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Roma, lancia gattini morti contro operaio: la “guerra agli invalidi” di Ama

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Ama, lancio gattini morti e licenziamento

Ha aggredito un operaio di Ama, la municipalizzata che si occupa dei rifiuti della Capitale, lanciandogli dei gattini morti trovati nella spazzatura. Per l’accaduto l’ex manutentore dello stabilimento Ama di Rocca Cencia è stato condannato a 4 mesi di reclusione. L’episodio ha tuttavia traumatizzato la vittima che non è più riuscita a portare a termine il proprio lavoro e non si tratterebbe purtroppo di un caso isolato.

Aperto un procedimento che sta cercando di far luce sulle dinamiche interne alla municipalizzata e, come riporta il Messaggero, agli atti dell’indagini adesso ci sono alcuni audio in cui una capo area della municipalizzata racconta di “aver fatto la guerra ad un’altra persona invalida comminandole multe inventate”.

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L’accaduto e l’invalidità dell’uomo 

Tra un’indagine e l’altra, sono trascorsi 10 anni dall’accaduto. Un lasso di tempo in cui il dipendente ha trascorso le proprie giornate lavorative relegato in uno spogliatoio. Dopo l’aggressione, avvenuta nel 2012, l’uomo ha riportato un’invalidità permanente e certificata.

Incerto, invece, il suo futuro lavorativo: licenziato, poo reintegrato l’uomo chiede adesso, invano purtroppo, di poter lavorare in una situazione consona alla propria malattia psichiatrica. Tuttavia, nonostante la propria certificazione, sarebbe stato spostato in una sede lontano dalla sua abitazione ma non solo. 

Schernito anche dai colleghi 

Il dipendente è stato regalato negli spogliatoi sottoterra alimentando in questo modo l’astio dei colleghi nei suoi confronti che un giorno sono persino arrivati a imbrattare il proprio armadietto con delle mutande sporche di feci.

Una vera e propria odissea quella dell’uomo, della quale fa parte anche la caduta sulla propria testa di una sbarra di ferro dal soffitto dello stanzino dove stava aspettando una visita medica. Un rimpallo di responsabilità, anche in merito al suo futuro lavorativo, caratterizza quest’amara situazione che purtroppo non pare essere l’unica.

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