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Cronaca di Roma

Roma, sguinzaglia il suo pitt bull contro una coppia gay: condannato

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Aveva aizzato il suo un pitt-bull contro quelle due ragazze ‘colpevoli’ di  essere una coppia gay. Questa cosa non andava proprio giù al loro vicino che era arrivato al punto di sguinzagliare il suo cane e minacciare le ragazze. Un’aggressione che gli è costata una denuncia e un processo per minacce e lesioni, aggravate dai futili motivi, nel quale il giudice si è pronunciato con sentenza di condanna a 9 mesi di reclusione.

La lite, gli insulti e l’aggressione 

I rapporti tra la coppia e l’uomo era tesi. Vivevano nella stessa palazzina in zona Tor Bella Monaca, ma non ‘scorreva buon sangue’, avevano avuto discussioni per questioni condominiali, in più c’era quella complicità e quelle effusioni tra le due ragazze che al condomino sembrava non andare giù. Finchè un giorno l’uomo ha iniziato ad insultarle, per poi aizzare il cane contro di loro. L’animale ha morso una delle due a una gamba e a una mano, mentre l’altra era scappata per chiedere aiuto. A tutto questo si sarebbero sommati anche una serie di insulti che avrebbe rivolto alle due ragazze, tra cui: “Lesbiche di m…”.

Il condomino si difende: è stato un incidente

Il giudice ha accolto parzialmente la posizione del pubblico ministero che aveva chiesto la condanna a un anno. Il difensore dell’indagato ha sostenuto che si è trattato di un incidente, che non c’era intenzione di fare male, per questo c’è l’intenzione di ricorrere in Appello. Ma la verità emersa dagli atti processuali sembrava un’altra. Sicuramente la coppia non andava d’accordo con il loro coinquilino, ma quel giorno l’uomo le aveva prima aggredite verbalmente lamentando gli schiamazzi della sera prima, e poi aveva iniziato a insultarle per poi sguinzagliare il cane che ha ferito una delle due a una gamba e a una mano rischiando di staccarle un dito.

Le minacce

Sono seguiti oltre agli insulti e all’aggressione, anche le minacce, negli atti della procura si legge che avrebbe detto: “Te manno qualcuno pe menatte, quando scenni cor cane so c… tua, te faccio la festa al cane”. Insomma minacce che facevano paura perchè rischiavano di mettere a rischio l’incolumità delle vittime dell’aggressione, nelle quali il pm aveva anche ravvisato un atteggiamento omofobo, non condiviso dal giudice.

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