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L’arresto di Giorgia Castriota per corruzione e i depistaggi: “Il cane mi ha mangiato il telefono”

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Giorgia Castriota

Finita in carcere pochi giorni fa, il Giudice del Tribunale di Latina, Giorgia Castriota, al fine di occultare le prove che avrebbero potuto incastrarla, è arrivata al punto di dire che il suo cane Riccardo le aveva “mangiato il telefono”. Finita al centro di un’indagine della Finanza, il magistrato avrebbe approfittato del proprio ruolo per nominare consulenti “amici” nell’ambito delle procedure di amministrazione giudiziaria dei beni sequestrati, facendosi ripagare con una serie di mazzette. Denaro che poi utilizzava per togliersi alcuni “sfizi” come ad esempio un Rolex da 6.300 euro, un viaggio a New York da 3.200 euro con il compagno, l’abbonamento in tribuna d’onore all’Olimpico dal valore di 4.300 euro o ancora, un “Dado” di Bulgari da 1.900 euro. 

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L’inchiesta per corruzione e le intercettazioni della Finanza

Nell’inchiesta che la vede protagonista, a finire in manette non solamente il Giudice del tribunale di Latina Giorgia Castriota ma anche due consulenti, Ferraro Silvano e Vitto Stefania, con pesanti accuse. Contestati, a vario titolo, i reati di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, corruzione in atti giudiziari ed induzione indebita a dare o promettere utilità. Ora, come riporta il Messaggero, le sue parole, mentre si trovava in auto con il compagno anche lui arrestato, in merito alla notizia di essere sotto inchiesta, intercettate nel corso di un’ambientale dei finanzieri, risultano chiare: “Se avessimo dato retta alla nostra paura più grande a quest’ora qua non ci trovavamo, questa era la paura più grande mia e di Paolo, quella che ci trovavamo tutti quanti indagati a Perugia per corruzione, quando c’è stato…hanno scoperto la storia del nano. Alla fine questo si è verificato”.

Le strategie 

A questo punto, stando alle indagini del gip umbro, la coppia mette in atto una serie di strategie per inquinare le prove che vanno dal distruggere i contenuti nel telefonino, al fare piazza pulita dei beni di lusso in loro possesso, fino al condizionamento di eventuali testimoni. Inoltre, due giorni prima, la donna tiene a precisare ad una conoscente che il suo cane: “Mi ha spaccato il telefono in mille pezzi. Non ho recuperato un dato, tranne quelli che avevo sulla scheda”. Ma non solo. Ecco le sue parole in uno sfogo con un collega avvenuto lo scorso 8 aprile: “Non ho niente da nascondere, venissero a casa mia non ci trovano manco un anello, trovano solo il Rolex che mi ha lasciato mio padre morto (…) e tu mi vieni ad accusare di corruzione”. 

 

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