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Ardea: «Stop alla Pomar della Nuova Florida», il Sindaco firma l’ordinanza di chiusura

E’ stata fermata la produzione dell’impianto per la produzione di energia elettrica da scarti della produzione agricola presso la Pomar di Ardea. «Sono numerose le irregolarità riscontrate e oggi ho emesso l’ordinanza di chiusura della produzione», ha dichiarato il Primo Cittadino. 

Nel testo, di seguito riportato in un suo stralcio, il Primo Cittadino impone all’azienda tutta una serie di prescrizioni: tra i problemi principali, sollevati nel tempo dai cittadini, vi è senza dubbio quello della “puzza” proveniente dall’impianto, specie d’estate. La Pomar, negli anni recenti, dal canto suo, ha sempre cercato di rassicurare la cittadinanza, dichiarando come all’interno del sito sia tutto «naturale» e aprendo talvolta, a chi ne faceva richiesta, le porte del proprio impianto.

Adesso però è arrivato questo nuovo provvedimento di chiusura che fa seguito ad uno analogo firmato nel 2014; del resto l’attuale Sindaco di Ardea Mario Savarese non aveva mai nascosto la sua avversione all’impianto: «Essere a norma o in regola non vuol dire avere il diritto di “appestare” letteralmente la popolazione: quegli odori così forti sono una fonte di stress inquantificabile e non possono essere tollerati», dichiarava il Sindaco pentastellato giusto due anni fa.

Il testo dell’ordinanza 

«Il Sindaco ordina […] (a) Di sospendere immediatamente l’attività di produzione di energia elettrica da Biogas, fino all’ottemperanza alle prescrizioni di seguito impartite:

  • (b) Osservare tutte le prescrizioni impartite dal Servizio Igiene e Sanità Pubblica (SISP) della Asl Roma 6, contenute nella nota di cui al Prot. gen. nr. 55327 del 17/10/2019, che qui si intende integralmente richiamata facendone parte sostanziale del presente provvedimento;
  • (c) Riparare immediatamente le nr. 2 crepe riscontrate sulla vasca contenente il digestato, ovvero il materiale trattato dai digestori, delle quali una presentava delle perdite; (d) Provvedere ad idonea copertura della vasca contenente il digestato, al fine di evitare emissioni odorigene moleste;
  • (e) Disostruzione delle griglie di raccolta delle acque meteoriche di dilavamento del piazzale insistente in prossimità dei magazzini del materiale in stoccaggio, con idoneo controllo del flusso di raccolta delle stesse per il successivo trattamento;
  • (f) Trattamento periodico delle acque meteoriche di dilavamento del piazzale, insistente in prossimità della sala macchine posizionata sotto i digestori, che confluisce in un serbatoio posto nelle immediate vicinanze delle stesse;
  • (g) Previsione per tutti i materiali conferiti (ad eccezione della sansa di olive) di tempi di stoccaggio che non superino il fabbisogno di due giorni dell’impianto;
  • (h) Realizzazione di aree di stoccaggio dei materiali utilizzati per alimentare i digestori, completamente chiuse prevedendo il trasferimento ai digestori delle stesse con modalità “ermetiche” atte a limitare la fuoriuscita di odori nel coso della loro lavorazione; in modo tale che le trincee vengano aperte limitatamente alle fasi di carico, riducendo così l’esposizione delle materie usate.

Ancora Savarese: «Fermata la “puzza”»

«Il lavoro congiunto della Polizia Locale guidata dal Comandante Ierace, svolto in stretta collaborazione con il Dott. Giammattei – che ringrazio – dell’ASL e con l’ARPA Lazio che ha compiuto prelievi e analisi sui campioni, hanno consentito di arrivare a determinare le criticità e di conseguenza lo stop alle attività.
Quest’azienda in attività dal 2013 ha sempre provocato grossi problemi alla cittadinanza per via delle esalazioni maleodoranti che provengono dall’impianto», dichiara Savarese.

«Un’attività consentita da una legge dello stato che mai ha tenuto conto delle ripercussioni negative sulla popolazione che questi impianti potevano procurare. Totalmente assente la Regione Lazio e l’ex provincia di Roma che mai hanno regolamentato l’attuazione della legge a salvaguardia dei cittadini ma sempre nell’ottica di favorire una produzione di energia falsamente alternativa e affatto concorrenziale. Se non fosse per il premio elargito dai cittadini stessi in termini d’incentivi, questi costosi e “puzzolenti” impianti, oggi non esisterebbero. Esistono creando un doppio danno alla cittadinanza, economico e sanitario dagli innumerevoli risvolti», prosegue Savarese. 

«Abbiamo fermato giusto pochi mesi fa una ditta di Aprilia che versava nel nostro territorio il prodotto secondario di impianti che produco energia dai rifiuti. Ci sono state indagini sfociate in arresti. Ora la Pomar. Da sempre combattiamo questa battaglia alla stregua di Donchisciotte perché i “mulini” nostri avversari sono nelle istituzioni, ma non ci arrendiamo. In Consiglio comunale, ed ora in Regione Lazio in attesa della ratifica, abbiamo approvato una variante al regolamento edilizio comunale (Art. 25) che impedisce nel comune di Ardea la proliferazione di questi impianti se realizzati in prossimità dei centri abitati. Ringrazio per questo il grande lavoro fatto dai miei consiglieri ed in particolare dal Dott. Fabio Nobili che ne ha curato la parte tecnica», ha concluso il Sindaco.