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Cronaca Pomezia

Torvaianica, stabilimenti balneari chiusi e concessioni ritirate per morosità: parla uno dei protagonisti

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Non ci stanno, a essere additati per morosi senza avere la possibilità di difendersi. Così, dopo la pubblicazione dell’ordinanza del sindaco di Pomezia che ordina la decadenza della concessione demaniale e la conseguente impossibilità ad aprire, Cinzia Cavolini e Walter Galli, titolari del ristorante/stabilimento balneare “Port Royal”, hanno voluto fornire le loro spiegazioni, chiedendo – attraverso questo articolo – un confronto diretto tra i balneari colpiti dall’ordinanza e il sindaco Zuccalà, mediato dal direttore de Il Corriere della Città. “A partire da domani – annuncia Galli – in segno di protesta verso quella che ritengo una grande ingiustizia, inizierò uno sciopero della fame e delle medicine salvavita che prendo fino a quando il sindaco non ci incontrerà”.

Nell’edizione cartacea del giornale, in uscita giovedì 4 giugno, ci sarà un ampio servizio dedicato a questo argomento. 

La versione dei fatti dei titolari del Port Royal

“Nel 2006 viene fatta la riforma della determina del calcolo, che lascia invariati tutti i canoni tranne che quello dei pertinenziali, ovvero di quelle parti costruite da privati di cui lo Stato ha acquisito la proprietà. Questo ha generato un canone invariato per 24 mila concessionari italiani e un canone aumentato a dismisura per i pertinenziali. Io, che fino all’anno precedente pagavo 4.800 euro, mi sono ritrovato a doverne pagare 55mila. Dal 2010 la politica si interessa a questo problema, legiferando sospensioni e decadenze. Nel 2013 viene detto che i balneari, ritirando i contenziosi in essere, potranno sanare la loro situazione pagando il 30% di quanto dovuto (legge 147 del 2013). Ma questa legge è stata applicata male in alcuni Comuni, tra cui Pomezia. Basta vedere che qui ci sono 44 concessioni, che danno un gettito di circa 860 mila euro, che va interamente nelle casse dell’Agenzia del Demanio, mentre in un Comune come quello di Riccione, dove le concessioni sono ben 240, producono un gettito di 600 mila euro. Questo fa capire che c’è qualcosa che non va. Inoltre, dei soldi del gettito di Torvaianica, anche se la media è di 18 mila euro a testa, in realtà ci sono concessioni che pagano 350 euro l’anno e lavorano in piazza con spiaggia infinita, ed altre che devono pagare migliaia e migliaia di euro. Possibile che nessuno si renda conto che ci sono delle ingiustizie?”, dichiara Galli.

“NON SIAMO MOROSI VERSO IL COMUNE, MA VERSO L’AGENZIA DEL DEMANIO”

“La nostra morosità non è nei confronti del Comune, ma dell’Agenzia del Demanio. Il Comune avrebbe dovuto provare a difendere i suoi cittadini, provare a capire cosa fosse successo, invece di procedere con questi atti e mettere addirittura un avvocato contro di noi – prosegue – Invece, un giorno prima dell’apertura della stagione estiva, ci arriva la revoca della concessione, senza neanche andare a controllare gli eventuali ricorsi in atto, che andrebbero a sospendere questo provvedimento”.

Voi avete fatto ricorso?

“Abbiamo interi fascicoli di ricorsi! Ma nessuno del Comune li ha mai voluti vedere o ne ha tenuto conto. Senza contare che a noi la determina di decadenza, che il sindaco dice essere del 10 marzo, a noi è stata notificata il 31 marzo. E, cosa più importante, il Covid ha sospeso ogni atto di decadenza almeno fino al 3 maggio. Quindi i termini scadrebbero almeno il 3 luglio e non il 10 maggio. Perciò mi chiedo: perché questa forzatura di farci chiudere tutti prima che inizi la stagione? Questo significa rovinarci completamente, perché anche se riusciamo a far valere i nostri diritti tra 15 o 20 giorni, nel frattempo i nostri abbonati avranno giustamente trovato posto altrove, perché saremo stati noi i primi a dire loro di cercare un’altra sistemazione”.

Qual è la vostra proposta?

“Incontrarci subito con il sindaco, con te come moderatore, per riaprire entro pochi giorni, non ci sono altre soluzioni. Noi possiamo dimostrare che i canoni che ci chiedono sono ingiusti e che ci sono dei contenziosi in corso, cosa che blocca provvedimenti come quello preso da Zuccalà. Ci sono stati degli errori clamorosi da parte del Comune e io posso dimostrarlo. Sono state invece fatte delle forzature, perché la decadenza sarebbe dovuta partire il 1 ottobre, non ora”.

Ma perché non avete pagato almeno la parte che ritenevate corretta, invece di non versare all’erario nulla negli ultimi 9 anni?

“Non sarebbe cambiato nulla e lo dimostra il fatto che, tra quanti hanno ricevuto il provvedimento, c’è chi ha versato in parte i canoni. Che noi non pachiamo i canoni ne siamo coscienti, ma riteniamo di subire una legge ingiusta e abbiamo aperto dei contenziosi per chiarire questo punto. La cosa scorretta è stata invece da parte dell’amministrazione, che in questo modo ci ha messo alla mercé di tutti come se fossimo dei delinquenti: ci stanno insultando, è stata un’umiliazione che non ci meritiamo, nel dramma che stiamo vivendo. Noi saremmo addirittura da risarcire. Zuccalà avrebbe dovuto comportarsi come il buon padre di famiglia e difendere i suoi concittadini, ascoltando le nostre ragioni: se siamo morosi me lo deve dire l’Agenzia del Demanio, non lui. I beni pertinenziali, con questi canoni assurdi, fanno tutti la stessa fine: diventano ruderi abbandonati. La voce va alzata con i forti, non con noi. Vogliamo quindi rispondere ai cittadini che ci hanno accusato: noi non rubiamo, stiamo solo cercando di far applicare le giuste leggi. Per questo chiediamo il confronto: lì sapremo dimostrare quanti errori sono stati fatti a Pomezia, a partire dall’errata valutazione dei valori OMI, che sono maggiori di quelli applicati in un posto a valenza turistica alta come San Felice Circeo”.

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