Home » News » Cronaca » Pomezia, lettera aperta degli ex dipendenti del Consorzio Universitario: “Pretendiamo gli stessi diritti”

Pomezia, lettera aperta degli ex dipendenti del Consorzio Universitario: “Pretendiamo gli stessi diritti”

Pubblicato il

Duro comunicato degli ex dipendenti del Consorzio Universitario di Pomezia, che chiedono all’Amministrazione spiegazioni sul ricollocamento di tre lavoratori in una nuova società controllata dal Comune, al contrario dei restanti 18, ancora oggi lasciati senza un lavoro. Nella lettera scritta dai lavoratori traspare amarezza, scoramento non solo per l’impiego perso ma anche per il diverso trattamento e destino riservato a quello che, nel 2014, era il gruppo unito di persone a cui venne presentato il conto della chiusura dei locali dell’Università. Poi le strade si divisero: prima il “salvataggio a scadenza” operato in extremis proprio per quelle tre persone – al contrario degli altri per i quali arrivò il licenziamento – quindi oggi la notizia di una nuova riassegnazione. Ovviamente nessuno ce l’ha con loro – anzi, almeno alcune storie sono state a lieto fine – e nemmeno i 18 dipendenti autori del testo: ciò che rivendicano è un’uguaglianza di trattamento che non c’è mai stata, una trasparenza e ancor più un sostegno che, è il loro grido, continuano ad essere negati dall’ammistrazione di Pomezia.

“C’era una volta un “Consorzio per l’Università di Pomezia” che si occupava di gestire la struttura del Selva dei Pini e la Segreteria Universitaria. C’erano i dirigenti, gli impiegati, gli addetti, gli operai ed oggi non ci sono più. Nel cuore del “Consorzio per l’Università di Pomezia” si muovevano 21 anime a cui un po’ la sorte ed un po’ l’umana volontà ha tracciato un futuro plumbeo come quello dei fumi che uscivano dalle bocche delle ciminiere di un’antica Pomezia, un tempo ridente cittadina di lavoratori, ora, tempio di disuguaglianza. Questo accadde: tutti a casa. Tutto qui. Tutto qui? Invece c’è da imbarazzarsi cari Amici, Lettori, Cittadini, Parroci, Studenti, Professori, Cultori della Legalità, Procuratori, Carabinieri, Finanzieri, Poliziotti, Consiglieri, Assessori, Sindaco, Onorevoli, Senatori e Presidenti. E Tu lettore abbi pazienza, e continua a leggere. E mentre leggi indignati, così almeno per una volta ci dimostrerai affetto solidarietà e vicinanza. Correva il giorno 11 marzo 2014.

Questo campeggiava sul sito del Comune di Pomezia : “Campus Selva dei Pini, dopo lo scioglimento del Consorzio per l’università la struttura torna alla Città”. Ed il Sindaco chiosava: “… dal giorno della delibera di scioglimento, la mia amministrazione ha lavorato senza sosta per riprendere quanto prima possesso delle strutture del Campus e destinarle ad attività volte al benessere dell’intera cittadinanza…” Applauso. Complimenti. Bis. Nel frattempo tra i 21 dipendenti fervevano i lavori di guerriglia: manutenzione del verde pubblico, pulizia delle stanze, minibar, reception, turni di guardiania, etc. Insomma un manipolo di furfanti pronti a tutto per respingere il nemico. Anche nella disgrazia, però, c’è chi è misero e chi è più fortunato. Dopo la firma degli accordi internazionali, l’intervento della forza pubblica, dei reparti aerei, dei cani e dei cavalli, la delimitazione dell’intera area sud pontina, del coprifuoco, i 21 diseredati dopo un’aspra lotta ed il fiume di sangue lasciato sul campo di battaglia, hanno dovuto far ritorno alle proprie case, senza un lavoro, una dignità e un pezzo di pane. Addio. Fine. The end.

