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Roma Nord, il boss della porta accanto: assicurarlo alla giustizia dipende da ciascuno di noi

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carabinieri

I loro figli e nipoti frequentano i migliori collegi della Roma-bene insieme ai rampolli dei nobili e dei diplomatici nelle zone più chic della capitale. L’auto preferita, quella con cui i ragazzi amano mostrarsi ai loro compagni di scuola è il modello smart. Ed è, quello delle autovetture, uno dei traffici più redditizi delle ‘ndrine. La mafia siciliana ha perso colpi negli ultimi anni, molto prima del recente arresto del “padrino dei padrini” Matteo Messina Denaro. E da decenni ha iniziato ad allearsi con i cugini calabresi.

Interi quartieri nella zona Nord di Roma si accaparrano ampi spazi per macchine e moto di dubbia provenienza tutte parcheggiate da anni e mai rimosse dalla Polizia Locale, nonostante le numerose segnalazioni dei residenti. Veicoli nuovi e semi-nuovi, ma più spesso veri e propri relitti, danneggiati dal fuoco e privi di targa, che deturpano impunemente il paesaggio dei quartieri adiacenti le riserve di Veio e dell’Insugherata.

La mafia a Roma Nord

È questo il paradiso degli imboscati delle mafie, l’area in cui si sentono più protetti. Verosimilmente il luogo dove nessuno si sognerà mai di andarli a cercare, nelle loro ville blindate (ma anche nei numerosi immobili occupati abusivamente) con recinzioni fitte, impenetrabili alla vista dei passanti.

Niente a che vedere con Torbellamonaca, San Basilio, Ostia. E la folta vegetazione di parchi e giardini fa da scudo all’intimità di famiglie il cui nome figura nei rapporti della DIA. I traffici illeciti per quanto riguarda la pubblica e privata edilizia, esercizi commerciali, estorsione, gioco d’azzardo, pizzo sulle attività criminali, riciclaggio di denaro, traffico di stupefacenti, usura, infiltrazioni nella Pubblica Amministrazione sono, secondo il rapporto semestrale della Direzione Investigativa antimafia (2021), i settori di interesse delle ‘ndrine anche nel quadrante nord della Capitale.

Nell’alto Lazio le infiltrazioni mafiose risultano tipicizzate “dalla presenza di organizzazioni autoctone attive nel narcotraffico, nell’usura, nelle estorsioni e nella commissione di reati di tipo predatorio”. Inoltre il territorio è caratterizzato “dalla presenza di soggetti contigui alle tradizionali organizzazioni mafiose, ed in particolare alla ‘ndrangheta”. È quanto scrive nero su bianco la Direzione Investigativa Antimafia nel rapporto consegnato al Parlamento a fine 2021. In particolare nell’area di Roma Nord sarebbe stata accertata la presenza di soggetti appartenenti e/o contigui alle ‘ndrine, come il clan Tigani, i Mancini e i Campolongo (artefici dell’uccisione del piccolo Cocò, un bimbo di 3 anni usato come scudo umano in una faida tra clan rivali), tutti collegati con la ex Banda della Magliana, dalle province rispettivamente di Reggio Calabria e Cosenza.

La paura di parlare

In molti sanno, o quantomeno intuiscono, i veri affari di questi boss di quartiere. Ma nessuno ne parla apertamente, per paura di ritorsioni. Inutile infatti dire che la lista dei “vicini di casa” che dettano legge nei vari quartieri con l’arroganza e le minacce, certi del silenzio di chi ha sostituito al coraggio la rassegnazione, sarebbe ben più lunga.

Come quella dei reati loro ascritti. Ad essi fino ad oggi tutto è stato consentito: rubare e contraffare macchine e motori, organizzare rally e combattimenti illegali, aprire attività commerciali, sale scommesse, officine e carrozzerie abusive, appropriarsi di spazi comuni a tutti per farne i propri parcheggi, detenere e macellare suidi nelle case occupate anche durante le emergenze pandemiche, disseminare strade e piazze di sacchi neri contenenti ogni genere di rifiuti e cianfrusaglie raccolti in modo indiscriminato, maltrattare e abbandonare a sé stessi per giorni senza acqua né cibo i molossi scelti per “difendere il territorio”.

La sconfitta delle mafie dipende da ciascuno di noi

Una convivenza difficile, quella fra i cittadini onesti e i piccoli e grandi boss del quartierino le cui “imprese” sono sussurrate a mezza bocca mentre si passeggia con i cani. “Quelli bisogna lasciarli perdere. Sono tipi poco raccomandabili”, “meglio non accarezzarlo il cucciolo, ci sta che ti becchi una pallottola”, “questi si attaccano alla corrente degli altri e nessuno gli fa niente”, sono i commenti più “coraggiosi” che ci arrivano dalle signore del posto.

Forse sono in pochi a sapere che denunciare anche in forma anonima il mafioso della porta accanto è possibile. E che chiunque può inviare la propria denuncia a questo indirizzo mail: gabinetto@dia-net.it chiedendo l’anonimato. Chi scrive, lo ha fatto. Perché la sconfitta delle mafie comincia dalla coscienza e dalla volontà di ciascuno di noi.

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