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Cronaca di Roma

Alberghi, è allarme: rischio nuove chiusure per il caro energia a Roma e nel Lazio

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Albergo, 250 strutture rischiano di chiudere entro l'inverno

Almeno 250 strutture alberghiere rischiano la chiusura anticipata prima dell’arrivo dell’inverno a Roma e nel Lazio. E’ questo lo scenario, chiaramente nella sua ipotesi peggiore, dipinto a causa del caro energia e del caro bollette che da qualche tempo stanno mettendo a dura prova il comparto delle aziende nel nostro paese. Ma qual è la situazione sul fronte degli alberghi e del turismo? Ne parliamo con Antonio Guido, Direttore degli Hotel Enea di Pomezia e di Aprilia, nonché Capo-Delegazione di Federalberghi-Roma, a cui chiediamo qual è lo scenario attuale per gli alberghi anche in vista delle prossime festività Natalizie.

L’intervista

Direttore dopo i segnali incoraggianti della scorsa estate, in cui abbiamo assistito ad una ripresa di viaggi e turismo, il nostro Paese si ritrova a vivere una nuova crisi causata dal caro energia e carburanti. Qual è la situazione nel comparto turistico-alberghiero?

“A inizio stagione, con la guerra in atto, eravamo preoccupati per la mancanza del turismo est-europeo che rappresenta una percentuale considerevole delle nostre presenze. Negli ultimi mesi invece abbiamo assistito al ritorno dei mercati Usa, Sud America e Medio Oriente, nonché di quello domestico ed europeo che hanno decisamente compensato la perdita del turismo russo. Inoltre questo rinato desiderio di viaggiare ha fatto riemergere il ritorno alla scelta dell’albergo quale alloggio per le proprie vacanze, segnale questo del superato timore di trascorrere molto tempo in un contesto frequentato da persone che non si conoscono, a vantaggio di una scelta che comporta maggiori servizi e comodità. Ma come diceva un detto: “non c’è pace tra gli ulivi” ovvero dopo la pandemia e la guerra alle nostre porte, ci si è messa pure la crisi energetica. Per carità, il problema colpisce tutti famiglie e imprese, ma ancora una volta il nostro settore, quello alberghiero-ristorativo, ne subisce le conseguenze più gravi. Eravamo entusiasti dei numeri in ripresa, più sereni per i dati sulla pandemia e di nuovo siamo ripiombati in quest’altro tunnel del caro energia”.

A breve ci saranno le vacanze Natalizie. Quali sono le prospettive per il comparto nella nostra Provincia?

“Sicuramente ci sarà una buona occupazione a cavallo delle festività, ma stiamo parlando di pochi giorni 8/10 a fronte di un periodo di quasi vuoto assoluto che va da metà dicembre fino a fine febbraio. Purtroppo la nostra provincia riflette la disponibilità della Capitale, fino a quando Roma offre alloggio, difficilmente gli ospiti si spostano fino a noi e se lo fanno devono essere invogliati da tariffe nettamente più vantaggiose, ma con i rincari delle bollette difficilmente si può competere”.

Confartigianato recentemente ha parlato di circa 10 mila imprese a Roma e nel Lazio a rischio fallimento a causa degli aumenti spropositati delle bollette: per gli alberghi e le strutture ricettive si presenta il medesimo rischio?

“Nel nostro settore sicuramente saranno molte le attività che saranno costrette a questa alternativa dolorosa con la chiusura della propria attività. Ancora adesso, malgrado questa ventata di ripresa avuta nei recenti mesi, ci sono un 10% di alberghi ancora chiusi e, purtroppo, a causa di questi aumenti se ne aggiungeranno degli altri. Si teme la chiusura anticipata di almeno 250 attività prima che arrivi l’inverno, ovvero prima dell’accensione dei riscaldamenti. Meglio chiudere che continuare e creare indebitamento, soprattutto dopo due anni devastanti di pandemia”.

Rimanendo sul tema caro energia: che tipi di aumenti nelle forniture avete registrato anche nello specifico nella struttura che lei dirige qui a Pomezia?

