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Com’è morto il lottatore Mma Anthony “Rumble” Johnson: aveva 38 anni

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Anthony Johnson

Nella giornata di ieri, si è spento l’ex stella della UFC Anthony “Rumble” Johnson. Il lottatore, al momento del decesso, aveva 38 anni. L’ultimo incontro combattuto da Johnson risale al 2021, quando nella federazione della Bellator s’impose sul brasiliano José Augusto Azevedo, all’interno del torneo per consegnare il Bellator Light Heavyweight Championship (Titolo dei Pesi Medio Massimi). A portare via il lottatore, una grave malattia. 

La morte del lottatore MMA

Anthony “Rumble Johnson si è spento sotto i colpi di una rara malattia, che da almeno un anno l’aveva toccato al sistema immunitario. Il lottatore di Arti Marziali Miste non era estraneo a malattia che ne compromettessero la carriera, come quando in UFC si ritrovò ad affrontare un calo brusco di peso che impensierì la federazione di lotta più famosa del mondo. Secondo i familiari che gli sono stati vicino fino all’ultimo momento, Johnson si era seriamente aggravato soprattutto nelle ultime settimane. 

Al momento del decesso, il lottatore era sotto contratto con la federazione Bellator, che ha parlato della morte del ragazzo attraverso un comunicato stampa. Secondo le fonti interne alla federazione di combattimento, la malattia aveva toccato in modo aggressivo Anthony “Rumble” Johnson. Una patologia che nel giro di pochi mesi aveva toccato gravemente il sistema immunitario dell’atleta, comportando un conseguente collasso del fisico del lottatore.

I problemi di Johnson, sul piano della salute, iniziarono intorno all’anno 2010. Il lottatore provò, forse in maniera non adeguatamente controllata da nutrizionisti e medici di fiducia, a scendere di categoria perdendo peso. Una situazione che gli si rivoltò contro nell’anno 2012, quando il lottatore fu costretto a riprendere peso e porsi l’obiettivo di combattere nella categoria dell’UFC Light Heavyweight Championship, ovvero i Pesi Medio Massimi della federazione statunitense. Una situazione complessa anche sul piano atletico, con un Johnson che spesso dovette combattere con 11 libbre di handicap in confronto ai propri avversari. 

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