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Bar, ristoranti e palestre chiuse: ma sui mezzi di trasporto si viaggia tutti ammassati. La rabbia dei pendolari

Foto dal gruppo Ostia Informa

All’indomani della conferenza stampa del Premier Conte resta incredulità e rabbia. Sono tante le categorie duramente messe alla prova (nuovamente) dalle misure varate dal Governo: oggi alle 18 bar e ristoranti dovranno abbassare le saracinesche. Le palestre, i centri sportivi, quelli sociali e ricreativi, i teatri, i cinema dovranno ri-fermarsi. E questa volta sono sempre in meno quelli convinti che andrà tutto bene. Perché bene non sembra per niente andare sui mezzi di trasporto e il sentimento predominante sembra essere la rabbia.

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Niente più speranza e ottimismo, ma solo tanta esasperazione perché c’è chi – ancora una volta – deve fare i conti (in tutti i sensi) con le promesse non del tutto mantenute dal Governo. E si naviga a vista, si cerca di andare avanti, di re-inventarsi. Ma le ingiustizie e le incongruenze sembrano essere davvero tante. 

“Siamo davvero convinti che il problema siano i bar e i ristoranti”? Domande come queste si rincorrono. E di foto dei mezzi di trasporto presi d’assalto in tutte le città – da Roma a Milano – ce ne sono davvero tante. Messe lì come se fossero una riprova che forse non si sta facendo proprio tutto per tutelare la salute dei cittadini.

Ogni giorno nella Capitale migliaia di pendolari sono costretti a viaggiare su metro e autobus stracolmi. Sì, tutti con le mascherine, ma senza alcun distanziamento. Troppe persone a bordo e pochi mezzi a disposizione.

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E in un momento storico in cui si dà la caccia ‘al colpevole’, a ‘quello che non rispetta le regole’, la domanda viene spontanea: ora la colpa di chi è? Dei tanti pendolari? Di chi vorrebbe solo essere tutelato? Di chi ha paura di essere contagiato? O ancora, di chi ha paura ma che deve svegliarsi ogni mattina per andare a lavorare consapevole che la situazione sia sempre la stessa? E allora ci si chiede ancora: davvero gli assembramenti erano nelle palestre, nei bar, nei ristoranti, nei teatri o nei cinema, dove i gestori hanno invece sempre fatto mantenere le distanze e rispettato le regole? Sicuramente qualche eccezione ci sarà stata, ma la stragande maggioranza ha scrupolosamente seguito tutte le indicazioni date dal Premier e dai vari DPCM, spendendo soldi per sanificazioni, adeguamenti, riduzioni di posti, aumenti di personale. Ma adesso lì si chiude tutto, mentre sui bus e nelle metro la situazione resta la stessa, con le persone che sono costrette ad accalcarsi, perché sono gli enti pubblici che non si adeguano alle regole che il privato deve rispettare. E, quando lo fanno, penalizzano l’utente, lasciandolo a terra in tutti i sensi. Forse sarebbe il caso di riflettere su questo, prima di firmare il prossimo DPCM. E magari farsi un giro in bus, invece che nell’auto blu.