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Inchieste e Approfondimenti

Torvaianica, c’era una volta la “Piazza di Biagio”: da ristorante dei VIP a Ecomostro, la storia di uno dei luoghi più iconici del litorale

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Biagio in piazza ungheria a Torvaianica

“Ci vediamo in piazza”. In ogni posto del mondo, in passato è sempre stato così. Adesso molto meno, tra la tecnologia e la digitalizzazione che hanno reso gli incontri sempre più virtuali e gli ultimi due anni di pandemia che ci hanno chiusi in casa più del dovuto. La piazza è sempre più deserta. Come quella di Torvaianica, che adesso è vuota, ma un tempo pullulava di vita, almeno da inizio giugno a fine settembre, tanto che non si riusciva a passare e si restava fermi in coda.

Ma era bello così. E a Torvaianica la piazza è sempre stata sinonimo di “Biagio”. Anche se ormai da anni l’ecomostro ha presto il posto di quello che una volta era il centro della mondanità del litorale pometino e non solo, sono in molti a ricordare i fasti della struttura fondata da Biagio Masone e sua moglie Giovanna nel lontano 1930.

Da ristorante dei vip a ecomostro: la storia – gli inizi

All’epoca inizia tutto quasi per caso. Biagio, pescatore di Minturno, già dal 1920 veniva a Torvaianica, ma solo nel periodo estivo. Poi, 5 anni dopo, decide di trasferirsi con tutta la famiglia. All’epoca ha 2 figli, a cui ne seguono altri 6. Giovanna, sua moglie, lo supporta in questa nuova avventura. Mentre cresce i bambini, sfrutta le sue doti di ottima cuoca: insieme al marito decidono di aprire, nel 1930, un piccolo ristorante sulla spiaggia, là dove adesso c’è piazza Ungheria.

La prima trattoria

Decidono di chiamarlo la “Trattoria dei Cacciatori”. Intanto Biagio continua a fare il pescatore di telline: grosse e saporite. Molte vengono vendute fino ad Albano, altre le tiene Giovanna per cucinare la sua specialità, gli “spaghetti alle telline sgusciate”, che in poco tempo diventano rinomati tra i clienti che arrivano da Roma e dai Castelli. Gli affari della coppia vanno bene e poco dopo l’attività si ingrandisce con un emporio che vende un po’ di tutto. A Torvaianica iniziano a vedersi altre casupole, abitate perlopiù da pescatori e cacciatori. Ci sono i primi abitanti stabili.

Lo scoppio della guerra

Ma pochi anni dopo arriva la guerra. La situazione degenera. Biagio è costretto a scappare a Roma con la sua famiglia, ospite di una cliente che gli mette a disposizione la sua casa nel quartiere Prati. Deve lasciare il ristorante, la sua barca da pescatore, la sua attività. I tedeschi hanno preso tutto. Quando riesce a tornare nel 1945, alla fine della guerra, deve rimboccarsi le maniche e ricominciare da capo: la sua casetta non c’è più, il ristorante annesso nemmeno. Biagio, la moglie e i figli non si perdono d’animo. Ci mettono del tempo, ma ricostruiscono la casa e il ristorante.

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Torvaianica diventa famosa: il caso Montesi

Ed è proprio dopo aver terminato la ricostruzione del locale che succede un bruttissimo caso di cronaca nera che porta Torvaianica sotto i riflettori. La mattina dell’11 aprile 1953 fu ritrovato sulla spiaggia di Torvaianica il cadavere di Wilma Montesi, una ragazza romana di 21 anni, sparita nel nulla tre giorni prima, dopo una gita solitaria a Ostia, dove era andata per un “pediluvio”. Il ritrovamento e il conseguente clamore del nome dell’allora piccolissima località, formata da poche case e casupole e qualche villetta, fu un avvenimento di cui tutti gli abitanti si ritagliarono un personale ricordo, poi tramandato alle generazioni successive.

