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Cronaca di Roma

Roma, morto l’infermiere Remigio Bova a 30 anni: “Con il Covid troppo stress a lavoro”

Originario di Acerra, da oltre 10 anni arbitrava nel massimo campionato laziale di basket: la Serie C. Le condoglianze della FIP.

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Un infarto. L’infermiere Remigio Bova è morto nel sonno. Giovanissimo, perde la vita a soli 30 anni. Lavorava nella sala operatoria del Policlinico Umberto I di Roma. Ma aveva anche una grande passione: quella del basket. Originario di Acerra, era un ufficiale di campo da oltre 10 anni nel massimo campionato laziale: la C-Gold. Messaggi di cordoglio sono arrivati da tutte le società cestistiche del Lazio. Fortitudo Cisterna, San Raffaele Basket Roma, Formia Basket SSD, Pallacanestro Palestrina, Stella Azzurra Viterbo, Cestistica Civitavecchia e molte altre realtà si sono unite al dolore della famiglia.

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Morte Remigio Bova, le condoglianze della FIP

“Il presidente FIP Giovanni Petrucci costernato, a titolo personale e a nome della pallacanestro italiana, abbraccia il papà Franco, la mamma Antonella e tutta la famiglia Bova e ne condivide il cordoglio”, questo il messaggio diffuso dalla Federazione attraverso il sito web. Anche il comitato regionale del Lazio si unisce al messaggio di addio. “Purtroppo ancora una notizia terribile per il basket laziale – scrive il presidente del Comitato Regionale del Lazio Stefano Persichelli – ci ha lasciato nella notte per un male improvviso, a soli anni 30, Remigio Bova, arbitro tra i più esperti della nostra Regione, con 10 anni di carriera in Serie C”.

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La rabbia dei colleghi

La scomparsa del giovanissimo infermiere ha scatenato una risposta furiosa da parte di alcuni colleghi. “Cominciano a essere tantissimi infermieri delle aree Covid o pronto soccorso a morire da inizio pandemia – scrive l’infermiera Paola Prestigiacomo su Facebook –. Questo è dovuto alla fatica, stress. Stare tante ore col tutone, saltare le ferie e i riposi. Sono le morti collaterali, indirettamente collegate alla pandemia e cattiva organizzazione del lavoro da parte delle figure apicali in ospedale”.


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