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Pomezia, si accascia durante la partita: “Ho rischiato di morire”. Intervista al 20enne di Ardea

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Ha sicuramente scosso tutti noi la notizia del grave incidente occorso ad un ragazzo di Ardea, Mauro Molinari, nel corso di una partita di calcio tre giorni fa.

Mauro, 20 anni, oggi vive ad Ardea e milita nell’Airone Calcio, club calcistico di Pomezia iscritto al torneo di Promozione (girone C). 

Domenica scorsa, durante il confronto di campionato in trasferta contro il Fonte Meravigliosa, Molinari si è improvvisamente accasciato al suolo privo di sensi. Un accadimento che ha fatto vivere a tutti momenti di panico al “Ferraris”, stadio dove si stava disputando la partita.

Provvidenziale, allora, è stato l’intervento del medico sociale del club pometino, Stefano Silvaggi, che ha provveduto immediatamente a rianimare il 20enne.

E la nostra intervista vogliamo farla cominciare allora da qui: “Ringrazio di cuore Stefano. Se non ci fosse stato lui, forse adesso non sarei qui a parlare con lei”.

Come stai?

“Leggermente meglio. Lo shock è passato, me la sono vista brutta”

Cosa ricordi di quei momenti?

“Niente, vuoto assoluto. Mi hanno detto che ho preso una gomitata in testa e poi sono svenuto, ma non saprei dire. L’ultimo ricordo che ho è quello di un mio compagno che è stato sostituito: è stato lui, una volta arrivato in panchina, tra i primi ad accorgersi di quello che mi era successo”.

Ma la dinamica, è opportuno sottolineare, risulterebbe confusa. C’è chi parla infatti sì di uno scontro di gioco, ma non di una gomitata, bensì di uno scontro aereo spalla a spalla che avrebbe poi fatto sbattere la testa a terra al giovane di Ardea. Ad ogni modo, gli accertamenti dei prossimi giorni dovrebbero contribuire a chiarire la situazione e a rivelare la causa effettiva che ha portato alla perdita dei sensi Molinari. 

Il suo infortunio comunque, come ricorderete, aveva fatto letteralmente infuriare il DS del club Licata“Se il nostro medico sociale non fosse intervenuto con la manovra di rianimazione ora staremmo parlando di una tragedia. Abbiamo dovuto provvedere noi al primo soccorso ma non avevamo a disposizione nessun defibrillatore (e c’è tanto di legge, ndr). Questo è inconcepibile”.

E ancora: “Non solo l’arbitro ha deciso di far continuare l’azione nonostante il colpo subito fosse alla testa e il giocatore stesse inerme al suolo, il direttore di gara non si è neanche sincerato della presenza di un defibrillatore a bordo campo”.

Torniamo all’intervista.

Eppure abbiamo una tua foto in cui esci dal campo col ghiaccio sulla testa, ricordi questa cosa?

“Assolutamente no. La memoria riparte da me seduto che aspetto l’ambulanza. Per il resto nulla”.

Quanto tempo dovrai stare fermo?

Minimo un mese mi hanno detto i medici. Devono innanzitutto capire cosa sia successo effettivamente dopodiché procederemo di conseguenza. Ancora non si è capito se sono svenuto prima del colpo, quale esso sia stato, oppure a seguito della caduta”

In questi minuti, mentre parliamo, i tuoi compagni stanno affrontando i quarti di finale di Coppa Italia: vuoi mandargli un messaggio?

“Questa è la cosa che mi dispiace di più…”

Perché?

“Oggi giochiamo contro il Vicovaro, il mio paese di nascita. Tutti i parenti mi aspettavano, non vedevano l’ora che arrivasse questa partita. Ma purtroppo è andata così. Ovviamente faccio il tifo per loro, anche se da lontano”.


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