Home Ambiente Il nuovo sogno di Mattia Rifino: girare l’Islanda in bici sensibilizzando sull’ambiente

Il nuovo sogno di Mattia Rifino: girare l’Islanda in bici sensibilizzando sull’ambiente

Il ragazzo di Pomezia partirà alla volta del Paese Nordico ad inizio agosto girando in bici in maniera del tutto eco-sostenibile

Non si definisce nè un travel blogger, nè un ricercatore e ci tiene a specificare che non è il suo obiettivo diventarlo, ma ha come pensiero fisso quello di aiutare il pianeta in cui viviamo.

Si chiama Mattia Rifino, il ragazzo di 24 anni residente a Pomezia che ha le idee chiare rispetto quella che sarà la sua avventura in Islanda. Lo studente pometino è già stato protagonista di avventure simili. Solo per citarne una: nel 2018 dalla Germania arrivò a Northcape a soli 500 km dal Circolo Polare Artico, nel punto più a nord d’Europa.

Oggi sta pianificando la sua nuova spedizione ed ha tanti nuovi obiettivi in testa….

Mattia Rifino in una delle sue avventure in Marocco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chi è Mattia Rifino?

“Parlare di se stessi tirando fuori una presentazione non è mai del tutto facile, si potrebbe raccontare qualsiasi cosa, ma le righe non basterebbero mai. Mi limito a dire che mi chiamo Mattia, sono nato a Roma e vivo a Pomezia fin dalla tenera età. Amo la mia città e la paragono spesso ad un angolo di paradiso a due passi da Roma, pieno di persone con voglia di fare, ricco di attività sportive e posti di svago.

Ancora studente, quando il tempo libero lo permette mi rifugio spesso in montagna tra arrampicate e camminate invernali, non lascio mai il mio amore per il mare, che mi ha visto regatante su barche singole durante la mia infanzia e ogni volta che posso viaggio in bicicletta. Di recente sono arrivato a capo nord su due ruote e pochi mesi fa sono tornato da un giro tra Marocco e Spagna, accompagnato da una tenda e un fornelletto da campo. Amo l’ambiente, i paesaggi che il nostro pianeta sa offrire e rispetto la natura. Non sono un fanatico, ma tengo molto alla terra che ci ospita. Tra lo studio e lo sport c’è anche il lavoro, perché nonostante il viaggiare in bici cucinando pasti improvvisati ai piedi della tenda possa sembrare economico, qualche spesa bisogna sempre affrontarla. Ma anche su questo mi ritengo fortunato, amo quello che faccio e non mi dispiace essere definito un fonico.”

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Com’è nata l’idea?

“L’idea è nata quasi per gioco: stavo programmando un viaggio in solitaria per il mese di Agosto e inizialmente l’obiettivo era quello di “ Alzare l’asticella “. Non sarebbe corretto nascondere che andare alla ricerca delle difficoltà è un modo per sentirmi più vivo, un modo per entrare maggiormente in contatto con il posto che mi circonda e comprenderlo a pieno. Passato qualche mese dal viaggio in Giordania, a Novembre torno in contatto con Alice, una ragazza che di professione è fotografa e videomaker di viaggio ( autrice anche del multimedia “Across Addis” pubblicato da National Geographic Italia ) che mi propone di girare qualcosa di diverso, ma entrambi siamo a corto di idee.

Arriva Dicembre, insieme ad Amerigo partiamo per il Marocco in compagnia delle nostre biciclette e durante questa nuova avventura scopro in me un incredibile voglia di trasmettere quanto sia dannoso l’inquinamento, quello derivato soprattutto dall’inconsapevolezza dei problemi ambientali causati dalla plastica e quanto negli ultimi anni sia diventata una persona quasi “plasticofobica”.

Gennaio, torno da Siviglia caricando la mia bici su un aereo per Roma e chiamo Alice, le racconto del mio programma estivo e poi comincio a divagare su alcuni recenti studi riguardo lo scioglimento dei ghiacci. Il mio bisogno di fare qualcosa per il nostro pianeta ha iniziato a prendere il sopravvento, a tal punto da trascorrere notti intere a leggere ricerche e a conversare con persone a riguardo, arrivando fin nell’altro emisfero.

Scopro così nuove informazioni sull’Islanda e inizio a capire che sarebbe la meta giusta per dare vita ad un progetto di ecosostenibiltà, ma altresì, molto dura per un viaggio in bici, forse un po’ troppo; è un ambiente famoso per la sua ostilità, per il suo meteo incerto che non conosce vie di mezzo, capace di passare dalle rare giornate di sole e calma, alle frequenti tempeste accompagnate da forti venti che spesso fanno cadere a terra chi la sfida in bicicletta. Insomma, un incubo per chi usa la tenda come luogo di pernotto e cucina su una fiamma larga quanto una tazzina di caffe.”

