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Cronaca

Lavoro, record di dimissioni: oltre 1 milione e mezzo in soli 9 mesi

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cambiare lavoro

Lavoro in Italia, c’è o no? Di sicuro c’è chi si dimette volontariamente. E sono pure tanti. In Italia, infatti, si è raggiunto un nuovo record: oltre 1 milione e mezzo di dimissioni volontarie in soli 9 mesi. Il ministero del Lavoro ha elaborato questi dati prendendo in considerazione i primi nove mesi del 2022. La voglia e il bisogno sempre più forti di raggiungere condizioni economiche migliori, di trovare un lavoro che non solo sprema l’individuo ma lo faccia sentire importante e, inoltre, il voler condurre una vita decorosa porta, di conseguenza, ad un aumento dei licenziamenti. 

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Record dimissioni: perché?

In soli nove mesi hanno lasciato il lavoro oltre 1,66 milioni di cittadini italiani. La maggior parte di coloro che hanno annunciato le dimissioni è composta dai giovani caratterizzati da una voglia inimmaginabile di scalare la piramide sociale. Forse a far scattare questa molla nei giovani sarà stato il Covid, l’aver visto come tutto può finire in un secondo, l’aver provato cosa voglia dire non poter vivere la propria vita davvero o, semplicemente, l’esser cresciuti con genitori che vivevano per lavorare riportando a casa, una volta rientrati, solo il loro corpo dato che, la loro mente ed ogni loro forma di energia rimanevano sul posto di lavoro.

Il Politecnico di Milano ha studiato il tema delle dimissioni sostenendo che riguardano soprattutto i giovani tra i 18 e i 30 anni, situati in determinati settori (tecnologie della comunicazione, servizi e finance) e con elevate competenze nel digitale. Secondo l’analisi svolta dal Politecnico di Milano, i datori di lavoro non si troverebbero in una situazione priva di complicazioni poiché a preoccuparli notevolmente sono “le difficoltà in termini di capacità di motivare, coinvolgere e trattenere le persone già presenti al loro interno. Nell’ultimo anno il tasso di turnover è aumentato per il 73% delle aziende”. Tania Scacchetti, la segretaria confederale della Cgil, annuncia la sua preoccupazione per la ripresa dei licenziamenti che “potrebbe essere legata alla maggiore incertezza economica e alla crisi di alcuni settori chiave”.

Nel mentre, ad aumentare sono anche i licenziamenti che tra gennaio e settembre 2022 sono stati circa 557mila contro i 379 mila nei nove mesi del 2021, con un aumento del 47% rispetto a un periodo in cui era però in vigore il blocco. Nel terzo trimestre 2022, i licenziamenti hanno sfiorato la soglia dei 181mila, con una crescita del 10,6% (pari a +17 mila) rispetto al terzo trimestre del 2021.

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Benessere, gratificazione e lavoro

Le imprese in cui esiste un sano equilibrio tra benessere lavorativo e qualità del lavoro, sono una minoranza. “Non casualmente sono le stesse in cui la produttività è elevata: la più alta d’Europa” – afferma il segretario confederale della Cisl, Giulio Romani. Bisogna aggiungere, però, che la maggioranza delle imprese italiane è costituita per  circa il 95% da micro-imprese, al di sotto dei 10 dipendenti; queste sono, per fattore dimensionale, le imprese con la minore produttività del Paese: tra le più basse in Europa. Infatti, in quelle imprese, di conseguenza ci sono molte cose che non vanno: si fatica di più a sviluppare forme di welfare integrativo, non si pratica la contrattazione aziendale e non si costruiscono sistemi premianti trasparenti (luoghi dove si eroga poca formazione, si genera minore conciliazione vita-lavoro, si intravedono le minori prospettive di crescita economica e professionale).

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