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Ardea, via la sbarra dal Consorzio Tor San Lorenzo: il Comune vince il ricorso al Tar

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Via la sbarra dal Consorzio di Tor San Lorenzo. E libero accesso alle strade che portano fino alla spiaggia non solo a piedi o ai mezzi di soccorso, ma a tutti i tipi di veicoli, indistintamente. Perché il mare è di tutti e non si può bloccare l’accesso. A maggior ragione se le strade in realtà non sono private, ma pubbliche, come risulta dall’acquisizione gratuita al patrimonio comunale delle vie ricadenti dalla Deliberazione del Consiglio Comunale di Ardea n. 46 del 19 luglio2021 e dalla Determinazione Dirigenziale n. 1255 del 9 agosto 2021.

Incatenati alla sbarra

Già in passato il Comune di Ardea aveva provato a far togliere la sbarra, sempre senza esito. L’ultimo tentativo risale al 4 marzo scorso. Quel giorno, per evitare che venisse abbattuta a seguito dell’ordinanza comunale, ci fu chi si incatenò alla sbarra stessa, inscenando una protesta contro l’amministrazione pubblica.

E, dopo la protesta, fu la volta del ricorso al Tar. Anzi, dei ricorsi. Uno contro l’ordinanza di abbattimento della sbarra, altri contro le determinazioni dirigenziali che avevano determinato l’acquisizione a patrimonio comunale delle strade. Ma il Tar, in ogni caso, ha dato ragione al Comune di Ardea. Prima riguardo alle strade, riconoscendo la validità della convenzione stipulata il 18 maggio 1956 tra il Comune (che all’epoca era quello di Pomezia) e la società Immobiliare Mercantile. E adesso riguardo l’abbattimento della sbarra che impedisce l’accesso veicolare su via Enea.

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Giù la sbarra e via libera a tutti i cittadini

“L’accesso al demanio marittimo è un diritto che va garantito alla totalità della cittadinanza e (…) è necessario consentirlo anche ai mezzi meccanici”, si legge nella sentenza pubblicata il 1° giugno dai giudici del Tar del Lazio. I giudici spiegano che i motivi addetti dai ricorrenti non possono essere accettati. Si parla infatti del “periculum”, ovvero di un “incontrollabile aumento della viabilità veicolare”. Ma questo per i giudici “va ritenuto recessivo rispetto al prevalente interesse pubblico ad assicurare il transito pubblico e la fruizione dell’area, aprendo l’accesso alla Comunità Locale ed agli utenti anche per l’accesso alla spiaggia”.

Il ricorso presentato è quindi stato bocciato, con spese a carico dei ricorrenti.

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L’amministrazione: un successo per la città e i cittadini

“Questo è un grande successo per Ardea tutta”, afferma la consigliera comunale Antonella Passaretta, che sin dal primo momento ha seguito la vicenda. “Il Consorzio ha sempre fatto ricorso alle nostre determine e delibere, ma i giudici hanno riconosciuto le ragioni del Comune. Noi eravamo forti della convenzione stipulata nel 1956 tra il costruttore e il Comune di Pomezia, a cui apparteneva Ardea all’epoca. Il Comune finora non aveva mai fatto valere questo diritto, che prevede la facoltà di acquisire a titolo gratuito le strade all’interno del consorzio. Noi lo abbiamo fatto dopo più di 60 anni in cui nessuno ci ha provato. Era un diritto da far valere per i cittadini. Io ho portato in commissione la conversione e in consiglio si è votato per la conversione. Si è trattato di un atto per il bene della collettività e non per pochi”.

Sbarra via entro 30 giorni?

Ma la sbarra verrà tolta entro il 1 luglio? Da quanto si legge sul dispositivo, infatti i ricorrenti devono togliere la sbarra entro 30 giorni dal giorno in cui hanno perso il ricorso. E l’ordinanza del Tar porta la data del 1° giugno. Ma che la sbarra venga tolta non è detto. Il Consorzio, infatti, potrebbe ancora ricorrere al Consiglio di Stato, ultima spiaggia per cercare di mantenere il “feudo” almeno per questa estate. Significherebbe infatti prendere tempo e impedire ai turisti di passare con le auto fino a quanto i giudici del Consiglio di Stato non si esprimeranno sulla vicenda, anche se, in realtà, basterebbe un’ordinanza del Comune per far togliere già dal 1° luglio la sbarra, per poi eventualmente rimetterla in caso di sconfitta successiva.

“Spero che nel più breve tempo possibile – conclude Antonella Passaretta – vengano posti in essere tutti quegli atti per la rimozione della sbarra e che soprattutto venga diffidato il Comune almeno a tenerla aperta, visto che ormai il diritto dei cittadini a passare è sancito dai giudici. Il ricorso al Consiglio di Stato, infatti, non inficia l’ordinanza”.

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