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Cronaca di Roma

Roma. ‘Dategli poca acqua, fanno troppa pipì’, violenze e maltrattamenti nella RSA: condannata la responsabile del personale

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anziani maltrattati nella casa di riposo a Casal Palocco

Torture, spintoni, schiaffi, insulti, violenze fisiche e verbali e addirittura lacci per legarli ai letti. E’ questo l’incubo che gli anziani ospiti di una RSA romana hanno dovuto vivere per anni. E’ accaduto in una casa di riposo di Roma, in zona Casal Palocco. La struttura sanitaria che avrebbe dovuto accudire e curare i nonnini, invece, ogni giorno li sottoponeva a umiliazioni, torture fisiche e psicologiche e maltrattamenti di ogni tipo. Gli anziani venivano sedati con farmaci non prescritti, e quindi pericolosi per la loro salute precaria, solamente per “annientarli” e “tenerli zitti e buoni”. Delle pratiche mostruose che il personale della RSA infliggeva agli ospiti giorno dopo giorno, fino a quando alcuni parenti si sono resi conto che qualcosa non andava e hanno deciso di sporgere denuncia.

La RSA degli orrori e le torture inflitte agli anziani

I racconti di quanto accaduto a partire dal 2016 sono davvero strazianti. Dopo la denuncia di un parente, infatti, i finanzieri del Comando di Ostia hanno deciso di avviare un’indagine e, grazie alle intercettazioni registrate sono venute a galla le crudeltà inflitte ai pazienti. Il personale della RSA si rivolgeva agli anziani senza rispetto con frasi del tipo: «Dategli poca acqua, fanno troppa pipì», o ancora «Domani ti faccio le punture che fanno male, muori come Gesù Cristo e ti faccio una croce». Sempre grazie alle intercettazioni le autorità erano riuscite a individuare gli autori dei soprusi. Si trattava della responsabile e coordinatrice del personale, Antonella B., di due operatori sanitari e di un inserviente. Mentre per quanto riguarda i pazienti vittime delle violenze, si tratterebbe di ben 6 anziani, proprio quelli più fragili: malati di Alzheimer o comunque non autosufficienti.

Colleghi troppo impauriti per parlare: la confessione solo dopo la denuncia

Secondo il racconto di altri impiegati nella struttura sanitaria, le torture avvenivano quotidianamente e andavano dagli insulti, agli schiaffi, agli strattonamenti e alle spinte, fino alla sedazione.
Se alcuni pazienti avevano difficoltà a mangiare, allora venivano subito etichettati come poco collaborativi. A quel punto il personale sanitario gli spingeva con forza il cibo in bocca, oppure gli prescriveva diete a base di soli liquidi che, in un caso in particolare, hanno causato ad una paziente una grave infezione urinaria. Se invece i pazienti si lamentavano e chiedevano aiuto, il personale gli rispondeva brutalmente di «non rompere», oppure li legava ai letti bloccandogli braccia e gambe con dei calzini.
Poi altri racconti choc.
Come quello di una paziente malata di Alzheimer, che sarebbe stata tirata per i capelli, trascinata in camera e schiaffeggiata fino a farla sanguinare. 
O ancora quello di un’anziana con gravi difficoltà respiratorie, per cui il personale sanitario ha rifiutato la richiesta di un intervento medico e, per farla stare “buona” gli avrebbe somministrato dei potenti sedativi. 

La condanna

Ieri mattina, a distanza di quasi 5 anni dai fatti, finalmente sono arrivate le condanne per i responsabili delle torture. O meglio per “la” responsabile. Già perchè tra i 6 indagati l’unica a ricevere una condanna è stata Antonella B., la responsabile del personale. Tutti gli altri indagati sono stati assolti. Mentre per la responsabile del personale è scattata una condanna a due anni e sei mesi di reclusione, con l’accusa di maltrattamenti ed esercizio abusivo della professione medica.

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