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Cronaca Pomezia

Concessioni demaniali Torvaianica. La Perla Nera, gli abusi inesistenti: tra documenti che non si trovano e poi riappaiono lo stabilimento resta chiuso ingiustamente

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La perla nera

E’ una storia assurda, quella che vede protagonista la titolare dello stabilimento balneare “La Perla Nera” di Torvaianica, chiuso ormai da più di un anno per decadenza della concessione demaniale. La vicenda è ormai nota a tutti, ma i risvolti degli ultimi mesi offrono dei “colpi di scena” che rendono ancora più incomprensibile la mancata buona risoluzione dell’intera faccenda.

Lo stabilimento fa parte dei 9 che lo scorso anno furono raggiunti dall’ordinanza di chiusura per morosità rispetto ai canoni demaniali. Ad aggravare la posizione della titolare l’accusa di aver costruito opere abusive all’interno della concessione. A nulla, nelle settimane e nei mesi successivi all’ordinanza iniziale, erano valsi i tentativi di dialogare bonariamente con l’amministrazione per dimostrare che le cose non stavano affatto così, che di abusivo non c’era nulla, visto che i documenti a firma del Comune parlano di opere già sanate da tempo e riconosciute già nel 2008 come conformi, compatibili, congrue e coerenti con l’obiettivo paesaggistico, i criteri dell’area e alle prescrizioni contenute nel Piano Territoriale Paesaggistico. E, visto che dal 2008 al 2020 nessuna modifica era stata fatta alla struttura, di quali abusi si parla? E’ quello che si chiedono la signora Palmisano, titolare dello stabilimento, e i suoi figli: 3 famiglie che da un anno sono senza lavoro, così come i loro dipendenti.

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L’abuso sanato nel 2008

Il problema sembrerebbe avere origine in un documento, a firma dell’Architetto Anna Ferrazzano: si tratta della richiesta di parere inoltrata dalla signora Rosa Formisano, titolare della Perla Nera, il 16 giugno 2008. Nel documento, che viene tramesso dal Comune di Pomezia alla Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici ci sono, oltre alla richiesta di condono della signora, i grafici, le fotografie, la concessione demaniale, la dichiarazione di destinazione urbanistica, il certificato di destinazione urbanistica, l’istruttoria del 4 novembre 2008 e la determina dirigenziale del 18 novembre 2008. La sanatoria richiesta riguardava delle opere abusive fatte non da Rosa Formisano, bensì dal precedente concessionario, da cui era stata acquistata la licenza. Gli abusi erano stati realizzati nel 1981 per un totale di di 94 mq. Nella determina, sempre a firma dell’Architetto Ferrazzano, datata 18/11/2008 si legge che “si è proceduto alle verifiche delle opere oggetto della domanda di condono rispetto alla CONFORMITÀ alle prescrizioni contenute nei PTP-PTPR, COMPATIBILITÀ ai valori paesaggistici riconosciuti dal vincolo presente in zona, CONGRUITÀ con i criteri di gestione dell’area e COERENZA con l’obiettivo di qualità paesaggistica, rilasciando parere POSITIVO alla richiesta di sanatoria degli abusi. La struttura risulterebbe così in regola a partire dal 2008, come comunica il Comune al Ministero.

Il documento “sparito e riapparso”

Peccato che questo documento “sparisca”, nel senso che non si trovi più: nessuno quindi sa, in Comune, che alla signora Formisano nel 2008 è stata approvata una richiesta di sanatoria che regolarizza lo stabilimento. E, visto che 2008 al 2020 nessuna modifica è stata apportata, non possono esistere altri abusi.

Che la richiesta sia stata approvata non lo sa con certezza neppure la Formisano, a cui non è stata mai rilasciata copia del documento o di altra attestazione. La donna, quando arriva l’ordinanza di decadenza della concessione, presenta quindi una nuova richiesta di sanatoria, cercando in tutti i modi di dimostrare che lei, questi abusi, non li ha mai fatti, che quella struttura l’ha comprata già così e che c’era in atto una sanatoria con le pratiche già pagate. Ma le carte non ci sono e nessuno le crede. E così, tra un ricorso al Tar e a Consiglio di Stato e l’altro, si arriva al diniego della sanatoria, “considerato che non si ritengono esaustive le memorie” prodotte della signora. Eppure aveva consegnato quintali di carte e documenti… Mancava solo “quel” documento, che avrebbe dovuto avere il Comune. Documento che ricompare a giugno di quest’anno e che sembra poter raddrizzare le cose.

La situazione sembra finalmente volgersi al meglio e la signora Formisano viene convocata, insieme al consulente tecnico di parte, per una riunione con l’Architetto Robusto, il Sig. Lauri, il Sig. Bravi, l’Avv.Damiano Carletti, alla presenza della Dott.ssa Antonaci e del Sig. Sandro D’Antoni. Nell’incontro viene spiegato che il Comune non aveva contezza del fascicolo, rinvenuto il rinvenuto il 10 giugno 2021: si sarebbe quindi trovata a breve una soluzione.

E invece no. Dopo pochi giorni arriva l’ennesimo cambio di rotta: il Comune ci ripensa e alle parole incoraggianti fa seguire una lettera di diniego alle istanze presentate, che stronca ogni speranza per la titolare de La Perla Nera.

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La replica dei gestori

Ma i gestori non si arrendono a quella che reputano essere un’ingiustizia. “Andrò avanti fino a quando avrò vita per vedere riconosciuti i miei diritti, perché so di avere ragione”, sostiene Rosa Palmisano. La donna ha quindi ribattuto punto per punto al diniego arrivato a firma dell’Architetto Robusto. “E’ importante rilevare come il 3 giugno 2021 l’Architetto faccia riferimento a un errore umano e che voglia porre rimedio rimettendo la concessione in regola e poi invece il medesimo mi abbia inviato una PEC relativa al rigetto, ovvero il diniego alla mia richiesta”. Nonostante le elevate spese legali finora sostenute, la donna garantisce che non chiederà un risarcimento al Comune se decidesse di rivedere – preferibilmente abbastanza in fretta, per non perdere un’altra stagione di lavoro – con obiettività tutti i documenti, rivalutando la decisione presa.

“Chiedo alla luce delle presenti osservazioni di voler ulteriormente rivalutare la presente e di poter, come nelle richieste già presentate al 21 nonies, effettuare l’annullamento delle determine e degli atti citati, tenuto conto che tutto quanto indicato dall’Architetto non è conforme alle richieste contenute nel 21 nonies: non possiamo considerare la stessa quale risposta e tantomeno comprendere il diniego”.

 

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