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Cronaca

Nessuno sta con Beppe Grillo: «Il silenzio non porta più giovamento, se non agli stupratori»

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Nei giorni scorsi, Beppe Grillo, ha rotto il silenzio e si è sfogato in un video che dopo pochissimo è diventato virale. Nel video, infatti, “difende” il figlio Ciro dalle accuse di stupro, ma sembra quasi che faccia ricadere la colpa sulla vittima. Da qui la bufera. Ciro, infatti, è stato accusato di stupro per un evento del 2019 accaduto in Sardegna.

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“Mio figlio è su tutti i giornali come uno stupratore seriale insieme ad altri tre ragazzi. Voglio chiedervi, voglio una spiegazione sul perché un gruppo di stupratori seriali, compreso mio figlio, non sono stati arrestati. Perché non li avete arrestati? La legge dice che gli stupratori vengono presi e messi in galera, interrogati in galera o ai domiciliari. Sono lasciati liberi per due anni… Perché non li avete arrestati subito? Ormai sono due anni, sono stufo. Se dovete arrestare mio figlio, perché non ha fatto niente, allora arrestate anche me perché ci vado io in galera”.

La bufera social “Il silenzio non porta più giovamento”

Una ragazza, sul suo profilo social alias_cwalpole, ha infatti scritto un lungo post dove sottolinea come la vittima non può e non deve mai essere accusata, solo per aver avuto la forza e il coraggio di enunciare: Il silenzio non porta più giovamento, se non agli stupratori. (Mentre digito, mi tremano le mani). In un recente sproloquio, Beppe Grillo ha difeso il figlio dalle accuse di stupro dicendo che la vittima l’indomani è andata a fare surf. Come se questo invalidasse magicamente non soltanto le accuse, ma anche la reputazione della ragazza. Troppe persone subiscono stupri e violenze nel segreto delle loro camere, nelle macchine dei compagni di classe e non acquistano consapevolezza di ciò che hanno subito fino a molto tempo dopo. Talvolta, come nel mio caso, dopo anni. Ma il problema è anche che una certa narrazione sembra voler colpevolizzare chi sopravvive, che dopo lo stupro non può voler trovare una distrazione o un piccolo attimo per non pensare al dolore e cercare di andare avanti. Ci volete mortə, oppure in lutto perenne. Si parla poco di sopravvivenza, di quanto sia difficile e di quanti sforzi comporti, per questo, voglio che tuttə noi ci facciamo sentire. Lancio l’hashtag #ilgiornodopo perché le/i sopravvissutə allo stupro e alle violenze raccontino quanto drammaticamente sia normale e diffuso non aver denunciato immediatamente. O, come nel mio caso, non aver denunciato affatto.”

Gli attacchi politici

Non sono mancate le critiche politiche per le parole di Grillo: “Il video di Beppe Grillo è scandaloso. Caro Beppe Grillo, ti devi semplicemente vergognare”. Ha commentato Maria Elena Boschi. “Non sta a me dire se ha torto o ha ragione: per quello ci sono i magistrati. Ma che lui utilizzi il suo potere politico e mediatico per assolvere il figlio è vergognoso”.

“In questa vicenda” ha dichiarato Giuseppe Conte, “vi è poi un principio fondamentale che non possiamo mai perdere di vista: l’autonomia e il lavoro della magistratura devono essere sempre rispettati. Perciò anche in questo caso attendiamo che i magistrati facciano le loro verifiche. Con il Movimento 5 Stelle mi accomunano da sempre queste due convinzioni: di ritenere indiscutibile il principio dell’autonomia della magistratura e di considerare fondamentale la lotta contro la violenza sulle donne, una battaglia che abbiamo sempre combattuto in prima linea, basti ricordare l’introduzione delle norme sul codice rosso quando abbiamo condiviso la responsabilità di governo. Questi principi continueranno a informare la nostra azione politica e a ispirare le nostre battaglie culturali”.

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