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Inchieste e Approfondimenti

Eco-X e la polizza che non ha garantito: sull’assicurazione un doppio divieto ad operare, perché la Regione non controllò?

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Rifiuti dentro Eco-X oggi

Tra i tanti temi di cui ci siamo occupati in merito alla questione Eco-X merita un approfondimento il caso della polizza fideiussoria, tanto più oggi all’indomani della comunicazione delle indagini sull’ex Sindaco di Pomezia Fabio Fucci, in carica quando avvenne il disastro. Perché sul fronte dei controlli – che per Eco-X fecero acqua da tutte le parti – e delle autorizzazioni sono ancora tante le ombre su cui far luce. 

L’argomento della polizza fidejussoria, in realtà, venne alla luce quasi subito considerando che pochi giorni dopo l’incendio del 2017 già appariva su molti quotidiani nazionali ma che ora più che mai assume rilevanza dato che proprio da quei soldi potrebbe dipendere il destino dello stabilimento bruciato cinque anni fa. Stiamo parlano della City Insurance, la compagnia romena firmataria della polizza fideiussoria che avrebbe dovuto garantire per l’appunto – con un importo pari a 725,000 euro – i costi di un eventuale incidente e della successiva bonifica.

Di certo sappiamo che queste somme, nel 2020, non erano arrivate tanto che da un lato il Comune di Pomezia fu costretto ad intervenire in proprio per la messa in sicurezza, dall’altro sollecitò nuovamente la Regione di metterle a disposizione. Ad oggi però, dopo cinque anni, non è ancora chiaro se quei soldi siano stati recuperati o meno anche se, a giudicare dallo stato in cui versa lo stabilimento, la risposta non dovrebbe essere difficile da individuare. E in tal senso le notizie che arrivano dalla Romania non fanno ben sperare: pochi mesi fa infatti, a settembre 2021, è l’Autorità di Vigilanza romena ASF ha disposto la revoca dell’autorizzazione alla City Insurance e ha richiesto al Tribunale l’apertura della procedura fallimentare.

Leggi anche: Eco-X: tutta la verità (e gli ultimi aggiornamenti) sul disastro ambientale del 5 maggio 2017

Il caso della polizza a “garanzia” della EcoX

Che fine hanno fatto dunque quegli oltre 700mila euro? Se da un lato comunque la cifra non sarebbe sufficiente, dato che il costo stimato per la bonifica (completa) sarebbe di circa 5 milioni di euro (6 secondo il Sindaco di Pomezia Zuccalà), dall’altro è innegabile che darebbero comunque un impulso decisivo per sbloccare la vicenda.

Viceversa, qualora le somme non risultassero ancora escusse, subentrando così come appare ormai scontato il fallimento, tutto potrebbe essersi già complicato forse irrimediabilmente. Ma perché allora questa polizza, indispensabile per la concessione dell’autorizzazione e citata al momento della voltura alla Eco Servizi per l’Ambiente, l’ultima azienda che aveva preso in affitto dalla Eco-X il ramo d’azienda nel 2014, non venne attenzionata a prescindere nel giusto modo dagli organi preposti?

Una compagnia non affidabile

Ripercorriamo la vicenda. La City Insurance S.A. è una compagnia come detto con sede in Romania che ha esercitato in Italia “l’attività assicurativa in libera prestazione di servizi (senza sede stabile), principalmente nel ramo cauzioni”. Sin da subito però la sua attività finì nel mirino degli organi di vigilanza tanto che nel 2012 l’Istituto di Vigilanza sulle Assicurazioni Private (ISVAP), aveva fatto divieto alla City Insurance di stipulare nuovi contratti in Italia. Un divieto che verrà confermato peraltro nel 2014. Secondo quanto ricostruito dall’ISVAP City Insurance era apparsa in Italia (dal 2008) “raccogliendo affari quasi esclusivamente nel campo delle garanzie fideiussorie”, e, a partire dalla seconda metà del 2011, anche in quello delle “garanzie di responsabilità civile generale a favore di Enti pubblici territoriali e ASL che espongono la compagnia ad impegni economicamente rilevanti se rapportati alla misura del suo capitale”.