Ma poi colpo di scena: tre vengono salvati dal destino infausto per “esigenze tecnico-produttive ed organizzative-azìendali” ma con l’avviso che: “verranno attuate le stesse procedure di licenziamento al termine del periodo necessario alla liquidazione”. Insomma, dopo tanto lavoro dei dipendenti, impiegati, dirigenti, consiglieri, etc… qualcuno dovrà pure “liquidare” il Consorzio. Cosa accadde ai tre superstiti dopo la liquidazione? Anche per loro firma degli accordi internazionali, intervento della forza pubblica, reparti aerei, cani e cavalli, delimitazione dell’intera area sud pontina, coprifuoco? NO. Ma come? NO. Ma perché non siamo tutti uguali? Sottigliezze. Quisquilie. Non siamo banali. Sta di fatto che i 18 furfanti, assassini e briganti: a casa senza lavoro. Gli altri tre: in esubero e ricollocati presso la nuova società controllata dal Comune. “La Socio Sanitaria”.
Cosa fa il Sindaco, e cosa fanno gli assessori, i consiglieri, i dirigenti, i funzionari, i cultori della legalità? Come possono permettere questo trattamento? Questo è il motivo che ci spinge a rompere il silenzio e a parlare in pubblica piazza alle orecchie degli impavidi uditori, per portare a conoscenza dei fatti chi non sa o fa finta di non sapere. Caro Sindaco, Assessori, Consiglieri, Dirigenti, Procuratori di Legalità Carabinieri, Cittadini, Amici, Lettori quello che sta accadendo ci riempie di scoramento e angoscia perché riteniamo di essere persone oneste che con dedizione e amore abbiamo offerto i nostri servizi al Consorzio per l’Università e di fatto al Comune che fino a qualche anno fa ne controllava la compagine societaria detenendo il 98% delle azioni. Dall’oggi al domani nonostante le rassicurazioni e le promesse fatte in campagna elettorale, siamo stati mandati via per ragioni che non vogliamo qui discutere ma che sicuramente hanno privato noi tutti di quella dignità e di quell’orgoglio che ci rende uomini e donne nella forma più alta. Dinanzi a questo, tentiamo e tenteremo di portare avanti le nostre convinzioni in tutte le sedi, anche quelle legali, perché un posto di lavoro distrutto è come un bambino che non ha possibilità di crescere. Oggi però quello che alimenta la nostra inquietudine assume la forma più cupa dell’ingiustizia. Quella che si personifica quando sei scelto al posto di un altro senza un GIUSTO confronto, o di una competizione paritaria. E ci chiediamo perché nessuna strada ha evitato a noi il licenziamento e non la ricollocazione, perché gli altri hanno avuto un diverso destino e sono stati mobilitati ed assunti in altre società controllate dal Comune e la domanda la facciamo in particolare all’Assessore Avesani e ai Consiglieri Raspa, Alunni e Pignalosa. Perché la sorte se già è stata benevola con loro, i prescelti, a noi, che siamo a casa sin dal primo giorno della chiusura del Selva dei Pini è sempre servita la cicuta? Se durante le fasi del licenziamento la scelta delle tre unità si fondava su specifici criteri di opportunità, ora quali sono i criteri che giustificavano questa disparità? Caro Sindaco, Assessori, Consiglieri, Dirigenti, Procuratori di legalità, Carabinieri, Cittadini, Amici, Lettori chiediamo GIUSTIZIA, UGUAGLIANZA, PARITA’ DI TRATTAMENTO! Non vogliamo che i “neo mobilitati” vengano licenziati perché sappiamo bene quanto ciò possa ferire l’animo, tuttavia pretendiamo – prima ancora di fare ricorso ad un principio giuridico, ad una posizione di opportunità politica – un uguale trattamento. Non si tratta di convenienza ma di sopravvivenza. Per noi il lavoro è libertà. Al fine di ristabilire la parità di trattamento la giustizia sociale e l’uguaglianza a Voi tanto cara, ci aspettiamo sig. Sindaco l’annullamento dei licenziamenti e la messa in esubero di tutti i dipendenti del Consorzio per Luniversità di Pomezia così come operato per i prescelti, di conseguenza noi ritireremo le cause pendenti evitando ai nostri concittadini altro spreco di denaro pubblico per spese legali. Post scriptum: Sapete cosa accade nel frattempo all’interno della “corte”? Furti per il mancato controllo, abbandono totale dell’area verde, strade interne dissestate e pericolose: non ci pare certo il modo di restituire le strutture del Campus e destinarle ad attività volte al benessere dell’intera cittadinanza…” . Intanto però, manutenzioni impianti, giardinaggio, pulizie e ristorazione vengono affidate a ditte esterne, per le quali si impegnano risorse economiche, con le quali si potevano mantenere in servizio e poi ricollocare il personale in forza brutalmente licenziato.”

Firmato
Ex Dipendenti del Consorzio per l’Università di Pomezia”

Impostazioni privacy