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Termovalorizzatore Roma, Andreassi (Vicesindaco Albano): «Conseguenza di anni disastrosi nella gestione dei rifiuti»

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Il professore Luca Andreass

Sul caso del termovalorizzatore di Roma, che secondo le indiscrezioni raccolte dovrebbe essere realizzato nella zona di Santa Palomba, abbiamo intervistato il Professore dell’Università Tor Vergata nonché Vicesindaco di Albano Luca Andreassi. 

Termovalorizzatore a Santa Palomba, l’intervista al Vicesindaco di Albano

Vicesindaco, partiamo dalla fine. Dopo Roncigliano Roma si dimostra ancora una volta incapace di gestire “in casa” i propri problemi e sceglie allora di relegarli alle periferie con buona pace dei Comuni dell’hinterland. In particolare poi la zona di Santa Palomba vive una sorta di paradosso perché sembra essere l’unica in grado di risolvere tutti i problemi di Roma Capitale, dall’emergenza abitativa alla questione dei rifiuti. Ecco, cosa rappresenterebbe per il territorio, e anche per Albano s’intende,  la realizzazione di un termovalorizzatore in quest’area?

«Di questo termovalorizzatore al momento sappiamo ben poco. Sappiamo che dovrebbe trattare oltre 600.000 tonnellate di rifiuto. Probabilmente, un rifiuto “tal quale”, pretrattato in qualche modo, come si deduce dalle dichiarazioni del Sindaco di Roma. Ed anche sulla ubicazione non esiste alcuna certezza. Ricomponendo parti di dichiarazioni del Sindaco Gualtieri, tuttavia, la zona di Santa Palomba sembrerebbe essere la candidata principale».

Il problema della gestione dei rifiuti a Roma e il caso termovalorizzatore

«La premessa non è per sottrarmi alla domanda, ma per impostare un ragionamento di carattere generale, naturalmente valido anche per l’impianto in questione. Perché mentre a Roma si decide di realizzare un termovalorizzatore, in Regione si sta discutendo la delibera sulla governance degli ambiti territoriali. Credo sia un errore considerare Roma e la Provincia un unicum, come invece previsto dalla delibera regionale. Ma, di più, credo sia un errore anche la non suddivisione dell’ambito Roma e dell’ambito Provincia in subambiti più piccoli ed omogenei. Semplicemente perché così grandi ed eterogenei, non sono ambiti “ottimali”. La Provincia di Roma non ha nulla a che vedere con Roma, il nord della Provincia ha esigenze molto diverse dal Sud, e la gestione dei rifiuti a Parioli non potrà essere la stessa che a Tor Bella Monaca. L’ipotesi di una ubicazione a Santa Palomba di un impianto così grande, ma anche della discarica a Magliano, è figlia di questa erronea impostazione».

Come scegliere un’area per realizzare un impianto

«Ritengo, infatti, siano tre i parametri fondamentali da valutare: il tipo di rifiuto da trattare, la quantità di rifiuti e l’orografia del territorio. E credo si possa copiare chi è più bravo di noi. Nel Nord Europa, sia se parliamo di termovalorizzatori sia di impianti per la valorizzazione delle frazioni provenienti dalla raccolta differenziata, parliamo di impianti di piccole dimensioni ubicati in diversi punti del territorio. E se parliamo di termovalorizzatori spesso sono a servizio del teleriscaldamento dell’area. Parliamo di 100.000 tonnellate massimo».

«Gli impianti dovrebbero essere compatibili col territorio e questo non penso sia il caso di Santa Palomba»

«Impianti integrati sul territorio, impianti non impattanti, impianti di cui si massimizza il beneficio per la popolazione, che sono graditi dalla popolazione perché capisce che trattano i loro rifiuti e grazie ad essi pagano di meno. Mi pare evidente che non sia il caso del termovalorizzatore di Roma, qualora l’ubicazione dovesse essere Santa Palomba. Ma in generale mi pare che questa stortura sia figlia della mancata suddivisione del territorio di Roma e Provincia in distretti davvero omogenei con una impiantistica a servizio funzionale, integrata e non impattante». 

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La stampa romana ha già parlato degli eventuali benefici economici dell’iniziativa e delle ripercussioni positive per la TARI; i cittadini, sempre romani, nei sondaggi iniziano a dirsi favorevoli pur di non vedere più i sacchetti per strada tanto più che l’inceneritore sarebbe ubicato a km e km di distanza dalla città. E’ il “delitto perfetto” dal punto di vista politico?

«Ritengo che il recupero della materia, ovvero la differenziazione del rifiuto ed il successivo recupero e riciclo dei materiali, sia preferibile per ragioni di natura economica, prima ancora che ambientale. Sono i principi della Termodinamica che ci dicono che conviene recuperare materia anziché energia bruciando quella materia. Premesso ciò, non possiamo non osservare il fatto che la situazione di Roma in materia gestione dei rifiuti negli ultimi decenni è stata disastrosa. Con una totale assenza di programmazione, obiettivi fumosi e mai raggiunti, assenza totale di dotazione impiantistica».

