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Fugge da Ostia perché perseguitata dagli usurai: “I clan volevano farmi prostituire e far del male ai miei figli”

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Usura ad Ardea

Una nuova storia di usura per le strade di Ostia, come purtroppo troppe se ne sentono in questo quadrante della Città. Questa volta la vittima è una donna, una madre di famiglia di 51 anni con figli a carico, colpevole unicamente di aver subito le forti ripercussioni della pandemia da Covid-19 sulla gestione della propria attività commerciale: un ristorante, sempre nella zona del litorale lidense, aperto addirittura dal propria nonna diversi decenni prima.

Gli strozzini di Ostia perseguitano la ristoratrice

La ristoratrice ha avuto il coraggio di denunciare tutto quello che sta subendo dal 2020, soprattutto motivata dall’idea di tutelare al meglio la vita dei propri figli. La signora racconta con grande lucidità il dramma che sta vivendo e che l’ha portata ad abbandonare la zona di Ostia, nonostante questo ancora non sia servito del tutto ad allontanare le minacce e gli atti persecutori dei propri strozzini: “I miei problemi iniziano poco prima della pandemia – racconta la donna – quando decido di ristrutturare il ristorante di famiglia gestito prima da mia nonna, poi da mia mamma e infine da me. L’attività tutto sommato andava abbastanza bene, ma poi arriva il Covid, il lockdown, e non ho più potuto lavorare. Per un po’ sono riuscita a fare fronte alle scadenze da pagare, poi non ce l’ho più fatta e ho iniziato a chiedere piccoli prestiti agli usurai. Persone – precisa – che erano fuori dal giro dei clan”.

Eppure, seppur le cifre chieste in prestito erano modeste, puntualmente i tassi d’interesse rendevano impossibile la restituzione dei soldi in maniera vivibile. Continua a raccontare la ristoratrice: “Prima duemila euro che diventavano quattromila – aggiunge – oppure settemila che diventavano il doppio e per pagarle ho dovuto rivolgermi ad altri strozzini. Poi un giorno uno di questi mi presenta una persona legata ai clan, spiegandomi che avrei ottenuto un prestito più alto. In quel momento avevo bisogno di soldi, circa cinquantamila euro”. 

Dopo un momento di pianto, la donna prosegue: “Qui inizia il mio incubo. Il denaro l’ho avuto, ma i cinquantamila in poco tempo sono lievitati a centomila. Ho cercato di prendere tempo diverse volte. Sono iniziati gli avvertimenti – prosegue – se non avessi pagato mi avrebbero fatto del male. Per tenerli buoni sono stata costretta a cedergli la mia auto. Una macchina acquistata prima dell’inizio del calvario, del valore di trentaseimila euro a cui ho dovuto aggiungere quindicimila euro in contanti. Ho fatto il passaggio di proprietà a loro favore e gli ho consegnato le chiavi”. 

Chi minacciava la donna?

La donna ai microfoni non fa nomi, un po’ per paura e anche per tutelare la propria vita. Ma di storie analoghe se ne sentono troppe per le strade di Ostia. Infatti dice: “I nomi li ho fatti alle forze dell’ordine e alla magistratura – aggiunge – e alcune cose ancora non posso rivelarle. Queste persone, per saldare il debito mi avevano proposto di prostituirmi alle loro dipendenze, ma ho rifiutato con grande coraggio. Una risposta che ha fatto infuriare i clan, che sono arrivati a minacciarmi di prendersela con i miei figli. Sapevano dove andavano a scuola e chi frequentavano. Ero terrorizzata – prosegue a stento la donna – sono stati giorni d’inferno, ma anche di consapevolezza. La paura che potesse succedere qualcosa ai ragazzi ha fatto scattare la molla della sopravvivenza. Dovevo proteggerli a tutti i costi. Ho deciso di vendere, anzi svendere, la casa e l’attività, di saldare quasi tutto, versando circa quattrocentomila euro agli usurai. Poi ho denunciato. Sono stati i poliziotti che mi hanno indirizzato al Comitato collaboratori di giustizia e ora grazie a loro ho ripreso in mano la mia vita”. 

Conclude la ristoratrice: “Alla fine ho deciso di lasciare Ostia insieme ai miei figli, ai quali non ho mai raccontato nulla – conclude l’ex ristoratrice – per loro non è stato facile cambiare città, scuola e amicizie, ma in quel momento mi stavo separando da mio marito e ho spiegato che era meglio allontanarsi. Ora ho un nuovo lavoro, ho riconquistato i miei figli e sto cercando di vivere serenamente a chilometri di distanza da Ostia. A chi sta passando il mio stesso calvario, consiglio di denunciare perché è l’unico modo per uscire da un incubo e risollevarsi”.

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