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Il delitto Casati-Stampa: lo scandalo, il diario segreto e le passioni del marchese Camillo

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il marchese e la moglie

Il delitto Casati Stampa, noto anche come delitto di via Puccini, fu un duplice omicidio commesso il 30 agosto 1970 nella villa del marchese Camillo Casati Stampa Di Soncino, a Roma. 

marchese e la moglie
Il delitto Casati – Stampa – Ilcorrieredellacittà.com (Foto da Wikipedia)

 

Nell’elegante quartiere del Pincio, a due passi dai Parioli e dalla via Veneto della Dolce Vita, andavano in scena amori e tradimenti, tra fenicotteri rosa e salotti pomposi. 

Il delitto Casati Stampa

Camillo Casati Stampa di Soncino, marchese di Casate, classe 1927, arriva da una delle più antiche famiglie nobiliari di Milano. Sua madre, Luisa Casati Stampa, eredita cognome e averi dal suo primo marito. Ricchezza, si sa, non sempre fa rima con felicità: il marchese cresce in una famiglia anaffettiva, che gli regala un’infanzia per nulla gioiosa. 

Con l’età, il marchese si fa spazio tra i nobili lombardi. Tra feste mondane, salottini e battute di caccia, diviene noto per la sua intemperanza. Nel 1950 il marchese sposa la ballerina Letizia Izzo. Dalla loro unione, l’anno seguente, nasce la piccola Anna Maria.

Sette anni dopo, nel 1958, durante una festa a Cannes, un incontro cambia per sempre il destino del marchese. Camillo Casati perde la testa per Anna Fallarino, moglie dell’ingegnere Giuseppe Drommi. Decide che quella donna diventerà sua. A quella stessa festa c’è un altro pretendente della Fallarino, Porfidio Rubirosa. L’uomo, noto playboy, tenta un approccio piuttosto audace: poggia la sua mano sulla spalla nuda della donna. Scoppia una rissa tra il marito della donna e il dominicano. È a quel punto che entra in scena il marchese, che fingendo di aiutare l’ingegnere, coglie l’occasione per farsi notare dalla donna

Anna Fallarino, classe 1929, arriva da una famiglia della piccola borghesia di Benevento. Il padre è un impiegato, la madre una casalinga. Quando lei ha appena tre anni, la mamma va via di casa per fuggire con il suo amante. Il padre decide quindi di affidarla a sua sorella, che però non gradisce affatto quella responsabilità, e distrugge l’infanzia della piccola Anna, facendola sentire sempre come un peso non gradito.

A 16 anni, Anna si trasferisce a Roma a casa di uno zio. Lì conosce Remo, garzone di un macellaio, con cui presto si fidanza. Ad Anna, però, quella vita sta troppo stretta e quindi cerca di sfruttare la sua bellezza per fare carriera nel mondo dello spettacolo, mentre la storia con Remo finisce.

Nel 1950 Anna ottiene una piccola parte in un film di Totò, Tototarzan. È l’occasione giusta per farsi strada nel jet set capitolino. Conosce l’ingegnere Drommi, rampollo di una famiglia alto borghese, con cui convola a nozze qualche mese dopo. Poi arriva la serata a Cannes e l’incontro con il marchese Camillo, da cui Anna Fallarino resta particolarmente colpita. I due diventano amanti. Poco dopo rompono i rispettivi matrimoni e l’anno successivo si sposano. 

I gusti del marchese

Sin dalla prima notte di nozze, la neo sposa scopre i gusti particolari del marito. Una volta in hotel, il marchese ordina una bottiglia di champagne. Quando arriva il cameriere, lo costringe a restare ai piedi del letto e ad assistere a un rapporto sessuale tra lui e la moglie. Dopodiché tasta i genitali del giovane, per assicurarsi che abbia avuto un’erezione e lo manda via. 

Anna scoprirà ben presto che quello è solo l’inizio. Camillo Casati ha il triolismo: una parafilia che lo porta ad avere interesse sessuale guardando la sua donna mentre fa l’amore con altri uomini. Quel modus operandi diventa la routine della coppia: il marchese paga uno o più uomini per andare a letto con la moglie e poi si gode lo spettacolo. Dopo aver compiuto il loro dovere, sono tenuti ad andare via subito. Il marchese annota anche tutti i dettagli degli incontri sessuali in un diario e scatta molte fotografie, sia alla moglie sia degli incontri. 

Da anni, la famiglia Casati Stampa ha la concessione, in accordo con lo Stato, di un’isola nel Tirreno: lo Zannone, facente parte delle isole Pontine. Ogni estate la villa del marchese Casati diventa un fortino del piacere, con un andirivieni continui di virgulti maschili, pronti a soddisfare i suoi più perversi desideri.

