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Cronaca di Roma

Roma, bambina vittima delle baby bulle a scuola: ”Ti ammazziamo con la macchina”

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Ragazza pestata di botte ad Anzio dalle compagne

Roma. Francesca (nome di fantasia) non voleva più andare a scuola. Eppure, i bei voti non le mancavano, così come la voglia di studiare, le amicizie, l’entusiasmo e il divertimento. Tante erano le storie che raccontava una volta rientrata a casa, con tutto l’entusiasmo di sempre. 

Le baby bulle nella scuola di Roma

Ma, ad un tratto, nonostante tutto ciò, Francesca negli ultimi tempi al solo pensiero di varcare la soglia di casa per tornare in classe vomitava, stava male, aveva i capogiri. Le sue parole erano lapidarie: ”Mamma ti prego non mi mandare più a scuola”, a cui seguivano pianti disperati, capricci disperati. E così, giorno dopo giorno, l’entusiasmo della bambina per la scuola si spegneva sempre di più, e lei si rinchiudeva in sé stessa. 

Il ritorno dell’incubo anche alle medie

”Pensavamo che fosse finita con il passaggio alla scuola media, invece, l’incubo si è rimaterializzato quando abbiamo appreso, pochi giorni fa, che almeno tre del gruppetto, compresa la capo bulla, saranno di nuovo in classe con mia figlia in prima media.

E questo, nonostante, le proteste e le rimostranze verso il preside e la mobilitazione, sia nei mesi passati, che ora, della polizia.” La mamma della bambina è furiosa, ma soprattutto preoccupata. Francesca è vittima di bullismo: schernita, spintonata, derisa, minacciata da una banda di bulli capeggiata da un’altra ragazzina come lei.

Le preoccupazioni della madre e le proteste alla scuola

Ma la madre è soprattutto preoccupata: ”Pensavamo che fosse finita con il passaggio alla scuola media, invece, l’incubo si è rimaterializzato quando abbiamo appreso, pochi giorni fa, che almeno tre del gruppetto, compresa la capo bulla, saranno di nuovo in classe con mia figlia in prima media. E questo, nonostante, le proteste e le rimostranze verso il preside e la mobilitazione, sia nei mesi passati, che ora, della polizia.”

Leggi anche: Bullismo a scuola, parlano i professori

Appello alla vice preside dell’istituto

La mamma di Francesca, come dichiarato anche da Il Messaggero, nei mesi di scuola, non si è persa d’animo. Ha investito della problematica le maestre, si è rivolta quindi al vice preside responsabile dell’antibullismo. ”Ho coinvolto gli agenti del commissariato locale, alcuni hanno anche parlato con i docenti e sensibilizzato i bambini – racconta ancora la donna – sembrava finita una volta per tutte con il termine della scuola elementare, invece ora la doccia gelata.”

La storia di Francesca

Francesca ha frequentato le elementari a Genzano, cittadina dei Castelli Romani. A febbraio scorso arrivano i primi problemi con la banda delle bulle. ”Improvvisamente ho visto mia figlia cambiare” – continua la madre – ”si chiudeva nella sua stanza e non voleva parlare. Ho saputo poi che la deridevano durante le interrogazioni e che non le davano tregua, tormentandola. La bulla una sera le ha mandato un messaggio terribile: «Mi comprerei la macchina per metterti sotto e ammazzarti»”.

Le minacce delle baby bulle

Poi la donna ha rivelato: ”Un’altra volta le hanno detto di stare attenta, perché presto al loro branco si sarebbe unito un altro ragazzino per gonfiarla di botte. Quella volta, mia figlia mi è svenuta davanti”. Poi, le bulle se le sono ritrovate anche alle scuole medie. Mamma e figlia quando sono andate a leggere i “quadri” con le sezioni assegnate agli alunni delle prime medie hanno avuto la brutta sorpresa: stessa sezione con la capo bulla e altre di loro. 

La richiesta disperata della madre

Appresa al notizia, la madre si è rivolta alla segreteria, che le ha dato una risposta sconcertante: “Bisogna metterle insieme perché così si aiuta a recuperare anche la bambina più violenta”. Adesso la mamma di Francesca si appella al buon senso dei vertici scolastici: «Spostate queste bulle di sezione, lasciate studiare in pace la mia bambina che tra poco dovrà affrontare l’adolescenza, un periodo già di per se delicato. Ho sollecitato di nuovo la polizia, non possiamo rivivere questo incubo».

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