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Cronaca di Roma

Omicidio Diabolik, il presunto mandante è fuori dal carcere

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Fabrizio Piscitelli

Ci sono sviluppi sul caso dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, l’ultrà laziale ucciso a Roma il 7 agosto 2019. Il presunto mandante, Leandro Bennato, è stato infatti scarcerato e ora potrà trascorrere il resto della pena ai domiciliari. E’ questo quanto stabilito dal Giudice che ha disposto il provvedimento per alcuni “problemi di salute della madre“. 

Chi è Leandro Bennato

Leandro è il nipote di Walter Domizi, il boss detto “il gattino” che comandava nella zona di Casalotti, mentre uno dei suoi fratelli, Andrea, fu ucciso nella faida di Primavalle. Venne gambizzato nel corso di un attentato subito dopo l’omicidio di Piscitelli nel novembre del 2019. Era finito in carcere per un maxi giro di droga, oltre che ad essere ritenuto il mandante dell’omicidio proprio di Diabolik. 

In alcune intercettazioni infatti Enrico, in cella per l‘omicidio di Simone “il Passerotto” avvenuto in spiaggia a Torvaianica a settembre 2020 nonché accusato in concorso dell’assassinio di Piscitelli insieme all’esecutore materiale, l’argentino Calderon, avrebbe identificato in Leo (Leandro, ndr) di essere il mandante dell’uccisione del ‘Diablo‘. E l’ex compagna del sudamericano aveva dichiarato a questo proposito: «Mi ha detto (Calderon, ndr) di aver ucciso Diabolik e Leo (Leandro Bennato, ndr) era il mandante, il motivo era personale. Leo era considerato infame da Piscitelli», avrebbe dichiarato la donna ai magistrati. Nei mesi scorsi era spuntato anche il prezzo per il sicario: centomila euro più un vitalizio mensile.

La scarcerazione

Tornando al provvedimento del Giudice la decisione, riportata da Il Messaggero in un articolo ieri, sarebbe stata per certi versi inaspettata. A marzo 2020 l’uomo si era reso protagonista di una rivolta nel carcere di Rebibbia con altri detenuti a dimostrazione della sua indole. In carcere Leo ci era finito non per l’omicidio di Diabolik come detto, ma per una questione di droga. Tutto era partito da una maxi inchiesta della Procura di Roma sullo spaccio di stupefacenti. Gli inquirenti stavano indagando proprio sul giro gestito da Piscitelli e dal suo braccio destro, Fabrizio Fabietti, ed erano arrivati fino a Bennato.

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