Anna però inizia a stancarsi di quella routine e pian piano inizia a ridurre gli incontri. Tra la fine del 1969 e l’inizio del 1970 entra in scena un giovane universitario, Massimo Minorenti, classe 1945, richiamato più volte per volontà del marchese e della stessa moglie. Il marchese Casati non si accorge che tra sua moglie e Minorenti nasce un sentimento.

massimo minorenti
L’amore tra Anna Ferillo e Massimo Minorenti – Ilcorrieredellacittà.com

 

I due iniziano a vedersi regolarmente. Camillo ovviamente non ci sta e ordina alla sua consorte di eliminare per sempre il giovane amante dalla sua vita. Anna finge di assecondarlo, ma in segreto continua a coltivare l’amore proibito con il giovane studente

Il delitto

Nell’agosto del 1970 il marchese viene invitato nella tenuta dei Marzotto, nel Vicentino, per una battuta di caccia. La moglie decide di restare a Roma nella residenza di via Puccini.

Alle quattro del mattino del 30 agosto il marchese Camillo chiama sua moglie, ma al telefono risponde Massimo Minorenti. Riattacca subito, ma dopo qualche minuto richiama. Questa volta risponde Anna. Nasce una violenta discussione. A quel punto il marchese sale in auto e torna a Roma. Ad attenderlo trova, nel salotto di casa, sua moglie e il suo amante, pronti a chiarire l’equivoco.

Il marchese allontana la servitù, chiude a chiave la porta della stanza, afferra uno dei suoi fucili da caccia, un Browning calibro 12. Colpisce prima Anna, per tre volte, poi due volte Massimo Minorenti e infine, con quella stessa arma, si toglie la vita, sparandosi un colpo sotto il mento. 

Sarà quello l’inizio del cosiddetto delitto Puccini. Il caso è stimolante: famiglia nobile, gelosia e ossessioni sono gli ingredienti di quello che – di lì a breve – diventerà un caso mediatico. I media ci si tuffano a capofitto. A un certo punto, non si sa come né per mano di chi, vengono fuori i diari hot del marchese e le foto di Anna Fallarino. Lo scandalo è ormai pronto per essere divorato dalla gente. 

Il giallo dell’eredità

Sulle copertine finisce, non volendo, l’unica figlia di Camillo, Anna Maria Casati Stampa. All’epoca dei fatti la ragazza ha 19 anni, quindi è ancora minorenne (soltanto nel 1975 la maggiore età passerà dai 21 ai 18) e quindi le serve un tutore legale per intascare l’eredità paterna. C’è però un altro problema, ovvero il testamento. Il marchese ha lasciato alla figlia soltanto un quadro e 100 milioni di lire, tutto il resto lo ha destinato alla moglie. Se Anna Fallarino fosse morta dopo Camillo, avrebbe ereditato, seppur per pochi istanti, tutte le proprietà dei Casati Stampa. A quel punto l’eredità sarebbe passata in mano ai parenti della defunta, non avendo lei eredi diretti. 

Entra in scena – a questo punto – un giovane avvocato calabrese, Cesare Previti, su mandato della famiglia di Anna Fallarino, che cerca di dimostrare che la donna sia morta dopo il marito, ma l’esame autoptico non conferma questa versione. Nel 1973, quando la figlia del marchese si trasferisce in Brasile, decide di assoldare un legale, Giorgio Bergamasco, che si occupi dei debiti lasciati dal padre. A questo punto fa di nuovo capolino Cesare Previti, che offre il suo aiuto a Bergamasco e gradualmente diventa praticamente l’unico mediatore dell’affare.

Previti riferisce alla figlia del marchese, ormai diventata maggiorenne, che un suo conoscente vorrebbe acquistare una delle tenute di famiglia ad Arcore, in Brianza. Si tratta di Villa San Martino, 4mila metri quadrati di bellezza e magnificenza, circondati da ettari di terreno. L’offerta per l’acquisto ammonta a 500 milioni di lire. Anna Maria ovviamente ha intenzione di rifiutare, ma il legale calabrese le dice che la somma si riferisce al solo immobile, spoglio di tutto quello che vi è custodito all’interno, tra quadri preziosi e opere d’arte. Anna Maria ha bisogno di liquidità e accetta.

La vendita diventa una permuta: l’acquirente dà ad Anna Maria 800 azioni di una delle sue società, e in cambio ottiene la Villa San Martino, tutto quello che vi è all’interno e dei terreni a Milano. Un affare per l’uno, una trappola per l’altra. Nel 1974 il nuovo padrone di casa si stabilisce nella villa, ma il rogito verrà effettuato soltanto nel 1979: per cinque anni, quindi, Anna Maria Casati Stampa continua a pagare le tasse sull’immobile.

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L’acquisto di Villa San Martino da parte di Silvio Berlusconi – Ilcorrieredellacittà.com

 

L’imprenditore le offre di riacquistare le azioni che le aveva venduto. A quel punto Anna Maria prende i soldi e chiude per sempre con la storia della sua famiglia. L’imprenditore milanese, che era riuscito ad acquistare la villa e i beni dei Casati Stampa, era il giovanissimo Silvio Berlusconi. Nei primi anni Ottanta Berlusconi chiederà una fideiussione, offrendo la prestigiosa tenuta di Arcore come garanzia: la villa verrà valutata oltre sette miliardi di lire. Ad oggi, il valore stimato di Villa San Martino supera i 50 milioni di euro. 

FOTO IN EVIDENZA CREDITS URBANPOST

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