Per certi il coinvolgimento fu più interessato o meno trasparente: qualcuno ebbe il suo momento di notorietà, sballottato qua e là per l’Italia a rendere testimonianze su eventi che coinvolsero pesantemente personaggi dello spettacolo e protagonisti della scena politica di quegli anni. Wilma Montesi è il “mito fondante” di Torvaianica, che da posto sconosciuto divenne improvvisamente nota a tutti. La sua morte, infatti, vedeva implicati personaggi altisonanti. Tra i primi a vedere il corpo della ragazza ci fu anche Biagio Masone. Gli investigatori usarono il suo ristorante come base, perché era l’unico in zona ad avere il telefono. Da quell’anno i turisti iniziarono ad arrivare a frotte, attirati in maniera quasi morbosa.

Fellini e Biagio: la Dolce Vita in piazza

Subito dopo, un altro evento, stavolta positivo, incrementò la popolarità di Torvaianica. Il grande regista Federico Fellini decide infatti di girare qui alcune scene del film “La Strada”. Nella pellicola si vede la chiesa, ancora in costruzione, e il ristorante da Biagio, con l’insegna dell’epoca, che recitava “Da Biagio” e poi “Tutti i comforts”. La pellicola l’anno seguente vince l’Oscar come miglior film straniero. E Torvaianica esplode come località dei vip. Fellini, che durante le riprese amava andare a mangiare dalla signora Giovanna, viene ricordato come una persona squisita. Così come il protagonista Anthony Quinn e il resto della troupe. Ma a frequentare il ristorante, golosi dei famosi spaghetti con le telline sgusciate, sono tanti vip. Tra loro figura anche Arnold Schwarzenegger, che per un breve periodo ha abitato a Torvaianica. Tra i personaggi italiani, i clienti affezionati erano Ugo Tognazzi, Riccardo Cocciante, Sergio Fantoni e Marisa Merlini.

La struttura cresce insieme alla piazza, tant’è che vi si identifica. E lo fa talmente bene che sui biglietti dell’autobus dell’epoca, negli anni ’60, invece che la scritta Roma-Torvaianica viene riportato: “Roma-Biagio”, come se l’azienda dei Masone fosse il simbolo di quella piazza. Ed evidentemente lo era. C’è una sola corsa al giorno, va la mattina e torna la sera. Su questo la situazione era peggiore di quella di oggi. L’azienda che gestiva i trasporti la Piga, adesso scomparsa. Torvaianica continua a crescere ed espandersi. Tra speculazione edilizia e nuovi arrivi, sono sempre più le persone che riempiono il litorale pometino.

Il boom si registra intorno agli anni ’80. Ugo Tognazzi, con il suo Torneo di tennis che vede attori e cantanti alla ricerca dello Scolapasta d’oro, porta a Torvaianica decine di vip. E con loro la gente comune, che riesce a incontrare il divo preferito senza allontanarsi troppo da casa. Biagio è sempre al centro di questa espansione. L’architettura del ristorante e dell’albergo, che prima si chiamava “Hotel Miramare”, è cambiata nel tempo, l’attività è passata di mano ai figli e ai nipoti. Dopo la morte di Biagio, nel 1964, a gestire il tutto erano quattro degli otto figli. Poi, agli inizi degli anni 2000, gran parte della struttura viene venduta a una società, che doveva trasformarla in un centro benessere, con tanto di piscina termale.

Nasce l’ecomostro – il declino

Ma questo non succede: la struttura, vista l’impossibilità ad andare avanti con i lavori, viene abbandonata. Inizia un lento ma inesorabile declino, che somiglia – purtroppo – a quello della città. Dai periodi fastosi, con il pienone costante, alle stagioni morte. Poca gente, degrado sempre più evidente, trascuratezza dell’ambiente. Torvaianica appare brutta anche ai turisti, che scappano verso mete più appetibili, lontane, oppure vicine, come Anzio e Nettuno, oppure Ostia e Fregene. Qui non ci sono servizi, non ci sono attrattive per i giovani. Niente eventi che possano compensare le mancanze. Niente più vip. Ma in compenso abbiamo questo scheletro che incombe sulla piazza, sempre più brutto e fatiscente.

