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Cronaca

Roma, i paradossi della zona arancione: lunghe code e assembramenti da Primark, ma tavoli di bar e ristoranti restano transennati (FOTO)

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zona arancione

Da ieri il Lazio è entrato in zona arancione e ha visto inasprirsi le regole per il contenimento dell’epidemia da Covid-19. Oggi, lunedì 18 gennaio 2021, hanno riaperto i Centri Commerciali e sono venuti alla luce anche per il Lazio tutti i paradossi del pacchetto di disposizioni in vigore per la fascia intermedia di rischio predisposta dal Governo.

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Lazio zona arancione: i paradossi delle regole

Il caso emblematico è, ancora una volta, quello del centro commerciale Maximo, già al centro delle polemiche per la sua inaugurazione in piena pandemia e per gli assembramenti fatti registrare nei giorni successivi (che in realtà non sono mai finiti). 

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Ebbene: qui si può stare in attesa nell’interminabile coda per accedere da Primark – uno dei negozi che ha letteralmente “spaccato” il mercato con la sua apertura – ma non si può stare seduti a prendere un caffè o mangiare nei ristoranti (consentito infatti solo l’asporto).

In pratica, così recita il decalogo della zona arancione, si può stare vicini in fila – anche se tutti indossano la mascherina per carità – e soprattutto all’interno dei negozi (dove c’è tuttavia un numero massimo di clienti), ma non seduti negli unici luoghi che invece garantirebbero il (reale) distanziamento. 

E così, le foto parlano da sole, la desolazione dei tavoli transennati o capovolti all’insù fa (letteralmente) a cazzotti con le immagini di decine e decine di clienti o in attesa di entrare nei negozi e, ancor peggio, all’interno degli stessi. Tutto legittimo, ma certamente non logico.

Attività commerciali (e Comuni) discriminati

In questo modo, mentre palestre, cinema e teatri restano chiusi (anche qui tutti luoghi che, con appositi controlli, possono garantire il distanziamento), vengono discriminate anche le stesse attività commerciali.

Nel caso specifico del centro commerciale il che è ancor più evidente considerando che, a parte i bar, le possibilità di ordinare un pasto a portar via in uno dei ristoranti è forse più improbabile rispetto che ad altre attività situate all’esterno. Se lo scopo è dunque quello di prevenire gli assembramenti, tutto questo non è un controsenso?

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Non solo. Anche il divieto di spostamento tra Comuni, ormai è acclarato, risulta altamente discriminante da zona a zona specie nelle grandi città. Il fatto di non poter uscire da Roma, ad esempio, incide pochissimo sulla vita dei residenti, che magari possono andare da Spinaceto alla Bufalotta per andare a trovare un parente, un amico, fare spesa e quant’altro; chi vive a Pomezia, tanto per fare un altro esempio, invece non può fare 7km per recarsi ad Ardea dove magari ha dei familiari. Insomma, anche qui è davvero difficile trovare una logica che “regga”. 

Lazio zona arancione: tutte le regole

 

 


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