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Esclusiva. Ostiamare, l’autorizzazione al Pubblico Spettacolo è falsa: appartiene a un evento di moda

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Roberto Di Paolo

“Lo ripeto ancora una volta: io ho acquistato una squadra che giocava a porte aperte. E non solo. Avevo la gestione della prima squadra già dal mese di giugno del 2021. E, appunto, non c’erano mai stati problemi in nessuna partita. Veniva anche la pubblica sicurezza. Questo fino al 28 gennaio, giorno in cui ho firmato il contratto di acquisto dell’Ostia Mare”.

La questione dello stadio Anco Marzio nasconde forse una verità ben peggiore di quella emersa finora. Da quanto noi de Il Corriere della Città siamo riusciti a ricostruire attraverso vari passaggi, venendo anche in possesso della copia del documento “incriminato”, e grazie anche alla conferma data dalle parole del Presidente Roberto Di Paolo, la chiusura delle porte non dipende di certo – o almeno non solo – dalla necessità di mettere in sicurezza le tribune con lavori di ristrutturazione.

Ma dal fatto che il documento che attesta il permesso al pubblico spettacolo sia falso. 

Leggi anche: Stadio Ostia Mare chiuso ai tifosi: “Andiamo sotto casa dell’Assessore”, pubblicato anche l’indirizzo. Onorato denuncia le minacce, botta e risposta sui social

L’autorizzazione al Pubblico Spettacolo

“Il 28 gennaio – spiega Di Paolo – alle ore 10:00 faccio il passaggio davanti al notaio. Sei ore dopo mi arriva una Pec dal Comune di Roma,  che mi informa che nell’impianto ci sono delle irregolarità, perché manca l’autorizzazione al pubblico spettacolo. Io rispondo che non è possibile, che i documenti ci sono tutti. Ma quando poi li andiamo a vedere scopriamo che l’autorizzazione al Pubblico Spettacolo non è regolare, ma falsa”.

Le hanno detto che è falsa?

“Su questo c’è anche un’indagine in corso, hanno chiamato le forze dell’ordine”.

Ci può spiegare meglio?

“L’autorizzazione al Pubblico Spettacolo non esiste. La squadra giocava a porte aperte, quando l’ho acquistata: l’autorizzazione, che va consegnata alla FIGC e che consente questo, automaticamente doveva esistere ed essere regolare. E invece no. Le carte dicono che quella documentazione è falsa, non sono io a dirlo”.

Come lo ha scoperto?

“Attraverso la Pec che ci aveva inviato, il Comune aveva fissato un sopralluogo, da svolgersi il 3 febbraio 2022, per verificare lo stato dei luoghi. Ho chiesto il differimento di 30 giorni, poiché eravamo appena entrati nella società e avevamo bisogno di raccogliere le documentazioni necessarie. Mi hanno risposto confermando il controllo e contestando il fatto che il vecchio concessionario non aveva comunicato il cambio della proprietà delle quote. Mentre avveniva il sopralluogo, i vigili ci hanno avvertito che non c’era l’autorizzazione del pubblico spettacolo e che quindi non avremmo potuto giocare a porte aperte. Sono quindi andato presso la Federazione, dove ho acquisito il documento che era stato depositato dalla precedente gestione all’atto dell’iscrizione al Campionato 2021-22, che non è valido. Infatti, uscito da lì, l’ho portato alla Questura di Ostia, che sta indagando sulla questione. E il Comune ha confermato che il documento è falso”.

Il documento “di dubbia provenienza” è un falso: ecco cosa abbiamo scoperto

Ma ecco cosa abbiamo scoperto noi due giorni dopo l’intervista. Siamo riusciti ad entrare in possesso del documento, che fa riferimento al verbale numero n. 180 del 8/07/2021. Pur essendo su carta intestata del Comune di Roma, non viene riportato nessun numero di protocollo. E, facendo una ricerca negli atti del Comune di Roma, scopriamo che l’autorizzazione al Pubblico Spettacolo rilasciata con numero 180 è in realtà stata concessa per un evento di moda ecosostenibile in programma a Piazza Augusto Imperatore, in pieno centro a Roma, il 16 settembre 2021. Quindi due mesi dopo la data riportata nel documento. E a nome di tutt’altra attività. Non risulta affatto essere intestata allo stadio lidense. Verbale commissione

 

Chi ha organizzato la “truffa” e perché?