Dentro ci vanno i disperati. Perlopiù stranieri, quasi sempre irregolari. Spacciatori, venditori di qualsiasi cosa. Le nostre inchieste hanno documentato cosa c’era all’interno: la grande sala trasformata in un bagno immenso, le stanze devastate, distruzione e rifiuti maleodoranti ovunque. Resta così per anni, fino alle aste inizialmente andate deserte e all’acquisto da parte del Comune. A ottobre del 2021 l’amministrazione si aggiudica l’asta e acquista la struttura per un importo complessivo di 610 mila euro.

A settembre di quest’anno verrà demolita per allargare la piazza. «Come già annunciato, l’abbattimento dell’ecomostro è previsto immediatamente dopo la fine della stagione estiva che non vogliamo intralciare con lavori così importanti nella piazza principale di Torvaianica», ha spiegato Zuccalà.

«L’evento sarà talmente importante per la nostra città, che vogliamo condividere più possibile con i cittadini quello che sarà il nuovo volto di Torvaianica, per questo avvieremo incontri e iniziative con la cittadinanza, con l’obiettivo di una progettazione partecipata di ciò che sarà la nuova piazza Ungheria», ha aggiunto il Primo Cittadino.

Biagio, dai ricordi del passato alle speranze per il futuro

Ma non verrà demolita tutta la struttura: una parte, infatti, appartiene ancora a Biagio Masone. Junior. Il nipote di quel Biagio che ormai 100 anni fa aveva dato inizio alla storia della piazza di Torvaianica, oltre che della sua famiglia.

“Io qui ci sono nato, ci ho passato la vita e ho tutti i miei ricordi”. Porta lo stesso nome del nonno e come lui è legato a questa piazza. Quando era più piccolo, lo chiamavano Biagino, per distinguerlo dal parente anziano, anche se non lo ha mai conosciuto. È l’unico a essere rimasto a lavorare nella struttura originaria creata dal nonno. Gestisce il negozio di tabacchi che si affaccia tra piazza Ungheria e viale Spagna. Questa piazza, quando lui era adolescente, era il centro della mondanità: sempre piena, in certe serate si faceva fatica a passare.

La tabaccheria Biagio in piazza ungheria a Torvaianica ai piedi dell'ecomostro

L’intervista

I giovani si ritrovavano con le comitive, le famiglie venivano a prendere il gelato. Era il posto ideale per conoscersi, qui si si girava anche 20 volte intorno alla piazza per farsi notare da qualcuno che si reputava interessante, fino a quando finalmente si riusciva nell’intento o fino a quando si capiva che non era proprio aria. “Erano proprio altri tempi. Erano gli anni ’80. Qui girava davvero bella gente, era pieno di giovani”.

Quali sono i tuoi ricordi?

“Tutto era molto incentrato sulla piazza. Prima eravamo di meno, ci si conosceva tutti. D’estate arrivavano in tantissimi, ma solitamente erano sempre le stesse persone. Arrivavano da bambini, crescevano qui. Torvaianica era davvero una bella realtà, il posto ideale per le vacanze delle famiglie, ma anche per i ragazzi, ce n’erano tantissimi”.

E i vip?

“Anche quelli. Da noi sono sempre venuti, a partire dai Tognazzi. Questo era un punto di ritrovo più esclusivo di Ostia. La mondanità vera era qui”.

Perché questo declino?

“Perché le varie amministrazioni che si sono succedute non hanno creduto in Torvaianica come vero luogo vacanza e non ha dato valore al suo lungomare. Ha rivolto maggiore attenzione alla parte industriale e a Pomezia città. Mentre qui, con la nostra bellissima spiaggia, c’erano da fare grandissime cose. Avevamo un potenziale che non è stato minimamente sfruttato e che purtroppo adesso in gran parte è andato perso. Si sarebbe dovuto fare un porticciolo per i pescatori, per rendere più gradevole la loro sistemazione, ma ci sarebbero state tante altre cose da fare – e da non fare – per rilanciare il turismo in questa città. Ma sembra quasi che nessuno ci abbia mai creduto. Eppure Torvaianica avrebbe potuto avere tutto un altro destino”.