“Le rispondo con un esempio emblematico: nel nostro albergo se prima l’incidenza della sola corrente era del 12.38% sul costo della camera ora è diventato del 37,14%. Ci si rende conto immediatamente che non può essere accettabile una proporzione del genere e vorrei tentare anche di spiegare perché. Un Albergo, a differenza di molte altre attività, ha un consumo di energia che definiremmo “superfluo” o “collaterale” alla vendita della camera, in quanto ci sono ambienti che devono essere sempre alimentati e raffreddati o riscaldati, sia che ci siano 100 oppure 10 ospiti, come la Hall, la sala ristorante, i percorsi di emergenza ecc. Ne consegue che essendo la camera occupata l’unica fonte di fatturato, il totale costo bolletta andrebbe ripartito quindi solamente tra quelle vendute e non quelle disponibili. Considerando quindi che la percentuale media di occupazione potrebbe essere del 50% viene da sé che il costo per ogni singola camera, per la sola energia elettrica, raddoppia andando oltre il 74% del prezzo di vendita di ogni camera. Non devo aggiungere altro…”

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Dal punto di vista della mancanza del personale la situazione nel comparto è migliorata rispetto a quale mese fa?

“La situazione è diventata paradossale, non sono più gli alberghi che selezionano il personale, bensì il contrario, ovvero sono loro a scegliere con quale struttura lavorare. Mancano ancora tante figure, soprattutto nell’ambito della ristorazione e non solo Maitre e Chef, ma anche quella del cameriere-commis di sala. Molti professionisti, anche impiegati stabilmente, a seguito del fermo causato dalla pandemia, hanno poi trovato sbocchi in altri settori e non sono più disponibili a ritornare in quanto temono che il nostro settore sia ancora rischioso, non in grado ancora di garantire certezze. E’ vero anche che coloro che percepiscono altri sussidi vedono il rischio di perdere il beneficio per un impiego magari temporaneo. Bisogna però riconoscere che anche noi operatori del settore dobbiamo fare un mea-culpa nell’aver rappresentato il nostro lavoro fatto, talvolta, di solo privazioni. Sacrificare le festività, turnazioni impossibili, ferie rimandate a periodi inappetibili. Come può un giovane sentirsi attratto ad intraprendere quest’attività con uno scenario descritto in tal modo? I giovani di oggi sono portatori di nuovi bisogni, diversi da quelli con i quali siamo cresciuti noi. Ad esempio il tempo libero e la vita privata per loro hanno un valore sempre più importante. Non è sempre vero che i ragazzi di oggi siano sfaticati, ma diciamo piuttosto che cercano un posto di lavoro che sia in linea con i loro valori e che dia un senso alla loro vita”.

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“Detto ciò mi preme comunque evidenziare un altro aspetto, ovvero l’atteggiamento di alcuni, pochi per fortuna, che approfittano del loro status di disoccupati per proporsi a collaborazioni non “regolari”. Mai accettare simili ricatti, anche se apparentemente più convenienti, in primis perché la legge va rispettata e poi perché bisogna far comprendere che gli imprenditori cercano persone di sani valori e non approfittatori “seriali”. Ma su quest’argomento ci sarebbe molto da dire…In molti altri paesi il rapporto di lavoro nasce e finisce se ci sono i presupposti necessari che ambedue i soggetti coinvolti, imprenditore e lavoratore, si ritrovino a condividere un progetto di crescita, dove lo stesso collaboratore deve sentire proprio il “piacere nel dare piacere. Attraverso un atteggiamento empatico, sincero, creando quell’atmosfera che fa sentire gli ospiti come se fossero padroni di casa. Se questo non accade , perché mai un imprenditore non ha la libertà di poter effettuare “consensualmente” scelte diverse? Se un lavoratore decide di andar via, perché ha trovato un posto più vantaggioso, sia logisticamente che economicamente, può farlo senza problemi, poco importandosi se crea difficoltà all’azienda che magari avrà pure investito tempo e denaro per qualche anno di formazione sul collaboratore, con la speranza che possa poi ricambiare ciò fidelizzandosi alla propria azienda. Al contrario un datore di lavoro che non ritiene più proficuo la prosecuzione del rapporto, ha le mani legate e per riuscirvi deve affrontare strascichi anche legali”.

Cosa chiede il settore turistico alberghiero al nuovo Esecutivo Nazionale?

“Ci auguriamo che il Governo comprenda l’importanza del comparto turistico-alberghiero capace di generare un prodotto interno lordo del 13% con grandi opportunità anche per il mercato del lavoro. Detto ciò bisognerebbe puntare su una strategia a lungo termine che possa portare a ottimizzare gli investimenti fatti dalle aziende private, che già molto hanno concesso per mantenere in piedi le proprie attività. Ma ci credono ancora e lo Stato deve, a mio modesto avviso, facilitare chi si fa portatore di idee e progetti, soprattutto ascoltando le associazioni di categoria che ben sanno quali problematiche hanno bisogno di priorità rispetto alle altre. In questo Federalberghi si è da subito dimostrato un interlocutore indispensabile nel precedente Governo, a cui va dato atto che ha favorevolmente accolto molte delle istanze presentate dagli albergatori”.