«Gualtieri ha scelto la strada più breve e meno giusta»

Quindi chi governa oggi Roma ha davanti a sé due strade. Una probabilmente più giusta ma anche molto più tortuosa. Quella cioè della differenziazione dei rifiuti con la realizzazione di decine di impianti, con tutto quello che comportano in termini di tempi ed autorizzazioni, per la valorizzazione delle varie frazioni separate. Una meno giusta ma più rapida, quella del recupero di energia. Un solo grande impianto che bruci il rifiuto tal quale o similare. Con un unico procedimento autorizzativo magari anche semplificato dai superpoteri che verranno attribuiti al Sindaco da commissario al Giubileo. Credo che il Sindaco Gualtieri abbia valutato di non avere il tempo a disposizione per percorrere il sentiero più giusto ma anche più tortuoso ed abbia fatto la scelta del termovalorizzatore».

«Termovalorizzatore Roma? Responsabilità più grandi della Raggi»

«E se sarà così lontano dal Centro di Roma in un certo senso sì, sarà il delitto perfetto, per usare la sua metafora. Ma la pistola fumante non è in mano ad uno solo, all’attuale Sindaco per intenderci. Perché le impronte più profonde sono di Virginia Raggi che ha portato Roma in queste condizioni distruggendo anche il (buon) lavoro di Daniele Fortini amministratore delegato di AMA ai tempi di Marino Sindaco. Virginia Raggi, per di più, responsabile dell’individuazione dell’area di Santa Palomba dove avrebbe costruito un impianto TMB, addirittura più impattante in termini ambientali».

Veniamo alla questione in sé. Possibile che nel 2022 l’unica soluzione trovata dalla politica per risolvere il problema dei rifiuti sia quella di…bruciarli? Non è anacronistico, e un controsenso, oltre che essere contraria alle indicazioni europee, considerando tutti gli sforzi fatti negli ultimi anni in direzione di riciclo e raccolta differenziata?

«È tutto vero. Ma l’Italia è pur sempre il Paese che impiega 14 anni per autorizzare un parco marino eolico, energia completamente verde, a Taranto di soli 30 MW. Immaginate aprire oggi una decina di procedure autorizzative per vari impianti per la differenziata in giro per Roma. Ciò che è davvero anacronistico è che nel 2022 la Capitale d’Italia non abbia ancora un piano di gestione dei rifiuti serio con una programmazione consequenziale. E che in una situazione così drammatica ci si sia permessi di gettare anni senza fare nulla se non cambiare assessore e management di AMA». 

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Dal punto di vista tecnico, da esperto sul tema, si è fatto un’idea di cosa potrebbe finire in questo impianto e quante tonnellate di spazzatura potrebbe arrivare a gestire?

«Bella questione. Non ce lo hanno detto. Tendo a pensare, anche per ragioni normative, che non sarà un impianto che brucia il tal quale senza pretrattamento. Immagino che sia previsto un pretrattamento all’interno del perimetro dell’termovalorizzatore. Una sorta di pretrattamento meccanico e biologico preliminare alla combustione. Ma davvero, da tecnico, ho difficoltà ad esprimere giudizi. Dal punto di vista della comunicazione la questione è stata approcciata in maniera squisitamente politica e, se mi consente, “emotiva”. L’aspetto tecnico mi pare assolutamente messo da parte nelle dichiarazioni».

Da profani sull’argomento ci pare di capire tuttavia che i vantaggi sarebbero esclusivamente (o quasi) quelli “pratici” (togliere cioè i rifiuti di mezzo) perché, per contro, il recupero energetico non sarebbe poi così significativo rispetto ad altre fonti energetiche, a fronte comunque di emissioni dannose per l’ambiente. E’ così?

«Certamente i principali vantaggi sarebbero di natura pratica. Il recupero energetico potrebbe essere accoppiato con quello del biogas proveniente dalla digestione della frazione organica separata dal rifiuto indifferenziato. Ottimizzando lo schema di recupero energetico. Ma bisognerebbe capire di che tecnologia si tratta, anche per l’aspetto emissioni inquinanti. Certamente possiamo dire che nella classifica di ciò che è maggiormente impattante sia la discarica che gli impianti di trattamento meccanico e biologico sono peggiori del termovalorizzatore». 

In un recente intervento lei ha sottolineato che, ad ogni modo, Gualtieri ha avuto comunque il “merito” di prendere una posizione dopo anni passati a procrastinare e a dire no a tutto. C’erano secondo lei delle alternative?

