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Terza dose di vaccino Covid in autunno? Ecco cosa dicono gli esperti

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Vaccino terza dose in Italia e nel Lazio quando

Non si placa il dibattito tra gli esperti sull’eventualità di una terza dose di vaccino Covid. Quest’ultima possibilità dovrebbe garantire una maggiore copertura contro le varianti. A riguardo l’Ema- Agenzia Europea per i Medicinali- sostiene che al momento sia ancora troppo presto per affermare con certezza la necessità o meno di una terza dose di vaccino, in quanto attualmente i dati delle campagne vaccinali non sono ancora sufficienti. Il tema della terza dose è tuttavia quanto mai sentito soprattutto se si considera che a partire da domani, in Israele verrà somministrata a tutte le persone fragili sopra i 60 una terza dose di vaccino contro il Covid. 

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Terza dose di vaccino Covid, il parere degli esperti 

Il dibattito sulla possibilità di una terza dose di vaccino Covid continua ad animare gli esperti. Ad esempio, Fabrizio Preglisco- virologo dell’univeristà Statale di Milano- paragonando il vaccino contro il Covid a quello influenzale, sostiene che ‘sarà necessario valutare se l’infezione si doffonderà ampiamente e poi a chi somministrare la terza dose‘. Ed ancora aggiunge: ‘Penso che in primis vada ai soggetti fragili, in una strategia simile a quella della vaccinazione anti influenzale’. 

Sull’eventualità di una terza dose di vaccino Covid si esprime anche l’immunologo del Policlinico Umberto I di Roma, Francesco Le Foche che sostiene: ‘avremo bisogno di una terza dose per le persone che assumono farmaci immunodepressivi, e per persone con patologie particolari in cui la risposta al vaccino può essere ridotta’– conclude. Anche il microbiologo dell’università di Padova, Andrea Crisanti si mostra favorevole alla strategia vaccinale adottata da Israele. ‘È giusto che sia iniziato il dibattito sulla terza dose. Israele ha iniziato con la terza dose e noi tra un mese e mezzo avremo abbastanza dati per capirne l’impattto’– conclude. 

Infine anche il sottosegretario alla salute Pierpaolo Sileri non esclude la possibilità di dover effettuare un richiamo, anche se al momento non c’è nulla di certo. ‘Una parte della popolazione può avere una riduzione degli anticorpi dopo sei mesi, significa che in quelle persone bisognerà fare un richiamo’. 

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