“Io vorrei sapere – chiede il Presidente Di Paolo, da cui siamo tornati – chi ha “retto il gioco”. Questo documento è stato consegnato alla FIGC a inizio campionato. E mai nessuno ha fatto un controllo allo stadio, dove si è sempre giocato a porte aperte fino al mio arrivo come Presidente e proprietario. Poi, caso strano, cambia la gestione e arrivano i controlli. E saltano fuori le irregolarità. Io sono stato sicuramente ingenuo a non accorgermene prima. Ma non sono stato io a farle. Eventualmente, io sono solo una vittima. Sono la persona truffata. Perché non avrei mai comprato una società in queste condizioni, con la squadra che non può esibirsi davanti al suo pubblico. L’ho fatto per il grandissimo amore che nutro per questi colori. E mi sono impegnato con un cronoprogramma per i prossimi tre anni, per portare lo stadio a fasti mai conosciuti. Eppure il Comune, con il quale ci eravamo accordati, adesso vuole farmi pagare sbagli non miei. Io invece vorrei sapere chi non ha controllato prima e perché”.

“Non ne sapevo nulla”

Di Paolo vuole fare delle precisazioni. “Io non ho mai fatto un concorso in truffa. Non ne sapevo nulla, di questa cosa. Poi, attraverso un stampa fatto nei giorni scorsi da Onorato, vado a sapere che, nel 2020, aveva mandato a tutti gli organi di competenza una comunicazione nella quale già informava che lo stadio era sprovvisto di permesso per il Pubblico Spettacolo. Allora, se questo è vero, mi chiedo come sia possibile che, da allora, non ci siano stati controlli e sia stato possibile giocare a porte aperte fino al momento in cui è cambiata la gestione”.

Lei non ha mai pensato di dover richiedere questo permesso?

“No, perché fino al giorno prima di comprare avevamo fatto una partita in casa, con il Giuliano. C’erano quasi 1.000 spettatori e 50 poliziotti presenti: come avrei potuto pensare che mancasse l’autorizzazione, se non c’era nessun presupposto che me lo facesse neanche lontanamente sospettare? Invece, appena sono arrivato io, tutto ciò che prima era regolare è diventato improvvisamente abusivo. Ho chiesto quindi 3 anni di tempo per sistemare tutto, anche se non era colpa mia. Sul pubblico spettacolo chiedo una deroga per far entrare i tifosi, che con tutto questo non c’entrano nulla. Magari avrò sbagliato qualcosa anche io, in buona fede. Ma perché qualcuno mi ha fatto sbagliare: non ho fatto i dovuti controlli”.

Infatti le vengono contestati anche abusi e irregolarità nell’impianto. 

“Ripeto: io ho acquistato un impianto che credevo essere a norma, tant’è che giocava a porte aperte e non aveva mai ricevuto sanzioni. Il mio errore è stato non effettuare prima controlli più approfonditi. Ma vorrei capire come mai questi controlli non siano stati fatti, a tempo debito, da chi di dovere. Sono invece stati effettuati solo da quando è cambiata la gestione dello stadio”.

Struttura non pericolante

“Vorrei precisare”, conclude Di Paolo, “che la struttura non è affatto pericolante. Altrimenti non avrebbero fatto entrare 40 tifosi dell’Ostia e 40 degli ospiti, oltre a tutti i giornalisti. Qui c’è qualcosa che non va. E voglio che venga fatta chiarezza. Questo non è fomentare i tifosi. Io rispetto la legge, infatti non faccio entrare i tifosi fino a quando la situazione non verrà definita. Ma vorrei che venisse rispettata da tutti…”

Ma la domande domande adesso sono: chi ha prodotto il documento falso? Quali saranno le conseguenze? Sulla vicenda è stata aperta un’indagine, che vede al lavoro gli agenti del X Distretto. 

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