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Cronaca di Roma

Roma, far west nel carcere di Rebibbia: detenuta picchia 3 agenti e li manda in ospedale

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Botte da orbi in carcere. E a prenderle sono state tre poliziotte, picchiate da una detenuta affetta da disagio psichico. L’ennesimo episodio di violenza è avvenuto ieri pomeriggio a Roma, all’interno del carcere di Rebibbia, e a darne notizia è Gina Rescigno vice-segretario generale e responsabile nazionale del comparto femminile del sindacato di Polizia Penitenziaria S.PP.

Roma, tensione in carcere: detenuto minaccia e sequestra un agente

L’aggressione

Tutto è iniziato quando due agenti sono intervenute per prestare soccorso alla detenuta, che sembra essere affetta da disagio psichico, la quale ha ravvisato un malore all’interno dell’area adibita ai passeggi. Ma, non appena le poliziotte si sono avvicinate, per tutta risposta la donna ha afferrato con violenza una delle agenti per i capelli, fino a farle battere la testa contro un cancello.

Immediatamente sono intervenuti altri agenti, con l’intento di calmarla e bloccarla, ma la detenuta ha continuato a tirare calci e pugni. Alla fine, tre degli agenti sono stati costrette a ricorrere alle cure mediche, riportando alcuni giorni di prognosi.

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“Troppe aggressioni alle forze dell’ordine”

“Anche quest’episodio testimonia ciò che è la realtà carceraria: un sistema dove le reali vittime sono le donne e gli uomini in uniforme, emblema della noncuranza della politica. L’accaduto, come tanti altri che avvengono quotidianamente tra le diverse mura, segna il fallimento dello Stato nelle carceri e l’abbandono a sé stesso del Personale Penitenziario, ormai sempre più solo – dichiara Gina Rescigno – La vicenda segna l’assoluta necessità di rivedere il sistema-carceri dove si tende a stigmatizzare la condizione dei detenuti, ma mai una parola di riguardo nei confronti degli operatori e delle forze dell’ordine, che versano in situazioni ben più gravi e precarie. E’ opportuno che il nuovo governo intervenga costruendo REMS e garantendo le cure necessarie ai detenuti cosiddetti ‘psichiatrici’, la cui giusta allocazione sicuramente non è all’interno degli istituti penitenziari. Gli autori di un reato che abbiano un disturbo mentale e giudicati infermi o semi infermi di mente e socialmente pericolosi è necessario che abbiano la possibilità di trattamento in un luogo ove avvenga una maggiore presa in carico da parte dei servizi sanitari. Appare infine imprescindibile inasprire le pene in maniera esemplare quando vittima del reato è un appartenente alle Forze dell’Ordine”.

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