 

Cosa ti ha ispirato?

Premetto che vengo da sport di mare, forse di montagna negli ultimi cinque anni, ma il mare non l’ho mai abbandonato del tutto! In India il primo shock, disinformazione pressoché totale e menefreghismo puro riguardo l’ambiente. Sono tornato a casa con molto dolore da quel magnifico paese.

La storia cambia poco in nord Africa e nel medio oriente, purtroppo. Nel nostro paese potremmo fare di più, ma i giovanissimi stanno crescendo sulle basi di chi rema contro la salvaguardia del pianeta a causa dei forti interessi economici che ne derivano, sulle basi di chi si culla su frasi come “ormai è troppo tardi “ o “ solo io la penso così, quindi è inutile che faccia qualcosa per l’ambiente “. Non è giusto e soprattutto non è corretto, perché andando avanti con gli anni, molti paesi potrebbero scomparire e molte bellezze naturali andrebbero perse, negate a chi ancora non ha avuto la fortuna di ammirarle.

La tecnologia è tutto, ma va accompagnata dall’ecosostenibiltà, questo potrebbe essere, a mio avviso, il binomio perfetto per un futuro vero e costruttivo. Non voglio fare esempi, tramite internet e media se ne conoscono fin troppi, ma come scritto nella mia raccolta fondi da me medesimo, nazioni come l’Islanda rischiano di andare persi a causa di eventi come lo scioglimento dei ghiacci più in fretta di quanto si possa pensare.

Chiedo ai ragazzi giovanissimi – voi l’avete vista quell’isola? Probabilmente i vostri genitori sì, portando con se fantastici ricordi, ma tu che ancora manchi all’appello, vuoi davvero crescere con un conto alla rovescia pensando che se non ti sbrighi sarà troppo tardi? Chiedo a chi ha qualche anno in più, raccontando che il Geyser originale, quello che da il nome a tutti i geyser del mondo, è stato tappato ( Come? I turisti gettavano pietre nell’apertura, pensando che stimolasse l’acqua bollente a uscire, inconsapevoli del fatto che, così facendo, ne stavano otturando il foro )-

Chiedo a voi che avete avuto la fortuna di ammirare quello spettacolo offerto dalla natura: che effetto fa non poter consigliare quel posto, perché non più esistente? Non siamo molto lontani dal poter paragonare domande come questa applicate alla barriera corallina Australiana, ai ghiacciai delle montagne più belle del mondo, alle foreste immense ormai vittime di incendi e deforestazione, ai mari pieni di fauna, ormai quasi scomparsa o agli animali estinti in varie parti del globo.

Questo è ciò che mi ha ispirato, questo è ciò che mi sta indirizzando ad insegnare ai ragazzi che spesso seguo in mare, a tenere ben custodito l’incarto di una barretta energetica per poi buttarlo una volta tornati a terra, perché se lasciato in mare, può far più male di quanto è lecito pensare. C’è che va alla ricerca di onde in giro per il mondo, e si ritrova a galleggiare su isole di plastica, c’è chi accompagna i trekker sui ghiacciai e adesso utilizza i sandali dove prima indossava i ramponi, c’è chi, inconsapevole di questo, getta le cartacce a terra, pensando che non ci sia differenza tra inquinamento, smaltimento e riciclaggio.”

Che progetti hai per il futuro Il mio futuro?

“Ancora non l’ho deciso, sicuro è che dopo il conseguimento della laurea per la quale sto studiando, trascorrerò svariati mesi in giro per il mondo per conoscere nuove culture e chissà, magari per portare avanti progetti ad impatto zero o di sensibilizzazione. Non lo farò per me, ma per il pianeta che ci ospita e per le generazioni future, che si meritano tutto quello con cui siamo cresciuti e ancor di più. Non mi reputo né sognatore, né fanatico, ma rimanere a guardare con tutto quello che sta succedendo, non è nel mio modo di fare.

Un’idea che mi gira per la testa è di seguire la linea del viaggiatore Dino Lanzaretti, che si sta adoperando per diffondere l’uso della bicicletta come il più onesto e meraviglioso modo per conoscere il mondo. Dando piena ragione al suo punto di vista, sto cercando di unirmi a lui, diffondendo per quanto mi sia possibile, questa verità.”