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Monopattini elettrici: targa, assicurazione e casco obbligatorio. Le nuove regole

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Nuove regole per i monopattini elettrici, dopo che l’uso indiscriminato ha dimostrato che non è possibile lasciare agli utenti piena libertà. Già due mesi mesi fa, a giugno, un gruppo di parlamentari del PD aveva presentato al Senato un disegno di legge, a firma di Gianni Pittella, con le nuove regole per chi utilizza il monopattino elettrico. Niente più sosta selvaggia  sui marciapiedi e circolazione limitata nei centri abitati solo nelle strade urbane di quartiere, strade urbane ciclabili, locali e itinerari ciclopedonali, con un limite di velocità da non superare fissato a 25 km/h in strada e di 6 km/h nelle zone pedonali. Ma non solo: già si parlava di assicurazione di responsabilità civile, con sanzioni che vanno dai 500 ai 1.500 euro per chi circola senza, e di casco, le bretelle o il giubbotto retro riflettori, con una multa fino a 332 se si viene sorpresi senza. 

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Monopattini elettrici: targa, assicurazione e casco obbligatori

Questi argomenti sono stati ripresi qualche giorno fa in audizione in commissione Trasporti alla Camera dal presidente dell’Automobile club d’Italia (ACI) Angelo Sticchi Damiani, il quale alle proposte del Partito Democratico – e quindi casco, targa e assicurazione, ma solo per quelli più potenti – ha aggiunto anche delle targhette di riconoscimento dei monopattini e l’omologazione per la produzione, oltre alla formazione per chi li porta.
E’ quindi necessario “dotare tutti i monopattini di un regime di omologazione” per chi “costruisce monopattini. La logica conseguenza è l’introduzione di una targhetta di identificazione da concordare con il ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili”, sostiene il presidente dell’ACI, che riguardo al casco ritiene debba essere obbligatorio per tutti, proponendo “l’obbligo d’assicurazione sulla responsabilità civile verso terzi, assolutamente necessaria se il monopattino va oltre 25 km all’ora, cioè quelli con una potenza nominale superiore a 350 watt. Ma sarebbe eccezionale se ci fosse per tutti”. Riguardo la formazione, Sticchi spiega che “il rischio maggiore è che il conduttore faccia male ai pedoni. Noi dobbiamo garantirli. Il corso si può fare nelle scuole secondarie, nelle università e nelle scuole guida (dove servirebbe un modulo dedicato) con il rilascio di una specie di patentino”. Importantissima è poi la questione della sosta dei monopattini, abbandonati dove capita: “Occorre introdurre il divieto di sosta sui marciapiedi; servono zone di rilascio che non siano ingombranti per i pedoni”.   

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