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Un paradiso diventato inferno: la storia di 20 ragazzi italiani che non riescono a tornare dalle Antille dopo aver perso il lavoro

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E’ una storia che sembra incredibile quella che arriva da St. Barthelemy, nelle Antille francesi, dove da settimane un gruppo di ragazzi italiani stanno cercando di ritornare in patria, senza riuscirci.

A far conoscere la vicenda Tiziana De Paola, mamma di Davide Conti. Abitano alla Garbatella. Lui, poco più di 20 anni, decide di andare a lavorare ai Caraibi. Un posto bellissimo e un sogno, quello di andare a fare il cuoco in una struttura di lusso, dove imparare un mestiere e avere grandi prospettive per il futuro. Mesi di sacrifici, duro lavoro per mettere qualcosa da parte, mentre i turisti si divertono e si godono le bellezze di quest’isola spettacolare.

Poi la pandemia. E la crisi. Niente più turisti, niente più lavoro. Né per Davide, né per gli altri ragazzi italiani, una ventina in tutto, che si ritrovano senza contratto e, nel giro di poco tempo, anche senza soldi, perché la vita a St. Barthelemy è carissima. Prima i ragazzi potevano mangiare nel ristorante dove lavoravano, adesso devono comprare tutto.  E tra pochi giorni devono lasciare l’alloggio in cui si trovano.

Dall’inizio di aprile stanno cercando di rientrare in Italia: hanno comprato – al prezzo esorbitante di 1500 euro – il biglietto di ritorno dall’Air France, ma la compagnia di bandiera francese per ben 4 volte ha annullato i voli, spostando le date. Al momento non c’è nessuna data confermata per un ulteriore volo, ma l’Air France si rifiuta di restituire i soldi pagati per il biglietto, impedendo così ai ragazzi di trovare altre alternative.

“Abbiamo fatto tanti tentativi, cercando di chiamare chiunque – racconta Tiziana ai nostri microfoni – Soltanto l’ambasciata​ italiana in Francia è​ in contatto con noi, ma non ha trovato il modo per poterci aiutare. Siamo abbandonati totalmente ai nostri problemi. Attualmente l’Air France ci ha offerto – ma visti i precedenti non ci fidiamo più – un volo per il 4 giugno, ma questa non è una soluzione possibile, perché i nostri figli tra qualche giorno non avranno più dove andare a dormire e hanno speso tutti i soldi che con fatica avevano messo da parte. Sono intrappolati in una prigione d’oro, un’isola per veri ricchi divenuta ormai un’isola fantasma. Nessuno si sta preoccupando per loro, a parte noi genitori. Nessuno si sta chiedendo come facciano a dormire e mangiare, se hanno bisogno di aiuto economico, aiuto che sarebbe loro dovuto, visto che sono italiani che hanno perso il lavoro”.

Tiziana ha scritto al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ma nessuna risposta è arrivata.
“Noi genitori questo punto pretendiamo una risposta immediata. Fate rientrare i nostri figli o garantitegli vitto e alloggio fino al loro rientro, non sanno più come fare”.

Una speranza potrebbe arrivare dall’Alitalia, a cui facciamo appello. Nel caso dei turisti rimasti alle Maldive a metà marzo, la compagnia di bandiera italiana andò a prelevare i nostri connazionali e riportò con un volo speciale fino a Roma.

Visto che né l’Ambasciata italiana a St. Barthelemy, né l’Air France, né tantomeno il Presidente Conte o il Ministro Di Maio si sono presi cura di questi ragazzi, sarà “mamma Alitalia” a salvarli?

 

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