«Per chi governa scegliere è un merito, ma soprattutto una responsabilità. Dire sì a tutti è più semplice e nell’immediato fa avere più consensi, ma nella pratica si traduce in assenze di scelte per non dispiacere nessuno. Il coraggio di Gualtieri in tal senso è stato encomiabile. Ha detto una cosa chiara senza paura delle conseguenze politiche. L’errore più grande sarebbe ora non essere consequenziali. Un termovalorizzatore da 600.000 tonnellate non risolve tutti i problemi di Roma. Ora il Sindaco metta sul tavolo una programmazione per chiudere il ciclo dei rifiuti nella Capitale, indicando come e garantendo tempi certi».

Ma l’alternativa al termovalorizzatore c’era

«Le alternative. Ho sempre sognato che Roma costruisse un modello di gestione dei rifiuti che fosse innovativo, industriale e non centralizzato, praticando una differenziata come quella che si fa a Milano, puntando su un modello di raccolta domiciliare che responsabilizza i cittadini, con l’applicazione della tariffa puntuale che premi gli utenti virtuosi. Una città in cui si realizzassero tanti impianti integrati, come i digestori per esempio (non bastano i tre previsti dal piano AMA), che consentano di produrre dalla frazione organica compost e biometano, come gli impianti di recupero per le apparecchiature elettriche, le plastiche miste, il vetro, la carta, i pannolini. Una città in cui non si abbia un centro comunale di raccolta per municipio, ma ci sia una distribuzione capillare dove attivare anche riuso, creando lavoro e realizzando, davvero, quella di cui tutti parlano ma pochi realizzano, l’economia circolare».

«Insomma, l’alternativa era la differenziazione dei rifiuti in una logica di distretti da 500.000 abitanti, distretti omogenei orograficamente e socialmente. Lasciando ai termovalorizzatori solo il compito di recuperare energia da tutto ciò da cui non si poteva più recuperare materia. Era il progetto che trovò la Raggi quando si insediò. Era il progetto di Daniele Fortini, ex ad di AMA. Quella poteva essere una valida alternativa. Anche se, come detto, il tempo stringente credo abbia fortemente condizionato la scelta. Ma sul tavolo ci sono anche altre alternative percorribili a mio avviso. Sempre nella logica di “copiare” chi è più bravo di noi, in Giappone si sta spingendo molto sul processo di conversione alla cosiddetta tecnologia waste to chemical (letteralmente “da rifiuti prodotti chimici”). E anche in Italia ci sono aziende all’avanguardia in questo settore. Tecnologie cioè che permettono di non bruciare i rifiuti, azzerando la produzione di CO2, per ottenere metanolo, idrogeno, etanolo ed urea. Insomma quello che compriamo dalla Russia».

Immaginiamo comunque che un progetto simile richiederà tempi non certo brevi anche solo per le autorizzazioni. Cosa accadrà nel frattempo?

«Dal punto di vista autorizzativo mi sembra un bel ginepraio. Visto che dalle direttive europee in giù, fino ad arrivare al Piano Regionale dei rifiuti del Lazio, non è previsto il termovalorizzatore. Passando per la recentissima sentenza del TAR Lazio del 26 aprile scorso che accoglie il ricorso del Movimento Legge Rifiuti Zero sulla prevalenza degli inceneritori e intima al governo Draghi ed al ministro Cingolani di provvedere entro massimo nove mesi a completare la procedura di Valutazione Ambientale Strategica sul fabbisogno nazionale di impianti di riciclo – recupero – smaltimento, secondo la gerarchia prevista e le recenti direttive europee sull’economia circolare. Immagino che queste valutazioni siano state fatte dai tecnici del Sindaco e presumo che molti degli ostacoli si pensi di risolverli utilizzando i superpoteri che arriveranno al Sindaco Gualtieri per l’organizzazione del prossimo Giubileo».

Cosa accadrà nei prossimi mesi 

«Cosa avverrà nel frattempo? Un “frattempo” lungo peraltro, visto che per costruire un colosso da 600.000 tonnellate e da 700 milioni di euro serviranno circa 7/8 anni. Gualtieri punta a realizzarlo in 4 anni, sfruttando i poteri del commissario al Giubileo, modello Ponte Morandi per intenderci. Diciamo che probabilmente una azione che potrebbe essere intrapresa da subito è mettere in atto la separazione della frazione organica dal rifiuto complessivo mandandolo a recupero di materia ed energetica. Con una serie di benefici evidenti. Contribuire alla differenziata, in fondo esiste sempre una legge che prevede si raggiunga il 65%, valorizzare la frazione organica che rappresenta la parte più grande del rifiuto domestico prodotto attraverso la produzione di compost e biogas, migliorare la qualità del residuo che diventando “secco” sarebbe di maggior valore qualunque cosa se ne voglia fare, anche termovalorizzarlo».

 

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