispetto di tutti i protocolli di sicurezza.

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Roma. Ristoranti chiusi e mezzi di trasporto affollati

In questi lunghi mesi abbiamo sentito e visto in ogni dove i racconti di chi non ce l’ha fatta, di chi dopo anni di sacrifici si è visto costretto a chiudere la propria attività. Immagini di ristoratori, lavoratori del mondo dello spettacolo e del turismo che hanno fatto il giro del web, che hanno protestato perché stanchi ed esasperati dalle chiusure e aperture a intermittenza, dai ristori insufficienti e dalle tante promesse e poche certezze. A queste istantanee che raccontavano una ferita si sono sempre “paragonate” quelle di autobus, metro e tram affollati. Da Roma a Milano.

Le ultime immagini arrivano dalla Capitale e sono di questa mattina. Siamo alla fermata viale Scalo di San Lorenzo del tram n° 19 e nel bus-navetta dell’aeroporto di Fiumicino del volo Palermo-Roma. Due zone diverse, due mezzi di trasporto diversi. Ma sempre nella stessa condizione: passeggeri ammassati e nessuna distanza rispettata. E la domanda che si pone Paolo Bianchini, presidente di Mio ItaliaMovimento Imprese Ospitalità, è sempre la stessa: E poi il problema sono i ristoranti…? Oggi siamo a 128 giorni di restrizioni, più del primo lockdown che durò 68 giorni. Il comparto dell’ospitalità a tavola non può continuare a pagare colpe non sue”.

Perché a pagare sono intere categorie, intere famiglie che devono combattere su più fronti. Contro il Coronavirus, l’emergenza sanitaria e quella economica. Con la speranza che dal 26 aprile qualcosa possa davvero cambiare. Che le parole si trasformino in fatti.