Di certo l’immagine che ha avuto con la struttura abbandonata proprio in piazza nell’ultimo ventennio non ha aiutato. Una “cartolina” molto differente rispetto a quelle che produceva e vendeva tuo nonno negli anni ’60. Tu come hai vissuto il degrado di questa struttura e quanto pensi abbia pesato nel declassamento complessivo della città?

“Anche in questo caso penso che ci sia molta responsabilità da parte delle varie amministrazioni comunali, che hanno ‘concesso’ troppo a chi aveva preso in concessione la struttura dopo di noi. Sarebbe servita maggiore attenzione a quello che stava succedendo sin dall’inizio. Occorreva far rispettare le scadenze di fine lavori, per esempio. Non bisogna arrivare a questo stato di degrado”.

Degrado con anni e anni in cui la struttura è stata occupata abusivamente.

“E nessuno faceva niente. Nonostante fossimo in piazza, con la municipale che girava in continuazione e vedeva quello che succedeva, con gente che entrava e usciva, non c’era nessuno che intervenisse”.

E adesso?

“Anche adesso la situazione non è che sia cambiata molto. Da quando il Comune ha acquisito la proprietà sono state chiuse tutte le entrate, è vero. E dentro è stato tolto tutto lo schifo che c’era. Ma l’incuria e il degrado sono rimasti. Nessuno si prende cura di quest’area. Lo dimostra il fatto che qualche giorno fa dentro l’area c’è un gatto morto da ormai 3 mesi. Si trova a circa due metri dal cartello in cui si avverte che i gatti che si trovano qui fanno parte di una colonia comunale. Quindi, dovrebbe occuparsene il Comune. Sono 3 mesi che stiamo chiamando la municipale per chiedere di rimuovere questo povero gatto, ma nessuno ci ascolta. Sono venuti a vedere, ma il gatto è rimasto lì. Ormai si è decomposto. A parte il cattivo odore e la questione igienica, mi chiedo: ma non era un gatto della colonia felina del Comune? Perché lasciarlo morto così, povera bestiola? Una volta, sempre a causa del degrado e della mancata pulizia dell’area da parte del Comune, siamo stati invasi dai topi. E non parlo dei topolini di campagna”.

Cosa si sarebbe dovuto fare?

“Innanzi tutto tenere pulito. E magari, per non far vedere questa bruttura, mettere dei teli con delle immagini di quello che sarà, come si fa in tante altre parti, per coprire questa oscenità”.

Adesso che verrà abbattuto, cosa succederà alla tabaccheria Biagio, unica parte rimanente di tutta questa storia che abbiamo appena raccontato?

“Ho avuto rassicurazioni dal Comune riguardo la mia porzione di struttura. Ancora non si conoscono i dettagli del progetto che vede l’abbattimento e il mantenimento di una parte. Spero che facciano qualcosa di carino, ristrutturando bene la parte che non verrà buttata giù. So che inizialmente avrò dei disagi, ma se il risultato finale sarà una piazza più gradevole per tutti, ben venga”.

Qual è il ricordo più bello che hai di “Biagio”, inteso come il bar e il ristorante?

“La gioventù che lo frequentava. C’era tanta gente, tanto movimento. Noi aprivamo il bar alle 6 del mattino e mio padre chiudeva, soprattutto d’estate, alle 3 di notte. Praticamente stavamo quasi sempre aperti. C’erano tantissimi giovani. E posso assicurare che erano perlopiù bravi ragazzi. C’era davvero bella gente. Purtroppo adesso è cambiato tutto. Insieme alla bella gente ci sono anche altri tipi di persone…”

Si ringrazia per le foto il gruppo Facebook “Rivogliamo la Torre a Torvaianica” 

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