Secondo l’organo di vigilanza in poche parole c’erano forti rischi che la City Insurance non sarebbe stata in grado di far fronte, al momento dell’occorrenza, agli impegni assunti. Tante le anomalie riscontrate, a partire dalla divisione in una “governance sostanziale” operante in Italia, e una solo “formale” in Romania con quest’ultima che non era a conoscenza, secondo l’Istituto di Vigilanza, di conoscere e monitorare “la consistenza del portafoglio polizze, l’ammontare dei premi emessi, ecc”, solo per fare un esempio. Gli accertamenti svolti nel 2011 permisero inoltre di accertare “criticità operative tali far ritenere non sana e prudente la gestione aziendale della City Insurance, quanto meno in relazione agli affari assicurativi assunti in Italia, che espongono, come detto, la compagnia ad impegni economicamente rilevanti”. Per questo, alla fine, arrivò il doppio provvedimento di divieto ad operare nel nostro Paese.

Le date

Ed è questo il punto centrale della questione. Perché infatti non si tenne conto di queste criticità al momento della voltura dalla Eco-X alla Eco Servizi per l’ambiente? Le date parlano chiaro.

  • L’atto di divieto “a stipulare nuovi contratti nel territorio della Repubblica Italiana” da parte dell’Istituto di Vigilanza sulle Assicurazioni Private e di interesse Collettivo è del 2 luglio 2012;
  • Il 3 marzo 2014 l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni conferma tale divieto;
  • Il successivo 17 ottobre 2014 viene firmata la Determina di “voltura dell’autorizzazione dalla Eco-X alla Eco servizi per l’ambiente per l’affitto del ramo d’azienda” che menziona all’interno la polizza fideiussoria della City Insurance per 725,000 euro.

Perché allora la Regione, così come accaduto, tanto per fare un esempio, con la questione della mancanza della certificazione antincendio, non si accorse del problema considerando che nel frattempo erano stati emessi quei provvedimenti contro la City Insurance?

Il provvedimento in Romania contro la City Insurance

La storia ad ogni modo prosegue. Se dunque dal 2012 la compagnia non avrebbe più potuto più stipulare nuovi contratti in Italia, e tra l’altro il suo nome iniziò a comparire in altre vicende collegate ad inchieste giudiziarie, nel 2016, un anno prima del disastro Eco-X, qualcosa si mosse anche nel paese di origine. Il 20 aprile 2016 sempre l’IVASS, rese noto infatti che l’Autorità Romena aveva “vietato alla City Insurance la sottoscrizione di nuovi contratti nel ramo cauzioni”. Oltre a questo veniva chiesto alla società di presentare “un piano di risanamento finanziario” per ottemperare ai requisiti richiesti dalle direttive comunitarie “al fine di garantire che le società possiedano il capitale necessario per far fronte ai propri impegni”.

Chiesto il fallimento dell’Assicurazione

E arriviamo così alla storia recente. Lo scorso settembre, con comunicazioni ribadite sia ad ottobre che a novembre, l’Autorità di Vigilanza romena ASF ha disposto la revoca dell’autorizzazione alla City Insurance avviando al contempo le procedure con il Tribunale per avviare la procedura fallimentare. Al momento risultano avviate, con una pagina in italiano (per agevolare assicurati, danneggiati e beneficiari delle polizze, ndr) sul sito del Fondo di Garaniza romeno FGA, le pratiche relative alle richieste di pagamento con le principali informazioni e la modulistica da compilare. Adesso non ci resta che capire come tutto questo, e in che misura, influirà sulla questione Eco-X.

Il corriere della città maggio 2022

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