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Cronaca di Roma

Inventa crediti d’imposta per 500 mila euro per non pagare le tasse: assolto noto imprenditore

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Aveva trovato il modo per non pagare tasse e contributi vari, attraverso gli F24 da versare allo Stato, millantando dei crediti da centinaia di migliaia di euro. Ma la polizia tributaria. attraverso un controllo, ha verificato che quei crediti erano in realtà inesistenti.

Per questo G.A., imprenditore e legale rappresentante di una importante società immobiliare con sede a Roma è finito nel mirino dei giudici. L’accusa è quella di aver frodato l’Erario, utilizzando appunto falsi crediti che, spese incluse, hanno un valore superiore a 500 mila euro, per compensare gli ingenti debiti fiscali che l’azienda aveva maturato nel corso degli ultimi anni.

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La frode… inconsapevole

L’uomo è quindi stato rinviato a giudizio con l’accusa di indebita compensazione. Ma, per un “cavillo” e per la bravura del suo legale, l’immobiliarista è stato assolto con formula piena da tutte le accuse.

Nonostante l’imprenditore avesse utilizzato dei crediti falsi, il suo difensore, l’Avv. Alfredo Foti del Foro di Roma, a seguito di una complessa e strutturata attività dibattimentale, è riuscito a dimostrare l’insussistenza di uno degli elementi costitutivi tipici del reato contestato, ovvero l’elemento soggettivo, la cui mancata configurazione non poteva che rappresentare un insuperabile ostacolo per una sentenza di condanna.

In effetti, secondo la tesi del penalista, l’amministratore della società, benché formalmente autore della compensazione incriminata, non aveva in realtà alcuna consapevolezza che la propria condotta avesse ad oggetto crediti falsi né, tantomeno, aveva alcuna volontà di utilizzare i medesimi per ottenere un illecito risparmio fiscale. 

Tesi difensiva pienamente accolta dal Tribunale che, per l’effetto, ha assolto l’imprenditore, garantendo così allo stesso di scongiurare altresì una, altrimenti inevitabile, confisca del profitto illecito, rappresentato dall’intero ammontare della compensazione effettuata.

 

 

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