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Cronaca di Roma

Roma, peritonite scambiata per un mal di pancia: donna operata d’urgenza dopo 13 ore

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La dottoressa ai colleghi diceva di essere infortunata ma era agli arresti domiciliari. Accusata anche di spacciare droga in carcere.

Aveva dei forti dolori al ventre. Una volta visitata le assegnano un codice azzurro e da quel momento inizia la sua odissea: 13 ore di attesa su una barella, tra digiuno e spasmi. Poi la sera, intorno alle 22.32 la donna viene portata di corsa in sala operatoria. Siamo a Roma, presso l’ospedale San Filippo Neri. A raccontare quanto accaduto alla signora Rita, una donna di 65 anni, è il marito ancora incredulo. 

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Accusa forti dolori al ventre ma viene operata dopo 13 ore 

I fatti risalgono al 29 novembre scorso. La coppia era giunta in ospedale perché la donna aveva dei forti dolori al ventre. Visitata, le è stato assegnato un codice azzurro e da quel momento passano ben 13 ore, durante le quali le cose non sembrano affatto migliorare. Senonché, intorno alle 22.32 della sera, la donna viene portata d’urgenza in sala operatoria per rimuovere l’appendicite in peritonite. ‘Piangevo perché avevo paura potesse non farcela’ racconta il marito Renato a Repubblica che poi aggiunge: ‘È assurdo che nessuno se ne sia accorta prima. E se diventava troppo tardi?’. Fortunatamente la donna ‘adesso sta bene, è uscita dopo il ricovero’ ed ora la coppia è tornata a casa. Momenti terribili, infiniti quelli vissuti dal 73enne Renato che ricorda anche come i sanitari lo avessero schernito ‘tacciandolo’ di essere troppo apprensivo: ‘E pensare che mi prendevano pure in giro gli operatori sanitari perché ero troppo apprensivo, ma vi rendete conto? Mi dicevano che era soltanto un mal di pancia’. 

La rabbia del marito

Quando è giunta all’ospedale la signora Rita lamentava dolori addominali da due giorni. Dopo esser stata visitata, non vengono riscontrate nel suo quadro clinico criticità e così inizia la sua odissea, fino a quando le cose non iniziano a farsi serie e  viene operata d’urgenza per peritonismo addominale. La rabbia del marito Renato per quanto accaduto è forte: ‘Quando me l’hanno detto lì per lì ero andato in escandescenze’. ‘La sala dell’ultima tac era a due metri dalla sua barella, eppure non sono riusciti a visitarla prima nonostante fosse molto dolorante. Avrebbero dovuto capirlo prima che la situazione era grave, hanno sbagliato triage. Ero disperato, mi avevano detto che ci sarebbero stati dei rischi come la possibile asportazione di una parte del colon, mentre firmavo i fogli d’autorizzazione’. Fortunatamente l’operazione è andata bene e l’accaduto può dirsi solamente un brutto ricordo. 

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