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Spara accidentalmente alla testa del nipotino, ecco gli aggiornamenti: sequestrate tutte le armi, nonno accusato di lesioni personali gravissime

umberto I

Sono veramente ridotte all’osso le speranze di salvezza per il piccolo Massimo, il bimbo che ieri mattina è stato ferito accidentalmente dal nonno con un colpo di pistola alla testa.  Al momento le autorità hanno sequestrato tutte le pistole detenute regolarmente dal nonno del piccolo. 

La dinamica della tragedia

Nonno Giandomenico, 76 anni, aveva nella sua abitazione di via Val Sillaro 3 armi (tutte registrate) che usava per attività ricreativa e caccia.
L’uomo stava pulendo una delle tre armi, una pistola Glock calibro 9, quando il nipotino è entrato nella stanza per giocare con lui. Per paura che il piccolo Massimo potesse prendere l’arma e ferirsi, nonno Giandomenico l’ha riposta di fretta nel cassetto. Proprio quel movimento avventato però ha fatto si che partisse un colpo e che, per la più tragica fatalità, centrasse proprio il nipotino alla nuca.
Nel frattempo il papà del piccolo, che si era allontanato per andare in bagno, sentendo lo sparo si è precipitato nella stanza del nonno, trovando Massimo riverso a terra in una pozza di sangue.
Il piccolo è stato trasportato d’urgenza presso l’ospedale Umberto I di Roma, dove ha subito una delicatissima operazione. Purtroppo nonostante l’intervento le sue condizioni non sono migliorate. Non essendo però passate le 24 ore dall’intervento, i medici non hanno ancora dichiarato la morte cerebrale. Se non ci saranno miglioramenti nelle prossime ore, i medici dichiareranno la morte cerebrale nel pomeriggio, allo scadere delle 24 ore. Si spera quindi in un miracolo che possa far svegliare il piccolo Massimo. Il bimbo, classe 2013, avrebbe compiuto 7 anni tra poco.

Le indagini

Nei confronti del nonno è stato aperto dalla Procura della Repubblica un fascicolo con le accuse di “lesioni colpose gravissime“. Quest’accusa potrebbe trasformarsi, nel momento in cui verrà dichiarata la morte cerebrale, in “omicidio colposo”. Quest’atto è dovuto, perché altrimenti la procura non avrebbe potuto proseguire nelle indagini.