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“Sarebbe troppo riduttivo chiedere al nuovo Esecutivo solamente un intervento immediato per far fronte, come detto, al momento di grave difficoltà. Bisogna andare oltre, affrontare seriamente alcuno problemi conclamati come quello delle infrastrutture. In questo manca una strategia nazionale coerente per il turismo, basti pensare per esempio alla statale Pontina che collega la Capitale al resto della regione, costeggiando luoghi di grande valenza storico-culturale oltreché di rappresentare un polo industriale di tutto rispetto. Ebbene molti tour operator escludono queste mete a causa della condizione disastrata in cui versa questa direttrice, ferma a due corsie e priva di quella di emergenza. Queste destinazioni hanno bisogno di trasporti anche alternativi come quelli su rotaie… ma noi siamo bravi a complicarci la vita da soli e questi discorsi lasciano il tempo che trovano. Un esempio per tutti, la Giamaica, di soli 3 milioni di abitanti spende più dell’Italia per far arrivare i turisti dall’estero“.

Lei in passato si è dimostrato in disaccordo con la politica del “bonus una tantum” (e a novembre arriveranno altri 150 euro con il Decreto Aiuti Ter): ribadisce la sua posizione? Cosa servirebbe in questo momento a suo avviso per limitare il più possibile i danni e superare questa nuova congiuntura economica negativa?

“I bonus hanno un effetto tampone che non può funzionare. Certo si dirà, meglio che niente! E’ come la polvere sotto il tappeto, la si nasconde ma il problema rimane. Tra i provvedimenti prossimi infatti ci saranno questi 150 Euro per il caro bolletta. Ma a chi andranno? Solo ad alcuni, fino ad un limite di reddito e magari si viene esclusi per chi lo oltrepassa per qualche euro. Quindi gli incapienti non saranno più di un terzo. Bisognerebbe semplificarlo e renderlo automatico, scollegandolo dal parametro dell’Isee, che deve essere richiesto dalle famiglie. Proprio questo messaggio si è rivelato un ostacolo non piccolo all’utilizzo effettivo dell’aiuto. Perché molte famiglie interessate non sono a conoscenza del bonus e quasi la metà delle risorse stanziate non sono state per ora sfruttate. Il bonus, in sostanza, arriverebbe direttamente a chi ne ha diritto anche senza fare richiesta. Invece ci si augurerebbero degli sconti fiscali per l’elettricità e il gas delle imprese confermando i crediti d’imposta già in vigore fino al 30 novembre”.

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“Un aiuto concreto sarebbe inoltre togliere le tasse sul lavoro rimettendo anche in busta paga ai dipendenti una parte dei 16 miliardi pagati per gli ammortizzatori sociali. Abbassare il costo e mettere più soldi in tasca al dipendente, non 150 euro che con una bolletta sono già finiti. L’inflazione è arrivata al 10% e di conseguenza il potere di acquisto è automaticamente diminuito e dobbiamo ancora chiederci se i bonus sono efficaci? Forse stiamo sottovalutando un fenomeno sociale molto importante, ovvero che si stanno riproponendo delle enormi diseguaglianze nel nostro paese, con una grande parte della popolazione sempre più in difficoltà. Speriamo di non arrivare al punto in cui, come diceva la volpe del Piccolo Principe, l’essenziale è invisibile agli occhi. Ma la nostra Italia resta la destinazione più bella al mondo oltre che quella con il più spiccato e amato spirito di accoglienza. A noi il compito di renderla sempre più competitiva in modo che chi ha interesse ad investire non trovi ostacoli e lungaggini burocratici che, molto spesso, scoraggiano dirottando capitali verso mete meno prestigiose ma più attente a diventare attrattori pur non avendone vocazione turistica. Concludo sognando che arrivi un giorno in cui ci sia la possibilità che ogni territorio possa essere rappresentato per le sue capacità attrattive, attraverso una visione unitaria che metta insieme ricettività e servizi turistici con l’unico scopo di raccontare la storia di quel luogo al moderno viaggiatore che è diventato sempre più evoluto e consapevole. Spero un domani che si possa realmente partire da ciò…”

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